La dolce Vita | 06 agosto 2021, 07:00

Diabete e tiroide, quali legami?

È consigliato eseguire un controllo della funzione tiroidea nei pazienti con diabete. Informazioni e consigli

La dottoressa Raffaella Radin

La dottoressa Raffaella Radin

La disfunzione tiroidea e il diabete sono due dei disturbi endocrini cronici più frequenti: diversi studi hanno documentato l'aumento della prevalenza di disturbi tiroidei nei pazienti con diabete e viceversa.

Circa il 13% dei diabetici presenta disturbi tiroidei (passando, in certi studi, dal 31% delle donne con diabete tipo 1 al 7% dei maschi con diabete tipo 2), soprattutto le tiroiditi autoimmuni sono le patologie autoimmuni più frequentemente associate a diabete (oltre a psoriasi, vitiligine, artrite reumatoide…) e le donne sono colpite il doppio degli uomini.

In particolare, i pazienti con diabete tipo 1 così come quelli affetti da LADA (Diabete Autoimmune Latente dell’Adulto) sono a maggior rischio di sviluppare sia ipotiroidismo autoimmune (tiroidite cronica di Hashimoto) che ipertiroidismo autoimmune (Malattia di Graves-Basedow) a causa dello stesso meccanismo fisiopatologico, l’autoimmunità, che caratterizza queste patologie (è possibile oggi dosare gli anticorpi antitiroidei presso qualsiasi laboratorio).

La tiroide è una piccola ghiandola endocrina posta nella regione anteriore del collo, deputata alla produzione di ormoni, chiamati T4 e T3. Quest’ultimo rappresenta l’ormone attivo, ed ha come compito principale quello di regolare il metabolismo energetico dell’organismo. Gli ormoni tiroidei, inoltre, concorrono alla regolazione di altre funzioni importanti del nostro organismo, influenzando anche il metabolismo glucidico.

Talvolta, però, la ghiandola tiroidea può funzionare in modo non corretto, rilasciando gli ormoni in eccesso (ipertiroidismo) o in difetto (ipotiroidismo) rispetto alle reali esigenze. L’ipertiroidismo (forme principali sono il morbo di Graves-Basedow ed il gozzo nodulare tossico) si caratterizza solitamente per un aumentato metabolismo, ed una serie di sintomi quali il calo ponderale, la frequenza cardiaca aumentata (palpitazioni o cuore in gola), l’aumento dell'appetito, ansia, nervosismo e irritabilità, tremori e sudorazione intensa, irregolarità mestruali, intolleranza al caldo, disturbi intestinali, facile stancabilità e debolezza muscolare.

Nell’ipotiroidismo (tiroidite autoimmune di Hashimoto, ipotiroidismo post chirurgico o post radioiodio sono le forme più frequenti), invece, spesso prevalgono l’astenia, i crampi muscolari, l’incremento ponderale e la stipsi. Nei casi conclamati la secchezza ed il pallore cutaneo, il gonfiore al volto ed alle palpebre e la voce rauca.

La tiroide può poi essere interessata da altri fenomeni patologici quali la formazione di noduli singoli o multipli, che vanno indagati con ecografie e/o agoaspirati per l’esame citologico (indirizzati dall’endocrinologo perché talvolta di natura maligna).
Inoltre, la presenza di un disturbo tiroideo autoimmune e diabete mellito tipo 1 può configurare una sindrome polighiandolare autoimmune che richiede una consulenza endocrinologica per escludere patologie a carico di surrene, paratiroidi o ipofisi.

Anche nel diabete tipo 2 la disfunzione tiroidea è frequente, verosimilmente a causa dell’età più avanzata dei pazienti. La disfunzione più spesso riscontrata è rappresentata dall’ipotiroidismo ma anche l’incidenza di ipertiroidismo, spesso in forma lieve (cosiddetta subclinica), è più alta rispetto alla popolazione generale così come la prevalenza di gozzo multinodulare.

Sia l'ipertiroidismo che l'ipotiroidismo possono compromettere il controllo metabolico nei pazienti con diabete. L’ipertiroidismo è associato all’aumento dell’insulino-resistenza e questo può comportare un peggioramento del compenso fino alla chetoacidosi nei casi gravi (spesso per mancata o tardiva diagnosi dell’ipertiroidismo).

L’ipotiroidismo è caratterizzato da alterato assorbimento del glucosio dal tratto gastrointestinale, ritardata assimilazione periferica del glucosio, ridotta o normale produzione di glucosio epatico e muscolare, ridotta eliminazione renale dell'insulina per cui sono più frequenti gli episodi ipoglicemici soprattutto nei pazienti insulino-trattati. Di conseguenza, le dosi di insulina dovrebbero essere modulate con la correzione dell'ipotiroidismo.

In conclusione è consigliato eseguire un controllo della funzione tiroidea nei pazienti con diabete ed in particolare in quelli affetti da diabete tipo 1 al momento della diagnosi, con uno screening sierologico che comprenda anche il dosaggio dei principali anticorpi diretti contro la tiroide. In presenza dei sintomi sopra elencati inoltre i diabetici (ma non solo loro) dovrebbero eseguire il dosaggio del TSH (l’ormone ipofisario che stimola la funzione tiroidea) e/o di fT3 ed fT4 (rivolgendosi ai propri medici curanti).

Raffaella Radin

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