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Busto Arsizio | 18 agosto 2021, 07:00

Le donne del territorio per le donne di Kabul

Dai social ai comunicati scatta la determinazione a stare accanto alle afghane: tra cittadine impegnate nella politica, nella cultura e non solo

Le donne del territorio per le donne di Kabul

Le donne di Kabul non vanno lasciate sole: c'è chi si affida ai social, chi prende posizione in altri modi, ma tante sono le donne del nostro territorio che reagiscono a quanto sta accadendo in Afghanistan. Perché c'è una sola cosa che può peggiorare la situazione, ovvero il silenzio.

A Busto Arsizio, la vicesindaco Manuela Maffioli dedica un'attenzione costante a quanto sta avvenendo. «Le #donne di #Kabul siamo noi - scrive l'esponente leghista sul proprio profilo martedì, postando l'opera di Shamsia Hassani, docente di scultura all'università di Kabul e prima street artist afghana - Un post al giorno». Ma già il giorno prima aveva rivolto il pensiero alle bambini oltre i 12 anni, alle nubili, alle lavoratrici, alle studentesse quindi con l'arma dell'istruzione così pericolosa la cultura retrograda di troppi dominatori.  

«Attraverso la cultura hanno avuto una chance per affrancarsi da un destino che sembrava remoto. Che invece è diventato presente. E oggi niente è più come ieri».

A Gallarate, ha scritto Margherita Silvestrini, consigliere e candidata sindaco del centrosinistra: «Seguiamo con apprensione i fatti dell’Afghanistan, con particolare struggimento il destino delle ragazze e delle donne afghane, soprattutto quelle istruite. È una situazione complessa che ha radici profonde e pluridecennali, sarebbe stupido provare ad attribuire responsabilità a questa o quella presidenza, non voglio neppure provarci a giocare al politologo internazionale. Quello che però mi sento di dire è che il nostro paese e l’Unione Europea non lascino soli i profughi afghani, accolgano coloro che vogliono lasciare il paese con particolare riguardo a quanti in questi anni hanno collaborato con le forze occidentali. Se la grande politica ha fallito, almeno si recuperi in umanità».

Tra le esponenti politiche del territorio, l'assessore lonatese Melissa Derisi cita ad esempio il racconto drammatico di Zarifa Ghafari, la prima sindaca dell'Afghanistan: «"Sono seduta qui ad aspettare che arrivino. Non c'è nessuno che aiuti me o la mia famiglia; verranno per le persone come me e mi uccideranno"...».

Anche nel mondo della cultura e dell'imprenditoria non mancano gli interventi. Francesca Boragno, storica libraia, si impegna via social a sensibilizzare sul tema. Posta anche un intervento della scrittrice Federica Brunini Serralunga: «Un’estate divisa in due, tra voglia di risate e voglia di piangere. Tra una vita che tenta di riprendersi dopo il virus, e vite che non si riprenderanno mai. A Kabul. Dove l’Occidente ha giocato ai cowboys o ai boy-scouts. E adesso è il Far East che ridisegnerà la mappa del mondo, la mappa della mia sconfitta, delle sconfitte di tutti».

Non solo donne, naturalmente. Tra gli amministratori del territorio, posta il suo messaggio il sindaco di Castano Giuseppe Pignatiello: «Il ritorno dei talebani in Afghanistan apre troppi interrogativi sulle donne, e non solo». Più globale l'intervento dell'onorevole di Italia Viva Maria Chiara Gadda: «Non ci sono parole di fronte a questo dramma umanitario, vent’anni dopo sono di nuovo le popolazioni inermi, le donne, i bambini, i giovani che semplicemente volevano una vita normale, a pagare il conto della storia».

E poi tanti, tantissimi gli interventi di altre donne, che non vogliono (far) dimenticare i dolori di un popolo a partire dai più fragili.

Ma. Lu.

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