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Ciclismo | 03 settembre 2021, 07:02

Sportivamente, Beppe Saronni: «Moser e io, grande rivalità (ma anche grande rispetto). E ci ha fatto crescere»

Il campione nel cortile del palazzo municipale di Busto Arsizio ha evocato il suo rapporto con Francesco, la passione dei tifosi di allora e ha lanciato un messaggio perché il ciclismo premi i giovani. Ma anche il legame con la Tre Valli Varesine. Oldani: «Ne ha vinte quattro, il sapore dello sport e della collaborazione questa sera»

Sportivamente, Beppe Saronni: «Moser e io, grande rivalità (ma anche grande rispetto). E ci ha fatto crescere»

Un duello infinito, quello tra Moser e Saronni, un duello riecheggiato anche a Sportivamente. Il Festival dei libri sportivi, organizzato dall’Associazione culturale Territori con il gruppo editoriale Morenews, è partito proprio da Beppe Saronni e dal suo libro: una serata, quelle che si è svolta giovedì 2 settembre firmata con il supporto del Comune di Busto Arsizio, con l’assessorato allo Sport e del Comitato del Centenario delle Tre Valli.  

Il dialogo tra il campione e la giornalista Marilena Lualdi ha messo in luce quella competizione narrata e al contempo realissima, ma anche un periodo storico di grandi contraddizioni, in cui lo sport si nutriva di simili storie e la gente si appassionava.

«La rivalità con Moser c’è stata e ha portato bene a me, mi ha fatto crescere - ha detto Beppe Saronni - Anche a lui secondo me, perché altrimenti non avrebbe avuto rivali. Ai Mondiali se arrivavamo secondi era una sconfitta, perché eravamo di gran lunga i più forti. Ma non è facile tenere insieme un gruppo come quello. C’erano tante battaglie. Oggi si parla di fair play, ma secondo me non è vero che c’è. Tra noi c’era rispetto. Ma grande rivalità».

Fucilati e ruoli

Nel cortile del palazzo municipale Saronni ha risposto ad esempio sulla "fucilata" di Goodwood: «Una lunga storia. Anche di delusione. Perché avrei potuto far bene e vincere anche un paio di Mondiali, al Nurburgring e a Praga. Ebbi una discussione con Alfredo, perché a Praga dovevano lavorare per me. Non furono rispettati i ruoli, Baronchelli tirò la volata a Moser. Arriviamo così in Inghilterra e il buon Alfredo lavorò da lontano, dicendo a tutti che certe situazioni non dovevano ripetersi. A Praga grandi polemiche. Ma in Inghilterra andò tutto liscio, io ero un capitano molto rispettato, tutti hanno fatto quello che dovevano fare. Dissi: se mi portate a un km / 2 km, poi ci penso io».  E precisa: «Non ci fu neanche un minuto in cui non fossi convinti di vincere. La fucilata è venuta fuori bene, anche per le telecamere. Fu tutto perfetto».

Ricordi incalzanti, sollecitati anche dal pubblico.  Dal rione di Borsano c’era sempre qualcuno che mandava i fiori a ogni vittoria. Livio Pinciroli svela: «Quando ero giovane, studente, c’era un grande tifoso di Borsano di Saronni che andava da mio cugino, fiorista, per mandarglieli. Mio cugino sapeva che conoscevo Parabiago e quindi mi mandava lì, con una mancia… e poi prendevo la mancia anche dai genitori di Saronni!». Subito Saronni risponde che si ricorda bene di Giorgio: «Mi seguiva anche in macchina negli allenamenti… Confesso che a volte entravo nelle cittadine, nei paesi, e cercavo di seminarlo. Mi seguiva ovunque, gli chiedevo: "Ma non hai altro da fare?". Mi dispiaceva che perdesse tutta la giornata dietro a me. Ma è una persona incredibile».

Tempo anche di altri tifosi: « Erano appassionati veri. Oggi seguire il ciclismo è bello, stai seduto in poltrona, vedi le riprese come se fossi un corridore in gruppo. Una volta gli appassionati prendevano famiglie e amici e dovevano fare tanti chilometri per vedere le corse, per vedere i propri corridori. Appassionati veri che facevano qualcosa di importante per te e per il ciclismo. Oggi bello perché vedi tutto: ma più facile».

Aneddoti e certezze

Non sono mancati aneddoti, come il giallo del Guttalax. «Non era uno scherzo, no - conferma - Diciamo che la cosa si è chiusa lì perché il titolare della Deltongo non fece denuncia. Ma c’è stato anche questo... Qualcuno che nel mio secondo Giro d’Italia nelle ultime tappe ha cercato di organizzare un qualcosa per non mettermi in condizione di vincere. Mi ricordo che in albergo già la sera prima vidi delle persone… Un tavolo con 4 persone. Non mi sono posto il problema. Ma la mattina li ho rivisti mentre andavo a scaldarmi. E li ho rivisti alla partenza: vengono lì, mi salutano, mi fanno i complimenti. Pensavo fossero dei tifosi. Invece erano carabinieri in borghese».

E tornando in pista, se Mondiali è parola dolce, anche più magica è Sanremo. «Dopo tre secondi posti, e con la maglia di Campione del Mondo, quel giorno ho detto: basta, non voglio più arrivare in volata e farmi battere da qualcuno in volata. Ho vinto Lombardia, Giro, Mondiale… Non voglio rischiare nulla: o la va o la spacca. Voglio partire sul poggio e provare ad arrivare da solo. Alla sera ci siamo trovati nella mia camera con i compagni di squadra e ho fatto preparare bottiglie di spumante con pasticcini. Tutti si sono chiesti: perché? e il compleanno di qualcuno? No, perché domani vinciamo».

Guai. Arrivò il direttore sportivo e grido che portava male. Pronta replica di Saronni: «Gli ho detto: massi, alla peggio abbiamo brindato e mangiato dei pasticcini. Ma me lo sentivo che sarebbe andata bene. C’era una squadra incredibile, compagni anzi amici, che davano tutto per te. In quei momenti andava tutto per il meglio».

A proposito di spumante... il vino di Moser? Al quale, tra l'altro, Saronni ha fatto gl auguri per i 70 anni: «L’ho detto tante volte: mi costa dirlo e… anche comprarlo, perché lo ordino. Dovrei chiedere qualche sconto. Ma Moser fa un buon vino! Vi racconto che però nelle mie scatole di vino mi manda sempre delle bottiglie di spumante… Credo siano omaggio. Sì, lo sono: stranamente. Ma attenzione: vino spumante 51-151, il record del mondo. Sa che lo odio. Lo fa apposta!». Perché tanta avversione, è presto detto: «Preferisco ricordare Moser come avversario nei grandi giri. Il periodo del record dell’ora non è stato un bel periodo per il mondo del ciclismo viste tutte le “metodologie” che hanno portato ad anni difficili. Preferisco il primo Moser. E glielo dico sempre.  I tempi sono cambiati. Noi eravamo a contatto con gli appassionati. Eravamo spalla a spalla con loro. Oggi è cambiato tutto, i ragazzi stanno nei bus, noi non sapevamo neanche cosa fossero. È cambiato tanto, non c’è più lo stesso contatto con i tifosi che c’era allora. Forse per questo siamo così ricordati, con gioia, con passione».

Diverso è quando puoi toccare il corridore che segui, lo sportivo del tuo cuore. Oggi tanta tecnologia, allora gambe e testa.

Più tecnologia e meno gusto

«Si facevano tante cose per esperienza, anche tramandata. Mi allenavo con il grande Miro Panizza, che mi chiamava balin, perché ero giovane, 19 anni, e lui 40 - racconta ancora Saronni - Mi ha insegnato tante cose, ma al tempo non c’era tutta questa tecnica di oggi. La condizione si trovava correndo. Era tutto più istintivo. Più naturale. Credo sia quello che oggi manca. Ovviamente con la tecnologia non si torna indietro, si va avanti. Ma se la tecnologia toglie inventiva, si perde gusto».

Il duello ruba la scena, ma quanti corridori importanti allora.  «Una marea - riconosce Saronnni -  a livello italiano e mondiale. Battaglini, Gavazzi, Contini… Un po’ dimenticati ed è un peccato».

Torniamo ai compleanni... Per i suoi 70 anni lo invita Moser? «Non lo so, ci devo pensare - precisa - Mentre un po’ di anni fa ci trovavamo, in qualche dibattito, in qualche festa, e io ero sempre piccante… Lui se la prendeva, rispondeva, ribatteva. Oggi arrivato a 70 anni non è più così combattivo. Un po’ mi dispiace. Perché sia da corridore, che dopo, nell’attaccare io mi diverto e a lui dava fastidio. Ma io mi sono sempre divertito e il fatto che lui non se la prenda… mi dispiace! Il libro parla anche dei giornali, delle televisioni. Che si spaccavano…Io sono arrivato dopo, giovane e ribelle, che ha rotto le uova nel paniere a tanti. Li ho un po’ disorientati. Diciamo che lui ha sempre avuto gran parte degli addetti ai lavori dalla sua parte».

Anche l'autore del libro, Beppe Conti, viene definito moseriano da Saronni: 1Erano però tempi belli, cose da raccontare e giornalisti che sapevano raccontare. Bruno Raschi, per esempio: leggere i suoi pezzi sono pagine di un libro. Oggi con le esigenze diverse, non c’è più tempo, non c’è più spazio, e forse non c’è più chi è capace, anche il giornalismo è cambiato. Quando ho vinto il Mondiale in Inghilterra mentre mi preparavo abbiamo visto in tv la vittoria nei Mondiali di calcio. Noi non siamo stati da meno, ci siamo fatti valere».

Dentro i ricordi

Altra domanda: un ragazzino che incontra e le dice «Mi hanno raccontato le vostre imprese, mi piace il ciclismo», lo incoraggerebbe?

«Domanda difficile - soppesa Saronni - Fare ciclismo è diventato difficilissimo. Quale famiglia che vede un figlio che va ad allenarsi sulle strade di oggi ed è a casa sereno? Ciclismo è diventato difficile per i rischi. È sport di grande fatica, anche se la tecnologia è migliorata. Ma sacrifici e sofferenza ci sono sempre. Una volta mi dicevano: ciclismo sport dei poveri. Oggi no, è élite. Anche solo per portare i ragazzi a correre, ad allenarsi. È diventato sport difficile.  I pochi ragazzi che ci sono e che sono talenti dobbiamo  farli crescere, aiutarli. Capisco le famiglie che preferiscono altri sport». Il suo tono si fa appassionato: «Lo sport è salute e per i nostri politici dovrebbe essere argomento importante. Invece che vedere i ragazzi con questi giochi elettronici. Crescere sano comporta grande risparmio per domani. Invece purtroppo vedo pochissime iniziative, pochissime cose che vanno in questa direzione. Un peccato».

Altro fan bustocco, Raffaele Aiani di Bustolibri gli porge una foto al Castello Sforzesco, con lui: «Mi fanno un po’ paura queste foto… Perché guarda quanto tempo è passato! Comunque vedo una foto Schick e mi ricordo che l’anno dopo ho vinto il Giro poi con la famiglia sono andato al mare tre giorni per rilassarmi. La mattina mi alleno, il pomeriggio a un certo punto mi metto in costume e passo davanti allo specchio e sulla pelle… avevo il marchio! A furia di prendere il sole con le maglie di una volta, di lana. Mi sono messo una maglietta per la vergogna».

Domande flash, chi era il più generoso? Simpatico? «Io, sicuramente - afferma - Il più tenace lui. Carattere incredibile: non mollava mai. Io facevo risultati quando ero in giornata. Lui anche quando non era in giornata, teneva duro: glielo riconosco. Lui non era generoso perché era costretto a fare selezione per eliminare i corridori veloci come me. Ma non era generosità, era necessità». 

La Tre Valli

La Tre Valli è un'altra storia, appassionante: «Quante Tre Valli ha vinto Francesco? Una? Perfetto, allora 4 a 1». Le curiosità del pubblico continuano e Saronni ricorda Busto, perché prese una maglia rosa. Gli domanda l'assessore allo Sport Laura Rogora: «Se Dagnoni ti chiedesse di diventare ct cosa risponderesti?».

La risposta: «Ne abbiamo parlato in modo amichevole. Ho avuto questa occasione tanti anni fa, su suggerimento di Alfredo Martini, ma ho dovuto rifiutare perché al tempo seguivo la Lampre. Lo sponsor mi disse “capisco che è bell’orgoglio, ma se tu lasci io tolgo la sponsorizzazione…”. La cosa più importante quindi per me era andare avanti per tutte le persone che ne facevano parte. Oggi credo ci siano giovani più bravi e capaci di me, ma soprattutto che hanno più entusiasmo di me. Devo dire però che il mondo del ciclismo oggi prima di tutto deve guardarsi dentro e trovare idee, progetti, strategie: hai voglia a fare il ct senza potenziale atletico e tecnico. Ci sono tanti ragazzi preparati, ma il problema è far crescere i giovani facendoli diventare buoni corridori. Altrimenti continueremo a non essere protagonisti ai campionati del mondo. 

Un aneddoto sulla Tre Valli? «Come ho perso la quinta. Con cui avrei distanziato il mio amico Gianni Motta. Era la Tre Valli con finale ad Angera,..Vedrete nel prossimo libro, in cui parleranno tutti gli altri, quante storie ancora ci sono da raccontare».

Città europea dello sport

Poi, Saronni è stato preso d'assalto dai fans che hanno chiesto l'autografo sul libro (presente Bustolibri) e il selfie di rito. Momenti vibranti e soddisfazione degli organizzatori. Così Sportivamente  è un'opportunità di incontro con il campioni e i valori dello sport. L'ha rimarcato l'editore Enrico Anghilante aprendo i discorsi delle autorità Il sindaco Emanuele Antonelli: «Bello essere insieme e farlo oggi che Busto Arsizio è città europea dello sport (LEGGI QUI). Una delle cose che ci hanno fatto vincere, oltre agli impianti, anche la vicinanza con la Tre Valli che partirà da qui per il suo Centenario: grazie al presidente Oldani. Grazie a Saronni, insieme a Moser ci ha fatto innamorare del ciclismo».

L'assessore Rogora: «L'affluenza di stasera significa volontari che ci aiutano... Portiamo il nome di Busto in Europa. Consentitemi un po’ di emozione perché sono anche appassionata di ciclismo. Con campioni con Saronni l’emozione sale. Talento, passione e lavoro: questo è Saronni». Ha rammentato Renzo Oldani, presidente della Binda, intervenuto accanto a Vittorio Ballerio: «Con Saronni correvamo insieme, aveva due anni meno di me ma non capivo come faceva ad andare così tanto più forte. Scherzi a parte, è un amico. Ringrazio InformazioneOnline e VareseNoi e ovviamente il Comune di Busto. Partiremo da qui per la grande passione dimostrata, per la voglia di collaborare».

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Redazione

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