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Politica | 22 settembre 2021, 15:30

«Noi donne di Fratelli d'Italia vogliamo una Busto più sicura e accessibile»

Viaggio tra le candidate Fdi al consiglio comunale: «La strada è aperta, vogliamo dare continuità al lavoro di Antonelli. Scendiamo in campo per dare voce. Siamo l'unico partito con una leader donna»

Le candidate Fdi intervistate nella sede

Le candidate Fdi intervistate nella sede

«La strada è aperta, qualcosa si è mosso. Ora noi ci candidiamo per avere una Busto ancora più sicura e accessibile. Per dare voce, oltre che per ascoltare». A confronto con le candidate al consiglio di Fratelli d’Italia emergono storie, esperienze, aspirazioni anche differenti. La linea comune, però, è questo desiderio.

Sono scese in campo, con lo sguardo rivolto soprattutto agli altri, com’è spesso nella natura femminile: per i figli in primis, ma per i fragili, per coloro che appunto trovano difficoltà ad avere voce più in generale. Nella sede di via Daniele Crespi il loro sguardo va alla parete, dove c’è un poster di Giorgia Meloni: «Del resto  - dicono fiere – noi siamo l’unico partito ad avere una leader nazionale donna». Annabella Ruzza, Claudia Cozzi, Francesca Schettino, Selene Paganini, Loredana Mongi, Emanuela Gallazzi e Daniela Cerana – tra le donne candidate appunto al consiglio per Fdi – ci raccontano ciò che le ha spinte, spesso per la prima volta, a mettersi in gioco.

«Ci provo, voglio vedere cosa riesco a fare per la città – dice Emanuela – Sì, mi piacerebbe riuscire a fare qualcosa in più per le donne. E per i disabili. Poi ho nel cuore la Protezione civile, fanno tanto, hanno bisogno di una nuova sede». Loredana, quando è arrivata a Busto dalla Sicilia, ha trovato «tutto perfetto», tanti problemi vissuti nella sua terra a partire dal lavoro non c’erano: «Poi arrivano i figli, vivi le loro problematiche. Vorresti aiutarli, ad esempio a fare sport.  E poi  mi piacerebbe uno sportello per le donne». Giovane mamma è Selene, difatti anche lei è scesa in campo per i suoi bambini «proprio come Loredana  - spiega e aggiunge sorridendo - e perché sono una convinta sostenitrice delle capacità delle donne: hanno tanto da dire e da dare. Io vorrei una Busto migliore».

Rivendica con orgoglio Daniela: «Qui da noi le donne non sono state certo riempilista. Non c’è stato bisogno di convincerle. Lavorano da più di un anno a mezzo insieme». Corsi di formazione politica che per via della pandemia sono stati online, fino all’opportunità di potersi trovare in sede, colta con gioia da tutte. Sottolinea Francesca: «Sì, sono quasi due anni che lavoriamo, siamo partite su tema come la violenza sule donne, i minori, i disabili. Abbiamo fatto anche un lavoro in collaborazione con Eva onlus, ci siamo mosse su altri fronti  come quello delle donne afghane che però riprenderemo dopo le elezioni per evitare strumentalizzazioni. C’è poi collaborazione tra circoli».

È Claudia per prima a rimarcare la differenza tra ascoltare e dare voce, un passo ulteriore che denota la concretezza delle donne: «Sì, dare voce alle persone che non hanno potuto dire la loro. Il sindaco Antonelli ha lavorato benissimo in questi cinque anni e mi sono sentita subito di abbracciare Fdi per cercare di dare continuità. Pensiamo a Busto tra 10, 20 anni, cosa sarà per i nostri figli. Bisogna metterci la faccia, muoversi in prima persona». Così Annabella che porta anche l’esperienza di commerciante: «È importante offrire sostegno al commercio, far sì che i negozianti possano avere più soddisfazioni economiche. E anche attirare più persone da fuori,  rendere la città ancora più viva».

Più viva, sicura, inclusiva, oltre che più verde. Sono termini che si rincorrono nei discorsi delle donne, quelli fatti con le parole e con gli occhi. Una città dove la tecnologia corra e migliori l’esistenza a tutti, ma anche il poter trovare un dialogo, un confronto con le istituzioni nei rioni sia possibile. Per chi non sa ancora usare gli strumenti moderni, per chi ha bisogno semplicemente di un volto, di una presenza fisica che a volte cambia tutto, spiegano.

Ai gazebo le candidate cercano di confrontarsi – anche – con le bustocche, dicono che diverse riconoscono questa peculiarità di una donna alla guida del partito, una figura che vive le problematiche delle famiglie, della vita concreta. Che sa come sia importante poter salire su un marciapiede con il passeggino, perché quell’ostacolo temporaneo per le mamme è una montagna per sempre per le persone in carrozzina, se non si interviene. Non se lo devono far raccontare da qualcuno, perché lo sanno. E per questo, bisogna pensare a una Busto che sia per le donne: ovvero per tutti.

I.P.E.

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