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Politica | 27 settembre 2021, 11:00

«Noi giovani di Fratelli d'Italia ci candidiamo perché abbiamo voglia di rinnovamento»

Il racconto di Chiara Fazzari, Alex Grassi e Luca Folegani, candidati al consiglio di Busto: «Il Covid ha colpito la nostra generazione, ma noi vogliamo vivere rispettando le regole. E vogliamo un assessorato per le politiche giovanili»

Da sinistra Grassi, Fazzari e Folegani nella sede del Circolo

Da sinistra Grassi, Fazzari e Folegani nella sede del Circolo

«C’è voglia di rinnovamento». Brillano gli occhi a Chiara Fazzari e Alex Grassi, entrambi di 22 anni. Ma anche a Luca Folegani, che ha nove anni in più e già una militanza politica, più sul fronte culturale.

Insieme si impara, assicurano tutti e tre, candidati al consiglio comunale per Fratelli d’Italia. Tre storie di altrettanti giovani che si mettono in gioco in queste elezioni amministrative a Busto Arsizio.  

L’impegno sociale, Chiara lo avvertiva già. Studia e lavora: «Ho fatto anche la maestra di sostegno come esperienza lavorativa. Ho sempre bisogno di stimoli e motivazioni». Fazzari ha scelto come specialità Scienze di formazione primaria e si è presa cura di un bambino con una forma grave di autismo. Anche per questo, sa che a Busto le cose devono cambiare, progredire ancora, includere. Alex confessa: «Mi sono appassionato, mi piace fare politica. La mia prima volta è stato nel novembre 2017 per il referendum sull’autonomia lombarda. In quattro anni non è cambiata una virgola». Studia Giurisprudenza e anche  lui ha deciso di mettersi in discussione. Folegani, 31 anni, fa l'avvocato, oggi è alla seconda laurea.

«Di politica mi sono sempre interessato – spiega quest'ultimo – da Azione giovani a diverse realtà associative. Insomma, il mio percorso viene da lontano, volevo dargli un approccio più concreto».

Tutti e tre ritengono che un punto forte del programma di Fdi a Busto sia l’attenzione alle politiche giovanili, per cui si vuole anche un assessorato ad hoc. Un interlocutore costante e diretto. Ai gazebo, confrontandosi anche con i coetanei, i tre ragazzi percepiscono questa voglia di rinnovamento e «l’importanza di offrire un esempio ai giovani che magari sono scoraggiati».

A proposito del programma, Alex ricorda come si sia cercato di concretizzare gli argomenti: «Dire che si vuole una città inclusiva, racchiude qualunque cosa. Noi spieghiamo che vogliamo questo e quello… Sui giovani, poi… la politica parla poco di loro e troppo poco con loro. Si dice che il 52% degli under 30 non dovrebbe neanche andare a votare». Se incontrano un loro coetaneo, provano a spiegargli perché è essenziale: nasce un confronto ai gazebo, un’occasione di approfondire insieme.

«I problemi li conosciamo – afferma Chiara Fazzari – io e le mie amiche abbiamo con noi lo spray urticante quando usciamo. Un altro problema importante è quello dell’accessibilità».

Stiamo parlando a tre giovani, ma è lo stesso Folegani a mostrare la differenza: «C’è un’eterogeneità tra persone di due fasce diverse. Loro sono universitari, io mi sono “emancipato”. La mia fascia d’età è nel limbo  per così dire». Già alle prese con i problemi degli adulti, ancora affine in altri aspetti a chi ha qualche anno in meno. E magari smanettare come si fa a quest’età, sì è giusto, ma anche godersi piccoli momenti di stop. Anche per riportare la gente a situazioni di normalità: la tecnologia non è tutto, è il rapporto umano che conta.

Il Covid ha colpito tosto anche questa generazione. «Io non nascondo – dice Chiara  - che è stato un periodo difficile, capace di lasciare stati di ansia». Ma in questo periodo unire le forze si può e si deve. Sono i legami, di parentela ma soprattutto di amicizia il segnale che getta luce sul percorso: «Speriamo che gli adulti capiscano che vogliamo vivere rispettando le regole».

Un assessorato ai giovani, questo vorrebbe Fratelli d’Italia. «Tutti hanno avuto disagi – osserva Luca – Se penso che a 20 anni devi rinunciare a divertirti… è una mazzata. I più rispettosi delle misure anticovid siamo noi». Quel “noi” è strategico: « È la forza del gruppo, non sei mai da solo».  Così confessano: «Non ci conoscevamo, eppure adesso impariamo l’uno dall’altro».

I.P.E.

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