Ieri... oggi, è già domani | 30 settembre 2021, 06:00

utubàr - ottobre

S'espande, intanto, il profumo dei funghi. Magari sotto i ricci d'un castagneto.

utubàr - ottobre

Arriva ottobre, col suo fascio di vita. Un fardello da portarsi appresso, denso di sorrisi e qualche malinconia. Già il bosco si colora di passione. Tinte forti, di giallo ocra e di rosso quasi purpureo. Ottobre con la passione nel cuore. penso all'8 simbolo di amore eterno, di vita lungimirante, di speranze senza fine. A ben vedere, ottobre è carico di vita da vivere. Non c'è l'uragano dei giorni festivi o quello di principio d'anno. Ottobre ha in serbo dialoghi di natura che vanno oltre ai colori appassiti o a quelli anemici che si notano in primavera.

Pensare alla vigna coi suoi sbocchi succulenti; di acini rigogliosi e di uve cariche, maturate al sole dell'estate. La terra somiglia a una donna pronta per partorire. Presenta frutti armoniosi, come le patate o le castagne. Tutta "roba forte" da utilizzare al crepitare del fuoco nel camino che fa ricordare i momenti andati, quando ci si scaldava in casa, mentre là fuori imperversava il temporale.

S'espande, intanto, il profumo dei funghi. Magari sotto i ricci d'un castagneto. Oppure nascosti dentro le felci che andavano scardinate per visionare un porcino o un ovulo degno di essere ammirato. Intanto, nel bosco, scodinzola uno scoiattolo ballerino. Che danza tra un cespuglio e un altro. Per poi tuffarsi in una corsa sbrigativa intorno a un rumore percettibile che gli incute paura.

Fa caldo, però. Dopo i temporali impropri di settembre....che hanno causato danni a dismisura, ecco il tepore ottobrino che avvisa della nuova stagione che viene, ma pure di come è necessario essere preveggente. Anche le campane, ammoniscono. Una volta, il loro rintocco chiamava la gente a raccolta. Chi era nei campi. Chi governava in casa. Chi preparava il fienile per un massiccio raccolto da dare agli animali.

Ottobre era ....riflessione. Del tempo andato. Dei rigori dell'inverno. Di come ripararsi dal tumulto della natura. Anche nei discorsi si guardava in alto. Il contadino, soprattutto. Ci si poneva a disposizione della natura, ma sino a un certo punto. Ci si preparava al peggio per avere a che fare con il meglio a portata di mano. C'era preveggenza.

Ottobre sembra far pensare all'attesa. A ciò che sarà. A ciò che si vorrebbe avere quando la nebbia limiterà la visuale e il sole si farà più tiepido. E si andava a scuola. Io sono un "remigino"....uno di quei figli che il primo di ottobre varcava per la prima volta il portone delle "Ezio Crsepi". Lo ricordo, quel giorno (1 ottobre 1952). Sullo spiazzo, tante mamme ad accompagnare il figlio o la figlia, rigorosamente (i pargoli) blusa nera per i maschi - grembiule nero per le femmine - colletto bianco per entrambi). Provai una scossa lancinante. Forse due o tre padri (per me lo zio Giannino) ad accompagnare i figli. Poi, solo mamme. La mia era ricoverata in Ospedale. Ero triste quel giorno. Fino a quando la raggiunsi dopo la Scuola. La vidi turbata. Pianse, respingendo le lacrime, ma quel ....primo ottobre 1952 m'è rimasto nel cuore. Ti amo, ottobre!

Gianluigi Marcora

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