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Sport | 13 ottobre 2021, 19:49

Javorcic: «Torno a casa come un figlio, Busto. Anche da avversario»

L'allenatore, ora alla guida del Südtirol, racconta l'emozione di entrare allo Speroni domenica 17. Sulla sua squadra: «Sono contento di come stiamo lavorando». I tigrotti: «Raggiungeranno i loro obiettivi». Zaro: «Un piacere averlo ritrovato». E la fatica di riportare gli spettatori allo stadio: «Un momento che sta vivendo il mondo del calcio tutto, bisogna recuperare piano piano»

Ivan Javorcic

Ivan Javorcic

C’è una competizione di cui sarà arduo, probabilmente impossibile, decretare il vincitore: quella dell’emozione. La Pro Patria aspetta il Südtirol domenica 17 ottobre alle 14.30 e quando entrerà allo stadio Speroni Ivan Javorcic, alla guida degli avversari, sarà un momento strano, da batticuore.

E con quali sentimenti arriverà mister Javorcic?

Sicuramente sono emozionato. Torno a casa, perché Busto Arsizio è casa mia. Dal punto di vista professionale e privato, perché qui è nata mia figlia. Ho tanti ricordi e un vissuto della città e della società... C’è un’emozione che è importante non nascondere. È quello che sento, non lo nego. Sarà come tornare a casa per un figlio.

Un figlio che in una stagione così travolgente come quella alle spalle, non ha potuto godersi il pubblico per via della pandemia. Sarà dunque un’emozione doppia?

È vero, l’anno scorso c’è stata una grande soddisfazione professionale per i risultati raggiunti, ma ci è mancato tanto il rapporto con i tifosi. Non solo l’apporto. Quel trasporto emotivo che solo loro ti sanno dare. Rimane un buco emotivo che secondo me tutti noi sentiamo. Qualcosa di incompiuto che resterà negli annali della storia come un vissuto particolare della squadra. Un momento storico unico, che speriamo rimanga tale.

Tra l’altro, si sta incontrando tanta fatica a riportare gli spettatori allo stadio...

Sì, non è solo una questione che riguarda Busto, ma un momento che sta vivendo tutto il mondo del calcio. Lo si percepisce in tutti gli stadi dove si va, nel confronto tra gli addetti ai lavori. C’è un forte distacco dal nostro mondo, bisogna recuperare in qualche maniera gli appassionati piano piano. È cambiato il mondo.

È come se fossero trascorsi vent’anni, non due?

Sì, ci siamo trovati a vivere qualcosa di diverso, anche se alla fine sono passati pochi mesi. Ma è qualcosa che ha profondamente cambiato le abitudini.

La sfida più forte che dovremo affrontare ora, nel calcio?

Probabilmente sì.

Veniamo al suo Südtirol, una sequenza di vittorie consecutive interrotte dall'ultimo pareggio, un solo gol incassato…  

Sì, sono contento del percorso che stiamo facendo. È una squadra che ha dei valori e una buona cultura. Cerchiamo semplicemente di essere più competitivi e migliorarci. Abbiamo ancor grossi margini di miglioramento, ma sono contento di come stiamo lavorando.

Valori, cultura… concetti cari all’allenatore Javorcic, come lo conosciamo? 

Non so quanto ci sia di mio, dopo questi mesi. Ho trovato un’ottima base dal lavoro precedente e da ciò che ha fatto la società per costruire la squadra. Si sta cercando di dare il meglio e ci sono tutte le condizioni per lavorare bene. 

Lei è un figlio della Pro, ma domenica avrà accanto anche un… “nipote”, se possiamo chiamare così Zaro per ragioni di età.

Sì è così, ho trovato Giovanni dopo un paio d’anni di percorsi diversi. Un calciatore e una persona migliorati, un punto di riferimento per noi. Si sta trovando il proprio spazio e sono contento del lavoro che sta facendo. Mi fa piacere averlo ritrovato.

E sull’“avversario” che incontrerà domenica?

Per me è un avversario sempre importante. Guardando la struttura della Pro, è una squadra che si può appoggiare su ragazzi solidi, di valore, e su giovani interessanti da valorizzare, oltre che “vecchi” importanti che portano tanto peso. Non è cambiato nulla da questo punto di vista. Penso anche che alla fine del percorso la Pro Patria raggiungerà i propri obiettivi. Ogni anno porta le sue particolarità e le sue dinamiche su come arrivarci, ma io sono sicuro che lo farà. 

La certezza resta questa: domenica ciascuno dovrò fare il proprio gioco, il proprio lavoro, ma ciò non  cambia i sentimenti.

Assolutamente no. Poi è chiaro che c’è il gioco, c’è la competizione, ci sono i 90 minuti. Ma il sentimento non va rinnegato o sottovalutato. Il mio per la Pro Patria è profondo, enorme, intimo e lo porterò sempre con me. È come tornare a casa, l’esperienza più importante con Brescia in Italia per me e la mia famiglia. Sarà una sensazione strana, anche, tornare da avversario. Ma vengo con grande piacere e ritrovare il pubblico sarà un momento da vivere pienamente.

Insomma, che sia una bella partita, mister? 

Sì, penso che sia importante per tutti. Per questo momento che stiamo vivendo, che la gente possa venire allo stadio e vivere le giuste vibrazioni... lealtà, correttezza, competizione.

E anche divertimento.

Assolutamente sì.

Marilena Lualdi


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