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Busto Arsizio | 15 ottobre 2021, 12:42

Belati a Busto

Nutrito gregge di pecore al confine con Gallarate, intorno alla Cascina dei Poveri. La civiltà contadina resiste

Pecore a Cascina dei poveri, Busto. Nell'immagine in fondo all'articolo, il gregge a Gallarate, viale Milano

Pecore a Cascina dei poveri, Busto. Nell'immagine in fondo all'articolo, il gregge a Gallarate, viale Milano

«Vanno. Vengono. Ogni tanto si fermano». Parole, narrazione e musica di Fabrizio De André. Raccontava di nuvole, Faber. Ma citava le pecore e, oggi, viene da rievocare la sua profonda poetica quando si vede un gregge a Busto Arsizio.

Da qualche giorno abita i terreni sul confine con Gallarate. Oltre 700 esemplari. Brucano, tenendo a bada la crescita del verde. E concimano, assicurando che il verde si rinnovi. Governo affidato a due pastori e a un manipolo di cani. Uno ogni 100 capi, circa.

La “base” è nei terreni che lambiscono la “Cascina dei poveri”. A pochi passi ci sono imponenti edifici residenziali costruiti da un noto gruppo immobiliare. C’è il palaghiaccio, con le sue promesse non mantenute, almeno per ora. C’è l’area ex Mizar, in via di ripopolamento. E ci sono loro. Sono tornate.

La “Cascina dei poveri” è un luogo in gran parte abbandonato. Ma amato. Costruzione in rovina che rimanda a una storia di fatica. Nei campi, nei boschi, nei prati. Loro, le pecore, ogni tanto brucano ancora lì, dove sopravvive il ricordo di un passato in cui il rapporto fra uomo e animali era la regola, non l’eccezione. Oggi sono fonte di sorpresa per gli adulti, di scoperta per i bambini. «E piacciono – assicura il loro custode – anche ai ragazzi. Qui vicino ci sono scuole e gli studenti, per forza di cose, le vedono, ci passano vicino».

Un coriandolo di passato, belante, si posa ancora su Busto.

Stefano Tosi

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