Ieri... oggi, è già domani | 19 ottobre 2021, 06:00

"ingenuità popolare" - ... ma scrochi (furbi)

Domanda legittima e (me l'ha concesso Giusepèn stesso) anche la risposta è... tale.

"ingenuità popolare" - ... ma scrochi (furbi)

Me lo chiede Giusepèn ed è impossibile dirgli di no. Dice "parchè te meti prima ul dialettu, poeu te scrivi ul talian?" (perchè -nel titolo- scrivi prima il Dialetto, poi scrivi in italiano?)

Domanda legittima e (me l'ha concesso Giusepèn stesso) anche la risposta è ... tale.

Scrivo prima la forma dialettale, per attirare l'attenzione del Lettore. Poi, per coloro che non "masticano" il Dialetto Bustocco, scrivo la versione in Lingua Italiana.

Giusepèn annuisce. Lo vedo convinto. Poi sbotta in un: "t'a disu i paòl d'una oelta....ti pruedi a di s'al vor'di" (ti dico parole di una volta...tu provvedi a chiarire cosa vogliono dire. Giusepèn, allora, snocciola alcune parole a cui faccio fatica a tenere dietro. Qualcuna, la scrivo subito.

"Làa màassi" -"La'àn'ndò a lauà" - "la ga parla". A prima vista, la traduzione sembra fuori da ogni schema. Oggi, quelle parole non si usano più. Ragion per cui, meglio fissarle in un pezzo che resterà a testimoniare come ci si esprimeva un tempo antico.

"Làa màassi" è riferito a una donna che dovrà partorire. Cosa centra "ammalarsi" con il partorire è davvero pleonastico. Per pudore (o per non conoscenza) si utilizzava l'ammalarsi invece del partorire, non certo per mancanza di pudore, ma semplicemente per non turbare (si fa per dire), l'immaginazione dei bambini. I quali non erano così "scrochi" (furbi) da capire come un bambino veniva alla luce. Al proposito venivano raccontate tante frottole che oggi farebbero rabbrividire anche i ...neonati. Mi riferisco ai "bimbi portati dalla cicogna" o a quelli "nati sotto a un cavolo". Invece di raccontare la verità, ci si nascondeva in una "bugia bianca" che oggi non ha più senso.

Il detto "ammalarsi" per una donna, era per i bimbi, motivo di riflessione. Come a dire "è mai possibile ipotizzare una ...malattia?" Poi, con quel pancione che poi spariva, come si sviluppava la ...malattia? E quel pargolo arrivato d'improvviso, cos'era? da dove veniva? ma la cicogna come faceva a portare i bimbi a casa di una donna ....ammalata?

Cito un esempio. Una sera, da mamma, la vedo un tantino rabbuiata. Chiedo: cos'è successo? e la mia Pierina attacca subito "s'à te ghe fe'imparò a to tusa?...l'a ma di 'na paulascia" (cosa fai imparare a tua figlia? mi ha detto una parolaccia). Sabrina frequentava la prima elementare e l'ho mai sentita dire parolacce...specie alla nonna. Chiedo a mamma qual è la "parolaccia" e lei mi racconta con candore l'accaduto. "Ghe chi a gata e men gu dì ...bambèn tucala non.... l'è in compra" e la bambina perplessa e con lo stesso candore le ha risposto "nonna, la gatta è incinta" ....al che, la mia Pierina è sbottata "t'è edi s'a la m'à di?" (vedi come mi ha risposto?....l'ho abbracciata, la mia Pierina e le ho detto con lo stesso candore suo e di Sabrina....mamma, Sabrina non ti ha mancato di rispetto....si dice incinta a ogni femmina....umana o animale che deve partorire...essere incinta vuol dire avere nel grembo un bimbo o un cucciolo di animale.

Il viso della mia Pierina si è letteralmente illuminato e ha preso in braccio Sabrina, sbaciucchiandola con amore. Il resto (l'àa 'ndo a lauà) - deve andare a lavorare è dello stesso tono, come il "là ga parla" che vuol dire ....stanno morosando. Vien proprio da dire "oh car Signui" (oh caro Gesù) e Giuseppino se la ride contento.

Gianluigi Marcora

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