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Busto Arsizio | 20 ottobre 2021, 13:56

«Troppo degrado», Porfidio dice addio a Busto. «Ma qui lascio il mio cuore»

Dopo oltre cinquant’anni, l’ex consigliere comunale Audio Porfidio si appresta a lasciare la “sua” Busto Arsizio, che lo accolse alla fine degli anni Sessanta. «La città mi ha dato tanto e anch’io ho cercato di fare la mia parte – dice –. Ma, nel tempo, degrado e incuria sono aumentati e oggi non la riconosco più»

Audio Porfidio nel suo ufficio

Audio Porfidio nel suo ufficio

Per tanti anni è stato un pungolo per sindaci e assessori – sia dai banchi del Consiglio comunale, sia come leader del movimento La Voce della Città – sempre pronto a mettere in luce mancanze e problematiche, senza concedere sconti a nessuno.
Dopo oltre cinquant’anni, Audio Porfidio si appresta a lasciare la “sua” Busto Arsizio, città che lo ha accolto alla fine degli anni Sessanta, quando si trasferì qui dalla Basilicata.

«La città mi ha dato tanto e anch’io ho cercato di fare la mia parte – dice –. Ma, negli anni, degrado e incuria sono aumentati e oggi non la riconosco più».
Entro la fine dell’anno, dunque, Porfidio lascerà Busto per trasferirsi a Stanghella, in provincia di Padova. Ma l’ufficio di viale Cadorna de La Voce della Città, ancora oggi riferimento di tanti cittadini in cerca di una soluzione per i piccoli problemi quotidiani (buche sulle strade, verde da sfalciare, scarsa illuminazione e così via), non chiude i battenti.

La Busto di una volta

«Sono arrivato al Nord tra il ’66 e il ’67 – racconta Porfidio –. Ho lavorato a Varese e Milano nell’ambito della consulenza legata agli incidenti stradali. Mi è capitato in alcune occasioni di venire e Busto e la città mi è subito piaciuta».

Così, Porfidio ha scelto di trasferirsi qui e ha iniziato a lavorare come assicuratore. «Incontrati il sindaco Rossi, che mi accolse nel migliore dei modi. Ho dei bellissimi ricordi: il chiosco dei gelati ai Cinque ponti, il vigile che dirigeva il traffico in piazza Garibaldi, sempre disponibile a fornire indicazioni. Busto era una città bella, pulita, ricca di aziende. Me ne sono innamorato».

Il peggioramento

Con il trascorrere degli anni, nota Porfidio, le cose sono cambiate. «Il degrado è aumentato – osserva –. Guardate la situazione delle periferie. Per non parlare dei sottopassi che si allagano, con auto e pullman che finiscono in acqua. Su buche, panchine rotte, marciapiedi sconnessi e coperti di foglie ho fatto innumerevoli segnalazioni. Ma anche sul fronte dell'ospedale le cose sono cambiate. Altro che fare campagne per invitare la gente a venire a vivere a Busto».

Uno dei suoi cavalli di battaglia è da sempre la sicurezza, «che non si fa con le contravvenzioni per un disco orario scaduto. Serve innanzitutto educazione, poi la repressione. Eppure dal mio ufficio vedo sfrecciare quotidianamente auto e moto sul viale delle Gloria e in via XX settembre».

Le polemiche sui monumenti

Porfidio ha portato le sue istanze anche in Consiglio comunale durante l’amministrazione Rosa e il primo mandato di Farioli.
«Ma tutti erano sempre sordi di fronte alle mie segnalazioni e iniziative», lamenta.

Celebre la sua battaglia contro lo spostamento del monumento ai Caduti da piazza Vittorio Emanuele a piazza Trento e Triste. «L’autosilo non è stato fatto e il monumento è finito a fare da rotatoria».

Sempre a proposito di monumenti, l’ex consigliere comunale ha donato alla città due manufatti. Quello per i 150 anni dell’Unità d’Italia, inizialmente posizionato in piazza Garibaldi. «Poi – ricorda – a qualcuno ha iniziato a dare fastidio e l’ho dovuto spostare». Ma la collocazione su una rotonda di viale Sicilia non lo ha mai davvero convinto.

E poi c’è il monumento davanti alla procura dedicato ai magistrati assassinati dalla criminalità organizzata, a cui Porfidio tiene particolarmente. «Ho voluto realizzare a mie spese non manifestazioni di facciata, ma qualcosa per la memoria di chi ha perso la vita per noi», afferma.
Qualche mese fa, per protestare contro l’incuria in cui versava quest’area, Porfidio ha inscenato una piccola protesta, piazzando alcune pecore di cartone per “brucare” l’erba alta.

La “Voce” non si spegne

Insomma, Porfidio ha deciso di andarsene. Si trasferirà a Stanghella, in provincia di Padova. Una realtà ben più piccola rispetto a Busto, «ma dove ho visto attenzione e rispetto per i cittadini e le cose pubbliche».

Busto, però, non perde la Voce, intesa come la Voce della Città, il movimento creato da Porfidio che ha la sua base nell’ufficio in via Cadorna dove ancora oggi arrivano le segnalazioni di diversi cittadini.

«Ho deciso di non vendere l’ufficio – rivela –. La Voce cella Città non si spegne, questo posto continuerà a essere un riferimento e un punto di ascolto per chi non viene ascoltato».
E, ogni tanto, capiterà ancora di trovare Audio Porfidio dietro la scrivania, come da tanti anni a questa parte. «A Busto lascio il mio cuore – conclude –. Resta la “mia” città, non la posso dimenticare».

Riccardo Canetta

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