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Eventi | 20 ottobre 2021, 11:41

La Valle di Ezechiele ha in serbo un cesto natalizio. Per la ministra Cartabia

Si avvicina la visita della Guardasigilli a Busto Arsizio e Fagnano Olona. Pronto un dono con prodotti di eccellenza realizzati dalle persone detenute

La ministra Cartabia e il cappellano del carcere di Busto, don David Maria Riboldi

La ministra Cartabia e il cappellano del carcere di Busto, don David Maria Riboldi

Seconda edizione per i cesti di Natale della Cooperativa Sociale “La Valle di Ezechiele”, che raccolgono e offrono prodotti alimentari delle cooperative attive nelle carceri di tutta IItalia: dalla pasta dell’Ucciardone di Palermo alle confetture di Sondrio, dal caffè di Pozzuoli ai biscotti di Verbania.

 

La cooperativa, nata nella Casa Circondariale di Busto Arsizio per offrire opportunità lavorative a persone detenute, sarà inaugurata lunedì 25 ottobre dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia. Che, dopo una visita al penitenziario, si recherà al capannone di Fagnano Olona, base della cooperativa, per celebrare l’inaugurazione. A lei il dono del primo cesto di Natale e della prima cassetta in legno: consegna da parte delle persone che stanno scontando la pena in misura alternativa alla detenzione, con un contratto di lavoro nella cooperativa.

 

I cesti prendono il nome dai Re Magi. Perché sono un dono da porgere, come i Magi porsero i loro doni al Bambino Gesù. Poiché quest’anno ai tre cesti creati l’anno scorso si aggiunge una pregevole cassetta in legno, ecco il quarto re, che la tradizione chiama Artaban, giunto troppo tardi alla grotta, per aver dilapidato i suoi preziosi ai tanti poveri che chiedevano aiuto. Gaspare, Melchiorre e Baldassarre per i tre sacchi.

 

I sacchi in juta, in cui si alloggeranno i frutti del lavoro carcerario, raccolgono prodotti  assai preziosi:  sia perché i prodotti sono di alta qualità, sia per il valore umanitario della lavorazione. La coreografia del Natale difficilmente si sposa col mondo della detenzione, perché accende lumi sugli ultimi. La proposta della cooperativa non vuole allargare le maglie di una sensibilità natalizia, del resto ancora lontana nel mese di ottobre, ma vuole osare altro: non fare la carità, dai lavoro!

 

Nessuno vuole fare la carità ai carcerati. Né loro la desiderano. Dai lavoro! Questo è il ritornello che accompagna la proposta. Acquistando questi cesti non si fa un regalo solo a chi li riceve, ma anche e soprattutto a chi li produce: mamme e papà che potranno mandare a casa un regalo ai propri bimbi e far sentire loro un po’ di affetto. Potranno mettere da parte qualcosa per avviare una vita nuova, quando sarà ora di uscire dal carcere. Potranno sentirsi un po’ orgogliosi, perché parte di un processo produttivo di successo.

 

Insieme ai tre cesti di Natale, ci sarà una cassetta in legno, prodotta dalla Cooperativa nella falegnameria del carcere di Busto Arsizio, grazie al valido impegno di tre persone detenute e a mastro Gino, falegname de “La Valle di Ezechiele”, dal cuore d’oro e dalle mani inesauste.

 

Questa bella storia si è trovata a intrecciarsi con la pasticceria ‘Colombo 1933’ e con il Birrificio ‘Orso Verde’, entrambe realtà importanti nel tessuto produttivo bustocco: produrranno panettone e birra a marchio “La Valle di Ezechiele”, ospitando in tirocinio due nostri lavoratori, scarcerati grazie a questa opportunità lavorativa. Così la Calloni TEX di Arconate, cercando personale, ha trovato la nostra pronta indicazione di una persona a breve nei termini, per chiedere la misura alternativa. Questo dialogo con il mondo produttivo del territorio ci sembra foriero di alleanze piene di futuro e capaci di generare davvero la sicurezza, tanto sbandierata dai sostenitori del ‘gettare la chiave della cella’.

Come ha efficacemente dimostrato Milena Gabanelli in uno dei suoi DATA ROOM, 7 persone su 10 escono dalle carceri e vi rientrano (i dati non sono recenti, ma le percentuali restano le medesime, verificabili sul sito del Ministero della Giustizia). L’unico antidoto è rappresentato dal lavoro. Negli istituti di pena come Bollate, dove la percentuale di reclusi con un contratto di lavoro è molto alta, rientrano solo 2 persone su

10. Il progetto ‘cesti di Natale’ si inserisce in questa visione della pena, a maggiore tutela del tratto costituzionale della reclusione, dei reclusi e della società tutta: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” (Cost, art. 1). Del resto, lo sapevano anche i nostri anziani: l’ozio è il padre dei vizi.

 

Ci rivolgiamo in particolare a tutti gli imprenditori, ai titolari delle aziende, a quanti sanno cosa vuole dire ‘dare lavoro’. Prendete i nostri cesti, per generare vita nuova a persone, giunte a un capolinea da cui è difficile ripartire.

 

L’anno scorso gli ordinativi superarono le 800 confezioni, con grande apprezzamento del contenuto e del suo razionale. In particolare, le società bancarie Sg Leasing e Frear Leasing, con un ordinativo di 135 cesti, ad opera dell’allora CEO Carlo Mescieri e la FOM, Fondazione Oratori Milanesi, guidata da don Stefano Guidi che ne ordinò 70.

 

E’ possibile prenotare sia come persona fisica che come ente giuridico, entro il 30 ottobre. Spedizioni in tutt’Italia.

 

Si può scaricare il catalogo e prenotare i cesti andando su https://www.lavallediezechiele.org/ o scrivendo a i nfo@lavallediezechiele.org.

Redazione

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