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Storie | 31 ottobre 2021, 15:00

La vita e la guerra a scuola. Un tesoro di memorie racchiuso in un'aula a Busto

Ha 20 anni il laboratorio dell'istituto Bossi dedicato a Riccardo Techel, il giovane che donò un pezzo di pane ad Angioletto Castiglioni prima di morire. I caduti del primo conflitto mondiale che qui studiarono, il giovane che si diplomò maestro e non poté mai insegnare e tante altre immagini ed emozioni. VIDEO

Alcune immagini del laboratorio Riccardo Techel

Alcune immagini del laboratorio Riccardo Techel

La storia impressa nelle vite dei bambini, che passa dai registri e dalle foto di scuola e sembra correre avanti a vederli crescere. Ma non tutti avranno questa possibilità.

Un tesoro di memorie, quello racchiuso nel laboratorio di storia all'istituto Bossi di Busto Arsizio Raccontano anche di ragazzini che hanno dovuto interrompere gli studi e lavorare, pur piccolissimi, e di altri che non sono potuti diventare uomini perché la guerra se li è portati via.  

Il laboratorio per Riccardo

Sono storie che si raccolgono nel laboratorio dedicato alla memoria di Riccardo Techel, il giovane che diede un pezzo di pane ad Angioletto Castiglioni prima di morire. Flossenbürg 1945. Quel gesto, Angioletto l'ha trasmesso con forza nella sua testimonianza costante perché i cittadini del futuro coltivassero e conoscessero pace e concordia. Eccolo a chiare lettere anche qui, all'ingresso del laboratorio della scuola guidata dalla dirigente Silvana Vitella.

Antonella Rabolini ed Ernesto Speroni hanno fatto crescere con cura questo laboratorio. In questi giorni, in particolare, il pensiero va alla prima guerra mondiale e ai suoi caduti che passarono da qui.

Come Giovanni, che andava bene a scuola e abitava in via Fagnano: lungo il percorso che aveva dovuto affrontare, ogni giorno, per recarsi a studiare. È mancato per broncopolmonite in un ospedale da campo. Poi c'erano due ragazzi che avevano frequentato la stessa classe e hanno condiviso la stessa, drammatica sorte in guerra

Silvio, classe 1897, era il fratello del nonno di Antonella e l'orgoglio della famiglia, perché si era diplomato insegnante. Non ha fatto in tempo a entrare in un'aula e ispirare, formare, guidare altri ragazzi: anche lui è morto in ospedale, durante la guerra.

Ma accanto ai registri delle elementari (93 in tutto) e alla documentazione accurata che offrono, ci sono tanti altri frammenti di storia che si ricompongono.

La vita in valigia

Come le fotografie nei cantieri. Che c'entrano con la scuola? C'entrano, perché si possono vedere dei bambini, che evidentemente avevano smesso di studiare per lavorare e portare il pane in famiglia. Il pane, ancora una volta.

Ma tra le donazioni spicca anche una valigia, che aveva con sé un bimbo in colonia: dentro, si trova un foglio con l'elenco del vestiario contenuto. Un resoconto dettagliato e scrupoloso, perché tutto venisse ben conservato durante quella preziosa vacanza lontano.

Molti altri documenti del passato richiamano l'attenzione, da manifesti a giubbe, o la garza rigorosamente made in Busto che è stata donata da un nonno. O ancora, spicca la ricostruzione di un'aula d'epoca, in miniatura. Gli stessi banchi rammentano la presenza del calamaio.

Si viaggia nel tempo e si rende omaggio anche a chi ha voluto portare la voce della città per salutare questo lavoro: c'è la fascia del sindaco Angelo Borri. Si può visitare questo laboratorio, contattando la professoressa Rabolini, si può conoscere la storia di Giovanni, di Silvio, di tanti altri bambini, magari dei propri antenati. Prendere coscienza di ciò che è stato, conservarne il bello e i valori, raccoglierne i moniti.

Tutto ciò nello scrigno di un'aula: basta aprirlo e magari anche contribuire alla sua crescita, donando pezzi di quella storia.

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Marilena Lualdi

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