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Busto Arsizio | 03 novembre 2021, 17:11

Concluso il progetto MoSaIC: la musica ha costruito ponti

Oltre 40 concerti con performer da tutto il mondo. Coinvolgimento, fra gli altri, dei Comuni di Gallarate, Busto, Castellanza e Legnano. “Music for Sound Integration in the Creative sector” ha avuto come capofila l’associazione Ensemble Amadeus di Rescaldina (MI) ed è stato realizzato con formazioni musicali di Belgio, Danimarca e Romania. Il presidente Raimondi: «Pensiamo a un laboratorio musicale per l’Europa». Coinvolti 10.000 spettatori

Concluso il progetto MoSaIC: la musica ha costruito ponti

Quattro formazioni musicali, 13 artisti provenienti dall’Europa e 25 da Paesi extra UE, 40 concerti per oltre due anni e mezzo. Cala il sipario sul progetto MOSaIC - Music for Sound Integration in the Creative sector, cofinanziato dal programma “Creative Europe” dell’Unione Europea e guidato dall’Italia, con l’associazione Ensemble Amadeus di Rescaldina come capofila. Il progetto – si legge nel comunicato che traccia il bilancio dell’iniziativa – ha segnato una nuova strada in tema di integrazione tra i popoli e le culture.

Come anticipa il presidente dell’Ensemble Amadeus, Marco Raimondi, «…Mosaic proseguirà nell’esperienza dell’orchestra e del coro Amadeus». Aggiunge: «Vi è l’idea di dare vita a un laboratorio musicale per l’Europa, una sorta di incubatore che riesca a mettere insieme non solamente le nazionalità diverse, ma anche gli stili differenti che in questo progetto sono stati toccati: la musica sinfonica portata dall’Italia, quella popolare rappresentata dal Belgio, il jazz di cui si è fatta portavoce la Romania e l’avanguardia che è arrivata dalla rappresentanza della Danimarca».

Realizzato con il supporto di Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Fondazione Cariplo, Fondazione Ticino Olona e Fondazione Comunitaria del Varesotto, e con la collaborazione, per la promozione, di Fondazione Minoprio e Fondazione del Varesotto per l’Ambiente, il Territorio e la Coesione Sociale, oltre che con il patrocinio dei comuni interessati (fra gli altri, Milano, Legnano, Gallarate, Busto Arsizio e Castellanza) MoSaIC è la testimonianza di come «la musica sia un potente strumento di integrazione». Spiega Raimondi: «Siamo partiti quasi tre anni fa, quando il grande tema di attualità erano gli sbarchi e si parlava di chiusura dei porti e, dopo il forzato stop imposto dalla pandemia, siamo arrivati all’oggi, quando un’altra emergenza richiama l’attenzione dei media: l’Afghanistan e i suoi profughi. Indubbiamente questa concomitanza non voluta ci ha portato a estendere la riflessione sul tema dell’integrazione, sia all’interno sia all’esterno dell’Europa. Sulla necessità di rafforzare la voce europea, senza però perdere quelle “inflessioni” che sono caratteristiche di ogni singola nazione».

MoSaIC ha dato vita anche a una quarantina di laboratori nelle scuole per gli studenti di Italia, Belgio, Danimarca e Romania, e a dieci studi sulle tradizioni musicali internazionali di altrettante culture. Attivato un dibattito con 11 workshop per conoscere musiche e strumenti dal mondo. «È stato un percorso che ci ha visti innanzitutto impegnati nella valorizzazione della musica, attraverso il confronto aperto tra generi differenti. Ma anche l’occasione di riflettere sul ruolo che la musica ha e deve avere nella società», sottolinea Raimondi.

L’Italia, che è stata rappresentata dall’orchestra e dal coro Amadeus, con più di 120 elementi coinvolti, ha giocato un ruolo importante, come capofila e per il contributo della sua grande tradizione sinfonica. Cinquanta le nuove creazioni musicali e gli arrangiamenti inediti di musiche tradizionali in chiave sinfonica firmati Raimondi: «Brani della tradizione iraniana, coreana, ma anche dell’est europeo sono stati riarrangiati per renderli più fruibili», precisa il presidente di Amadeus. «Il lavoro è stato tanto, come tanti sono stati i risultati in termini di partecipazione: quasi 10mila gli spettatori negli appuntamenti di MoSaIC». Se un primo passo – si sottolinea nel comunicato -  è servito a dare vita a un’identità musicale europea, il futuro più immediato è nella storia dei musicisti stranieri che hanno “trovato casa“ in Italia, facendosi conoscere e avviando un percorso lavorativo, come nel caso del violinista ucraino Artem Dzeganovskj, del violinista iraniano Faez Torkaman, della pop singer ivoriana Diane Olga Ahikoua e del soprano sudcoreano Soon Cecilia Yunah che hanno accompagnato da solisti alcuni concerti. «Il futuro è nella forza dimostrata dagli oltre 30 soggetti istituzionali che hanno voluto sostenere il progetto, permettendo la sua realizzazione», conclude Raimondi.

Tra questi, Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. «Siamo una banca locale legata al territorio dell’Altomilanese e del Varesotto, ma abbiamo voluto ugualmente confrontarci con la dimensione europea della musica proposta da MoSaIC perché crediamo nel valore della musica per fare comunità e creare percorsi di crescita», afferma il presidente, Roberto Scazzosi. «MoSaIC ha rappresentato un progetto unico che ha saputo superare confini, senza perdere identità ma attivando confronto e dialogo. Per chi, come la nostra Bcc, ha oltre 120 anni di storia le radici rappresentano un valore fondamentale dal quale partire per costruire il futuro. E questo progetto ha posto le basi per la crescita di tutti».

Redazione

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