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Busto Arsizio | 09 novembre 2021, 09:20

Carlo Monoli, cento anni per il lavoro e lo sport. E anche oggi offre un dono alla sua Busto

Taglia un traguardo speciale il cavaliere che ha saputo unire gli autotrasportatori e tanti artigiani, facendo nascere 300 imprese oltre alla sua. Papà Angelo con il carretto e lui con il camion. Il Giugno Bustese, premiato subito dall'en plein. Quando fu presidente della Pro Patria: «Nessuno aiutava». IL VIDEO AUGURI E LE FOTO

Carlo Monoli, cento anni per il lavoro e lo sport. E anche oggi offre un dono alla sua Busto

Carlo Monoli festeggia cento anni e offre un dono a Busto Arsizio, ancora: lo fa svelando tanti ricordi. Sono vergati in parte nel suo quaderno dove al titolo prestampato “Libro dei pensieri notturni” ha aggiunto “e di vita vissuta”, ma impressi a chiare lettere ancora di più nella sua memoria.

Trasmettono lo spirito di ciò che era e può essere ancora Busto, a maggior ragione dopo la sofferenza inferta dalla pandemia.  O per usare le parole di questo grande uomo che non ha mai chiesto niente, ma ha sempre dato tutto: «Perché è brutta la notte, ho percorso strade impervie e sentieri pieni di difficoltà, ma ho saputo reagire». 

«Con le mie mani»

«Quel poco che ho fatto, l’ho fatto con le mie mani». Quel “poco” a cui si riferisce il cavaliere Carlo Monoli, è appunto lungo un secolo e non riuscirebbe a contenerlo un libro. Perché Monoli ha costruito la sua azienda e via via ha offerto la possibilità di nascere e crescere a 300 imprese, ha dato tanto, tantissimo al mondo dello sport e ha sempre preso a cuore la sua Busto Arsizio, il suo territorio. Senza dimenticare l’impegno di partigiano. Storie che si intrecciano nella memoria di Monoli e nei suoi appunti, nelle sue benemerenze, nelle fotografie conservate sugli album (le più speciali esposte nella sua abitazione) come quella in cui stringe la mano a papa Giovanni Paolo II.

Oggi Carlo Monoli taglia questo traguardo e festeggerà domenica con la sua famiglia. Con i suoi figli, Renzo, Alberto, Giovanna, Claudio, ma poi è nonno di sei nipoti e inoltre ha sette pronipoti. Su questo momento straordinario veglierà da lassù la sua amata Vittoria. Tantissimi auguri gli arriveranno senz’altro dal mondo delle imprese, come dello sport: lui che è stato vicepresidente del Coni a lungo, papà della Cestistica Bustese e anche presidente della Pro Patria.

IL VIDEO DI AUGURI

Il filo conduttore

Già nelle sue radici, si intravedeva una traccia che sarebbe rimasta nel suo cammino. Carlo nasce il 9 novembre 1921 in una famiglia povera, priva anche del necessario, in via Mentana. Papà Angelo è un carrettiere che lavora da Radice ed effettua sempre il percorso Busto Arsizio-Torino. Il cavallo di Angelo sa da solo ormai dove eseguire le soste: una d’obbligo è a Vespolate, dove il bustocco si è innamorato di Rosa, una mondina. Ben presto la sposa e hanno tre figli: Carlo, Mario e Sergio. Non ci si può permettere di farli studiare, il primogenito frequenta la terza elementare e poi bisogna subito trovare un impiego.

Angelo lavora con il suo carretto e il cavallo per una vita.

Carlo salirà sul camion e non lo fermerà più nessuno.

Ma prima c’è la guerra, lui che lascia l’esercito e cerca di andare in Svizzera: «Veniamo però rispediti dalla polizia in Italia, passando sotto la rete. Andiamo a Porto Ceresio ma ci fermano i tedeschi, ci dicono che ci lasceranno andare a Busto se ci presenteremo, ma noi siamo saliti da un lato della carrozza e scesi dall’altro. Andando poi nelle montagne verso Varese. Ho trascorso un anno così». Nel frattempo viene arrestato suo fratello Mario, che ha evitato la deportazione in Germania legandosi le gambe con stretti lacci, ma viene portato a San Vittore. Carlo corre per tirarlo fuori da lì.

C’è un altro episodio che Monoli fa balenare davanti agli occhi con il suo vivace racconto: rivede il comandante Luciano Vignati a capo dei partigiani che hanno chiesto la resa della colonna Stamm nell’aprile del 1945. «Erano 1.200 soldati sfiniti, sfiancati ma volevano andare in Svizzera - osserva - Da Busto non vi facciamo passare, abbiamo detto. I bustocchi scappavano sui tetti, avevano paura». Quando capiscono che non c’è nulla da fare, i tedeschi si arrendono. «Dopo di che – narra ancora Monoli – il comandante si è sparato alla testa».

I militari, disarmati, torneranno poi in Svizzera. Si prendono così i loro automezzi: anzi, fu proprio Carlo che si mise alla guida di uno di quegli enormi camion tedeschi MAN,  per dare soccorso a un territorio provato dalla guerra e dalla miseria, distribuendo cibo e altri generi di prima necessità.

In movimento sempre

Presto Carlo si compra un camion e appena potrà, un secondo. Si iscrive nel 1953 all’albo autotrasportatori e fonda la sua azienda individuale, ora “Fratelli Monoli”. Dietro questo avvio, una marea di sacrifici che significano – come tutti allora – pigne di cambiali, sottolinea. Si procede sereni comunque, perché il lavoro abbonda.

Il primo acquisto è possibile grazie a un incarico molto importante per Carlo: lavora per la Sapio, dato che conosce Gino Colombo. Quest’ultimo, infatti, è concessionario delle moto Gilera nonché direttore della Sapio di Busto Arsizio, e gli propone appunto di comprare un camion. Questo perché a Porto Marghera la Sapio costruisce la sua prima azienda Multigas: ha bisogno quindi di qualcuno che faccia la spola tra le due città. Il primo mezzo – Alfa 1000 – lo guida lo stesso Carlo. Ecco che prende il secondo, quindi un terzo: così si espande l’azienda in via Bassano del Grappa.

È un trasporto delicato, Carlo però non si tira indietro. Solo che lui ha qualcosa di speciale in testa: crede nell’importanza di stare insieme. In effetti, riuscirà a unire le forze con altri artigiani e a creare la prima cooperativa di autotrasportatori Carva che trova sede nei vecchi edifici del Cotonificio Bustese, dopo un accordo con il commendator Schapira. Così facendo, riunisce 70 automezzi tra Busto e i Comuni limitrofi, instaurando poi rapporti con meccanici e gommisti. Lo spirito di aggregazione prosegue e Monoli individua con il Comune un’area a Sacconago (ora zona industriale), in questo modo fa nascere il primo consorzio di artigiani Cab 1 e Cab 2. La crescita, tuttavia, continua anche con la formula della cooperativa e Monoli fonda la Carva 1, 2, 3 e 4: quest’ultima vedrà concludersi la sua presidenza.

Le immagini che ci mostra il cavaliere, rafforzano il significato di quegli anni incredibili per chi voleva lavorare e realizzare qualcosa, tanto più con una visione più ampia, coinvolgendo gli altri. Oggi si parla tanto di responsabilità sociale: allora, ciò non aveva un nome, ma si traduceva nei volti come il suo. Emoziona la foto con il presidente Einaudi che inaugura la prima Mostra del Tessile di Busto Arsizio: «Stefano Ferrario mi chiamò per andare a prenderlo e portarlo lì… c’era il sindaco Rossini».Ma colpisce con non minor forza la raffica di fotografie con i campioni e i personaggi dell’epoca. Perché Monoli non si stanca di creare pure in questo campo: inventa il Giugno Bustese ed è una passerella continua di sportivi in città dal 1967, già dalla prima edizione la Prealpina decreta l’en plein.

Ci sono anche le star, come Sylva Koscina. La moglie di Carlo finge di sgridarlo vedendo la foto. Finge, perché l’immagine più radiosa è quella proprio con Vittoria alla Madonna in Veroncora. Lui l'ha conosciuta lì, al Lunedì dell’Angelo che richiama tutti i bustocchi in quell’angolo di campagna. Don Ambrogio Gianotti sposa i due giovani nella chiesa di Sant’Edoardo: a lui verrà chiesto da un felice Carlo di suonare le campane quando dopo due figli maschi arriva la figlia Giovanna.

Il segreto

Il segreto dei suoi cent’anni? «Avere lavorato e avere debiti da pagare – risponde – Tiene sveglio e libero. Da quando ho 13 anni, ho girato, quanto ho visto... ho sofferto». Ha lottato, sempre. E anche gli istanti di gioia hanno nascosto degli spaventi. Come quando, nel maggio 1962, gli nasce l’ultimogenito e lui corre a festeggiare con gli amici. Senonché è colpito da un infarto: viene ricoverato all’ospedale di Stresa, dove rimarrà un mese. Dalla Sapio, preoccupati, gli mandano le bombole di ossigeno: ne uscirà, Carlo, anzi andrà a prenderlo Mario, volontario della Cri con una macchina americana per non fargli prendere colpi viaggiando. Altri trenta giorni di stop, è Valerio Crespi a mandargli avanti il lavoro in quel clima di solidarietà e reciproca assistenza che caratterizzava quel periodo.

Da allora, si dedica ancora di più allo sport. Il ciclismo grande amore. La palestra realizzata vicino al Banco di Roma. Ma molto altro ancora. Da responsabile del Csi di zona, va al Coni: sarà vicepresidente varesino per 25 anni. Intanto fa crescere le aree degli artigiani. Nel ’67 viene nominato Cavaliere al merito, nel ’78 Cavaliere ufficiale; tanti i riconoscimenti tra cui la medaglia per il suo ruolo nella Liberazione.

Negli anni Ottanta sarà anche presidente della Pro Patria, al suo fianco Della Valle, marcatore top Ernestino Ramella: nessuno aiutava, ricorda, nessuno voleva fare da sponsor. Corsi e ricorsi della storia di Busto Arsizio.

Quella determinazione però a lavorare insieme e per tutti sembra un po’ impallidire con il tempo in città. Invece, Carlo Monoli prosegue nel suo percorso di vita, circondato dai suoi cari, e le ruote dei suoi camion girano ancora: alla guida, figli e nipoti.   

Marilena Lualdi

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