Politica - 09 novembre 2021, 10:41

Referendum sull’ospedale unico: il Consiglio comunale di Gallarate vota no

Proposta di Massimo Gnocchi bocciata dall’assemblea civica. Battibecco con il sindaco

Referendum sull’ospedale unico: il Consiglio comunale di Gallarate vota no

«Se il consigliere Gnocchi ha dei problemi con il suo passato nella Lega Nord, li risolva in altra sede». Alla fine il sindaco, Andrea Cassani, ha sbottato così. In Consiglio comunale si discuteva di referendum consultivo sull’ospedale unico. Mozione di Massimo Gnocchi, “Obiettivo comune”. Che ha proposto, appunto, di interpellare la cittadinanza sulla realizzazione di un ospedale Busto-Gallarate. E sul Sant’Antonio Abate, struttura, oggi, ubicata nel pieno centro della città dei due galli.«La lega era federalista – aveva dichiarato -  si ispirava alla Svizzera dove, ogni tanto, un referendum lo fanno».   Oggetto della mozione, una consultazione sull’accordo di programma per realizzare il nuovo ospedale,  previsto a Busto, zona Beata Giuliana.

Il referendum, ha affermato Gnocchi, «… non è un capriccio, non è una rivalsa postelettorale. Ho presentato questa  proposta ai consiglieri comunali il 4 aprile 2017. Leggendo un quotidiano ebbi la sensazione che il progetto del nuovo ospedale mancasse di dettagli, in particolare su ciò che sarebbe stato del Sant’Antonio Abate. Un progetto serio, inattaccabile, supportato dalla comunità dovrebbe già avere queste risposte».

Emendamento presentato da Sonia Serati (Più Gallarate e Gente di Gallarate) per “mettere in prima linea” il sindaco nell’informare la cittadinanza sull’avanzamento dell’accordo di programma. Via libera da Gnocchi.

Poi l’intervento di Cassani, su tre fronti «Il primo punto – ha detto - è formale. Non voglio credere che il consigliere Gnocchi non sappia che una mozione non può essere l’inizio di un iter referendario, lo strumento giusto sarebbe una proposta di deliberazione. Nel merito, a Gallarate è possibile indire un referendum in materia di competenza comunale ma la sanità non è di competenza comunale. Forse per questo si è scelto di fare oggetto del referendum un accordo di programma (dunque una convenzione tra comune e altri enti, ndr) ma al momento non c’è un accordo di programma da firmare. Ancora di più: non sottoscrivere l’accordo di programma non escluderebbe la facoltà di Regione Lombardia di procedere. L’unica conseguenza di un no all’accordo di programma sarebbe non potere concordare in futuro su strutture e infrastrutture». Infine: «L’oggetto del referendum riguarda un punto del programma elettorale dell’attuale maggioranza. Che includeva un’adesione convinta alla realizzazione del nuovo ospedale, oltre a mantenere la qualità dei servizi offerti dal Sant’Antonio Abate e opere viabilistiche per accedere alla nuova struttura. Perché spendere per un referendum  decine di migliaia di euro quando i cittadini si sono già espressi? Il Consiglio non può votare siffatta mozione».

Prevedibili prese di posizione e raffica di interventi. Margherita Silvestrini (Pd): «Parliamo di un tema che comporta il coinvolgimento della comunità. La legge prevede che un’opera così importante venga studiata e verificata con partecipazione ampia, quella esclusa dal consiglio comunale di Busto e dalla Provincia. L’accordo di programma nuovo non esiste ma ne abbiamo visti scadere due, nei quali sono emerse le scelte sul Sant’Antonio. Prevedono la dismissione di risposte sanitarie e di presidi sociosanitari sul nostro territorio. L’nico strumento per coinvolgere la nostra comunità è quella che ci ha proposto il consigliere Gnocchi».

Repliche della maggioranza compatte sulla posizione del sindaco e occhi puntati sulla tempestiva composizione di una commissione ad hoc. Votazione: no al referendum consultivo, otto voti favorevoli e 16 contrari.

Stefano Tosi

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