Ieri... oggi, è già domani | 10 novembre 2021, 06:00

"a tegnoea" (il pipistrello)

Lo vedo, brillante e contento, Giusepèn. Ha sicuramente una "chicca" da propormi.

"a tegnoea" (il pipistrello)

Lo vedo, brillante e contento, Giusepèn. Ha sicuramente una "chicca" da propormi. Sguardo allegro fa prova. Giusepèn non sa mentire. Eccolo dunque. "in coeu t'à disu dàa tegnoa" (oggi ti racconto del pipistrello - ecco svelata subito la ...traduzione). Il motivo è semplice. Sulla "tegnoa" c'è una filastrocca, recitata e cantata in tempi antichi che fa (più o meno, così: "a tegnoa meza morta s'è scundua da dre dàa porta....tutti i fioeu si mis a usà ...ue telalì, telalì telalò" (il pipistretto, mezzo morto si è nascosto dietro alla porta (a scuola, in classe - nda) e tutti gli alunni si misero a gridare ....eccololì, eccololì, eccololà) - "ul prufesui, sentì 'sto rumui, lassa giù da curegi i erui e anca lù, al se mis a usà ....uè telalì, telalì, telalà" (il professore, ascoltato i rumori, smette di correggere gli errori (temi, esercizi) e anch'egli si mette a urlare ....eccololì, eccololì, eccololà) - " ul bidèl sentì 'sto burdèl, lassa giù a scua e'l sidel e anca lù se mis a usò ....ue telalì, telalì, telalà" (il bidello ascoltato, questo bordello, lascia giù la scopa e il secchio e anch'egli si è messo a urlare.... ecolololì, eccololì, eccololà) - "a maestra da dre dàa finestra....ciàpa lì ca la fò 'na scuperta ...e anca le la sa mis a usò ...ue talalì, talalì, talalà (la maestra, dietro alla finestra....ecco che fa una (clamorosa) scoperta....e anch'ella si mette a urlare....eccololì, eccololì, eccololà).

Notare che la "tegnoa" è espressa col genere femminile. Trattandosi però del pipistrello, devo tradurlo con genere maschile. Al di là di ciò, la filastrocca, presenta un "trucco". Quello della stupidità della gente. Il motivo è semplice. Qualcuno ha sparso la voce che in classe si era introdotto (intrufolatosi di nascosto), un pipistrello che (diciamolo) ha l'aspetto funereo, quasi un topo con le ali, raccapricciante (se volete, schifoso) che tutti "giuravano" di averlo visto e di fare cosa gradita agli altri, nel catechizzare i suoi movimenti (immaginati, non visti). Notare che il pipistrello (a tignoa) è giudicato "mezzo morto", ma il ribrezzo è tanto che tutti avvisano... tutti quel che l'animale faceva. Immaginiamoci il clamore, lo stupore, la paura (anche) nel trovarselo davanti che tutti... davano in escandescenza.

Subentra "ul Giusepèn" che mette nel discorso sia la sua proverbiale saggezza sia il messaggio autentico di uomo probo, serio e riflessivo. La... paura di conoscere, fa... paura. La verità, però può fare male, ma è la verità. Bisogna conoscerla a tutti i costi e necessita riflettere sulla verità e si evitano... sconquassi. Immaginare la "verità" è sempre arduo e quando si scopre ciò che ha nascosto o ciò che si era immaginato, produce effetti deleteri su cui è meglio sorvolare.

Giusepèn è categorico. Qui si è discusso di un animale. La filastrocca, va "traslata" (portata in altro luogo) nella vita normale, per capire che a non conoscere la verità, si vive male, si è usati, sfruttati, messi alla berlina (derisi) e si acuisce l'odio nei confronti di chi lo fa. Chi subisce un'umiliazione inconscia, non sa...ma quando ...viene a sapere, ha una reazione che chi l'ha prodotto si troverà a mal partito, per le continue bugie perpetrate in diversi anni.

Conoscere il "pipistrello" può scatenare il ribrezzo, nei suoi confronti, ma si sa come è, chi è, qual è la sua funzione. Venire a sapere la "verità", per azione indotta, produce una reazione legittima, ma grandiosamente lesiva della propria dignità..... di fronte alla verità ci vuole verità. Si evitano tante conseguenze.  A volte, tuttavia, occorre trovare nelle "cose negative" quel che c'è di positivo. E questo "positivo" si valorizza nel migliore dei modi.

Gianluigi Marcora

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