Ieri... oggi, è già domani | 16 novembre 2021, 06:00

Quando non avevano inventato la... carta igienica

Una gentile lettrice di facebook pone un quesito a cui mi sento di grado di rispondere.

Quando non avevano inventato la... carta igienica

Una gentile lettrice di facebook pone un quesito a cui mi sento di grado di rispondere. Ho poi l'avallo del Giusepèn che, in fatto di... antichità può ben dire la sua, con testimonianza autentica. Scrive la signora (suppongo abbastanza giovane, visto che non posta la sua data di nascita): "quando non avevano inventato la carta igienica, come faceva la gente?"

Giusepèn fa una premessa (scrivo tutto già... tradotto dal Dialetto Bustocco, altrimenti non me la cavo; pure per non tediare il Lettore): "allora, non esistevano nemmeno i grattacieli. In poche abitazioni c'erano i servizi igienici installati. La gente viveva in caseggiati multifamiliari o in case da cortile... ma pure in rioni dove di abitazioni, con stalla appresso, ne esistevano parecchie. C'erano poi le case di ringhiera; quelle occupate da parenti e amici, ma pure di gente modesta arrivata per lavoro, principalmente dal Veneto o dalle Regioni del Sud".

Giusepèn attacca con la... logistica. "Si procedeva col buon senso. Prima di costruire una casa, si decideva dove mettere sia la latrina sia lo spazio dove far confluire il "rudu", costituito dal letame, ma pure dai rifiuti che si producevano in famiglia."

Risponde subito, Giusepèn, in merito alla... "carta igienica" allora... non inventata.

Nella latrina (adesso contesto la versione che ho trovato sul Vocabolario - lo Zingarelli che scrive: locale fornito di impianti igienici, specialmente a uso pubblico - gabinetto, toilette, ma pure luogo lurido, sudicio) era un gabinetto (piccola cabina) con un buco nella parte vicina a un finestrino e due "impronte rialzate", su cui poggiare i piedi, con una porta di legno dotata di un gancio per far intendere a chi voleva usufruirne che il gabinetto era occupato. Nella parte opposta al finestrino, era piantato un chiodo che permetteva di attaccarvi un certo numero di foglietti di carta o addirittura pagine intere di giornali già letti. Quei foglietti, lo dico subito, erano sempre fogli di giornali, ma avevano già subito il taglio per risparmiare pure nell'uso".

Ecco la prima risposta al suo quesito, cara signora. Giusepèn tuttavia, vuole approfondire.

"Chi utilizzava la latrina, non aveva "impianti igienici" a disposizione. La latrina dell'intero caseggiato non era proprio un "luogo lurido", ma non si poteva nemmeno paragonarlo a un "luogo lussuoso" e nemmeno "luogo igienico". Era semplicemente una cabina di quelle che si vedono tuttora nei pressi delle spiagge. Aveva una colorazione più o meno di "minio" e aveva sul suo retro, una vasca perdente che riceveva i bisogni delle persone. Ovvio che appena la vasca era in prossimità del limite di capienza, doveva essere svuotata (e vi risparmio il fetore, l'odore, l'olezzo che per almeno tre giorni "regnava" nel circondario). Per svuotarla, poi ...o si chiamava chi svolgeva questo mestiere (sic) oppure coi secchi (che poi venivano lavati) si portava il tutto, nella campagna e nell'orto a uso di concime.

Giusepèn vuole anche specificare gli effetti della... mancata carta igienica, a quel tempo non ancora inventata. Il foglietto puliva quel che poteva... o come veniva utilizzato. Oltre a lasciate "le parole" sul deretano, lasciava pure il nero dell'inchiostro. Non solo: non è che ci si poteva pulire (magari col bidè, anch'esso inesistente) nell'immediato e, sulle mutande si... lasciavano le... impronte.

Tanto è vero che c'era in voga un "leit motiv" che recitava: "giallo davanti e marrone dietro". Dell'inchiostro nero, nemmeno si discuteva, ma dopo un'accurata "inchiesta" lo si poteva dedurre e indicarlo nei racconti.  Giusepèn si accorge d'avere illustrato una società contadina. Ha un po' di titubanza nel rileggere il pezzo, poi sbotta con un "l'ea inscì" (era così) e si vanta di aver detto anche qui, la verità, senza troppi giro di parole.

Gianluigi Marcora

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