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Busto Arsizio | 17 novembre 2021, 01:01

Orgoglio e sacrificio: corre lo sport tra le generazioni nel nome di Carlo Speroni

Il Panathlon club La Malpensa assegna il riconoscimento con la famiglia Speroni a Filippo Cappelletti. Atletica protagonista, ma anche la ginnastica. La commozione di Vadalà e la richiesta che risuona al sindaco: dacci questo palazzetto. I VIDEO

Orgoglio e sacrificio: corre lo sport tra le generazioni nel nome di Carlo Speroni

Di padre in figlio: letteralmente, metaforicamente. Dentro la quarantanovesima edizione del premio “Carlo Speroni” con il Panathlon club La Malpensa scorre fitta un’emozione che racconta anche questa staffetta generazionale, diretta o indiretta: i tempi che cambiano, i sacrifici che restano, spronano, a volte premiano, i riferimenti che guidano.

Svela un uomo come Rosario Vadalà che della ginnastica si innamora andando ad accompagnare il figlio Andrea e non la lascia più. 

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«E alla fine uno si trova così dal 1994 presidente della Pro Patria Ginnastica, anni interessanti…» la voce si incrina, perché quest'anno si è portato a casa il titolo nazionale e Vadalà si rivolge al sindaco Emanuele Antonelli con un promemoria risuonato a più riprese durante la serata al ristorante Chalet nel Parco: ci vuole il Palaginnastica. La prende bene il primo cittadino, che già davanti a Ludovico Edalli poco prima aveva detto: «Ma come posso permettere che tu ti alleni in uno scantinato?». Il sogno è naufragato nel primo mandato, si impegna a ricostruirlo nel secondo Antonelli. Accanto a lui, l'assessore allo Sport Maurizio Artusa e la presidente di consiglio comunale (e panathleta) Laura Rogora.

Ma di padre in figlio significa anche Filippo Cappelletti, che riceve l’ambito premio, una borsa di studio elargita dalla famiglia Speroni per praticare l'atletica. Ragazzo di poche parole e tanti fatti, Filippo che davanti al presidente del Panathlon Massimo Tosi e incalzato dalle domande del "regista" Giovanni Castiglioni rivela quanto basta: come si sia, ad esempio, emozionato più al quarto posto di Nairobi, per via del record italiano. O come i suoi risultati siano «migliorabili». Non meno schivo papà Giuseppe, che lo allena.

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E ancora, parla Carlo Speroni che porta il nome del nonno e la sua tenace memoria, la voglia di sostenere con la famiglia i giovani che nello sport, atletica in primis, investono le proprie energie. Certo, Carlo lavorava 11 ore al giorno: si allenava prima o dopo. «Dev'essere premiato un ragazzo che merita».

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Oggi però è lo studio che chiama gli atleti. Lo si ricorda con il presidente della Fidal lombarda Gianni Mauri, si fa il punto con coach Stefano Rossini, ci si confronta sulle differenze tra tempi e generazioni con Boris Preti e Ludovico Edalli: quest'ultimo ha già una missione chiara, le Olimpiadi di Parigi nel 2024.

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Si traccia una doppia similitudine tra Speroni e Meazza, "vite parallele" evoca Giovanni Castiglioni: entrambi hanno uno stadio dedicato, sono dei grandi sportivi ed entrambi hanno avuto una vicissitudine con esito diverso a causa di un elastico che ha tradito la tenuta dei calzoncini.

Si ride, ci si commuove, si trasmette tutta la felicità di poter celebrare così a fondo lo, anzi gli sport stasera dopo un anno ancora delicato per la pandemia: c'è anche il maestro della Pro Patria Scherma Giancarlo Toràn, reduce da una super puntata di Sky e con libri preziosi sulle donne e questa meravigliosa disciplina. Un anno che - ricorda il presidente Massimo Tosi - è stato comunque ricco grazie al coraggio e alla dedizione dei panathleti. 

Un anno che oggi vibra a maggior ragione con le parole finali di Vadalà questa sera dopo tanti successi, parole capaci di graffiare dentro il futuro: «Non so cosa ci aspetta ora... sindaco, il Palasport».

Marilena Lualdi

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