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Sport | 20 novembre 2021, 20:36

L'OPINIONE. Un'ora prima era tutto scritto sui volti dei giocatori. Che vanno aiutati a ritrovare fiducia

La tensione dei tigrotti e la leggerezza apparente negli occhi degli avversari: un contrasto che ci ha colpito ancora prima della gara. La Pro Patria ha realizzato un punto che finalmente muove la classifica, ma non ancora il morale. Resta questa distanza tra le parole e i fatti, tutta da colmare. LE FOTO

Le foto di Marco Giussani

Le foto di Marco Giussani

In una giornata non qualunque, siamo andati ancora prima del solito allo stadio Speroni.  Non qualunque, perché incombeva la partita che avrebbe potuto e soprattutto dovuto cominciare a inviare messaggi di reazione da parte dei tigrotti: Pro Patria-Seregno. Poi, certo, c'era la nuova proprietà che ancora non si è presentata ufficialmente se non con una nota, ma intanto oggi il presidente Citarella era presente, osservava, e ci ha messo la faccia.

Un'ora prima di Pro Patria-Seregno ci siamo messi così a osservare i nostri tigrotti. Le ultime prove di Caprile e Mangano, poi arrivavano gli altri tigrotti. L'aria festosa degli ultras, sempre e comunque, accompagnava il riscaldamento e tutto sembrava tranquillo.

Abbiamo guardato i volti dei giocatori biancoblù, seri e concentrati: così ci sono parsi. 

Poi, ci siamo spostati verso l'altra parte del campo e per un attimo abbiamo pensato di aver sbagliato. Non c'erano i giocatori del Seregno, che si scaldavano per affrontare con il coltello tra i denti i padroni di casa. C'erano dei ragazzi che ridevano e sembravano molto più "leggeri". Sul campo poi si è vista qua e là la ricarica insolita che viene scambiata tra i giocatori, Borghese in testa, molto più da rugby, se vogliamo.

In quel momento, però, ci è apparso un gruppo di giovani che stavano marciando spensierati verso un'amichevole. Che parola stranamente dolorosa, quest'ultima: ci fa balzare alla mente la bella estate della squadra di Luca Prina. Quando non c'era nulla da perdere, prima del campionato, e spesso le gare erano uno spettacolo invitante.

Allora, quella serietà e quella concentrazione sui volti dei nostri tigrotti hanno assorbito come un'ombra: forse, in realtà si trattava di tensione. La pesantezza del compito che si avvertiva e sbilanciava tutto.

Un'ora prima, era tutto scritto sui volti dei giocatori. Poco dopo, qualche sorriso compare nel momento bellissimo dello scatto della formazione a opera di Marco Giussani. 

Ma non basta. Come non basta che oggi i tigrotti non abbiano preso gol: devono prendere fiducia. Con una guida differente (e parliamo di un nuovo approccio, non per forza di un nuovo volto), con nuovi innesti, con il tempo: questo non lo sappiamo.

Sappiamo -  di più, lo sentiamo e lo vediamo tutti - he questi ragazzi vanno aiutati. Perché questo è un compito che solo loro possono eseguire, verissimo, cioè ritrovare la consapevolezza nei fatti e non nei discorsi, ma sarebbe bene non lasciarli da soli.

Marilena Lualdi


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