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Economia | 22 novembre 2021, 07:00

Continua la carenza di materie prime per l’arredo ufficio

In questo periodo, però chi aveva a disposizione grandi magazzini pieni prima dell’inizio delle criticità e chi aveva già in essere relazioni commerciali con partner forti e affidabili riesce comunque a soddisfare la clientela

Continua la carenza di materie prime per l’arredo ufficio

L’aumento del prezzo del gas non sta influenzando soltanto la spesa per le utenze domestiche, con un rincaro per il mese di ottobre del 14,4%. Anche il settore dell’arredamento per ufficio ne risente, in particolare quello dei pannelli di legno, che contengono urea ricavata proprio dal gas naturale. L’ennesima complicazione per un’industria già messa in ginocchio dalla pandemia proprio a causa della carenza di materie prime e dell’aumento dei loro prezzi, molto più che per la diminuzione momentanea della domanda.

Legno, filati, pellami, imbottiture, acciaio e materie plastiche, nessuna materia prima è stata risparmiata da complicazioni nell’approvvigionamento e conseguenti rincari che hanno messo in difficoltà produttori e fornitori. Dopo la contrazione del mercato verificatasi nei mesi di lockdown, al momento della risalita della domanda, infatti, la filiera è entrata in crisi. In Italia Superbonus e Bonus Mobili hanno contribuito ad aggravarla, aumentando ulteriormente la richiesta di pezzi d’arredamento in un momento in cui già la risposta non era sufficiente.

 

Le materie prime sono scarse e costose

La costruzione dei pannelli in legno è complicata dall’esplosione del prezzo del gas e dalla carenza di urea, che nasce proprio dalla condensazione del gas ed è un elemento imprescindibile dei collanti. Il suo prezzo è passato dai 250 dollari alla tonnellata del mese di agosto 2020 ai 900 dollari di ottobre 2021, provocando 6 rincari in 12 mesi sul prezzo dei pannelli. Ma anche il costo del legno stesso è cresciuto del 35% e la sua disponibilità è diminuita del 25%.Le materie plastiche hanno raddoppiato i loro prezzi nel corso del primo anno di pandemia. E nell’ambito del tessile il costo del cotone è cresciuto del 26% e quello delle fibre sintetiche del 30%, mentre il pellame è lievitato del 35%.

«La situazione che abbiamo denunciato alcuni mesi fa si è ulteriormente aggravata. La penuria di materiali si è generalizzata, allargandosi a tutti i componenti, dai derivati chimici ai metalli, dal legno alle plastiche», riassume Paolo Fantoni, vicepresidente di Federlegno-arredo.

L’arredo ufficio,che si era ripreso velocemente in termini di domanda dopo il baratro della pandemia, sta perciò rallentando il ritmo, per le complicazioni che impediscono di evadere gli ordini. Il settore, infatti,spesso interessato da grandi commesse, funziona al meglio con prezzi e forniture di materiali prevedibili e costanti.

 

Da dove nascono le difficoltà?

Il fermo dei trasporti, le difficoltà di movimento tra gli stati (e dunque anche di import-export), le speculazioni finanziarie sulle materie prime avvenute durante i lockdown, le limitazioni dovute al contrasto al cambiamento climatico e gli stessi eventi climatici anomali hanno fatto sì che questo equilibrio si rompesse, mettendo in crisi tutta la filiera.

La mancanza di materie prime e semilavorati, le difficoltà di approvvigionamento e l’aumento dei prezzi hanno rallentato i produttori e, di conseguenza, i fornitori e i commercianti. Si allungano così di settimane i tempi di fornitura e dunque di consegna al cliente e le fluttuazioni dei prezzi impediscono di proporre preventivi sulla base dei costi reali sostenuti. Riassorbire i rincari per le aziende non è sempre possibile e ciò si traduce in un aumento dei prezzi di listino.

«Siamo nella tempesta perfetta: abbiamo un carico di ordini più che in linea con il budget fatto per il 2021, che prevede un ritorno ai livelli del 2019. Ma da gennaio a oggi abbiamo potuto lavorare mediamente non più di due settimane al mese», sostiene l’ad di Giplast Gianni Gioli,denunciando la carenza di ABS. Mentre Luciano Caspani, presidente del gruppo Cleaf, che si occupa di nobilitare pannelli grezzi, lamenta che questi «non si trovano. Sono 40 anni che faccio questo mestiere e non avevo mai visto una cosa del genere. È un problema a livello europeo e persino mondiale».

In questo periodo oscuro c’è comunque chi se la sta passando meglio di altri. Soprattutto chi aveva a disposizione grandi magazzini pieni prima dell’inizio delle criticità e chi aveva già in essere relazioni commerciali con partner forti e affidabili. Ne è un esempioDivisione Ufficio, che, protagonista della scena milanese, rimane al momento in grado di rispettare i preventivi e i tempi di consegna sia su piccole che su grandi commesse.

Quando rientrerà l’emergenza?

L’emergenza non rientrerà presto e ne risentiranno la maggior parte delle 120.000 imprese delle industrie del mobile, che solo in UE hanno un fatturato di 96 miliardi di euro l’anno e impiegano 1 milione di persone. Per alcuni materiali i problemi sono appena iniziati, per altri sono in fase di rientro. Ma se in alcuni casi i prezzi hanno già raggiunto il tetto massimo, può invece capitare che permangano le difficoltà di approvvigionamento dovute ad altri fattori. Per esempio, l’aumento del costo dei trasporti via mare, con il prezzo del noleggio dei container cresciuto fino a 10 volte. Com’è evidente, è difficile fare previsioni per il futuro, ma è probabile che la situazione torni alla normalità o almeno si stabilizzi entro la fine del 2022.

Richy Garino

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