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Busto Arsizio | 24 novembre 2021, 20:43

Una linea di 68 rose rosse: l'argine di Sant'Anna alla violenza sulle donne

Un'iniziativa di bellezza che toglie il fiato e dà consapevolezza nel rione di Busto: i boccioli appesi per le vie testimoniano le donne uccise in un anno nel nostro Paese: «Sono nostre sorelle, vogliamo lasciare un segno. Perché non accada più»

Una linea di 68 rose rosse: l'argine di Sant'Anna alla violenza sulle donne

Ditelo con un fiore. Anche se fa male, ma la bellezza griderà più forte. Questo il gesto che si compie il 25 novembre nel rione Sant'Anna: un'installazione per le vie del quartiere a cura della parrocchia, della cooperativa Intrecci, associazione Oblò - Liberi dentro.

Si vuole svegliare il quartiere di Busto Arsizio così, con una linea rossa molto speciale.

«Come una ferita percorre le nostre strade, una linea fatta da decine di fiori di stoffa appesi per le vie, ciascuno accompagnato da un cartellino: un nome di donna, una data e un luogo - si spiega - Sono i nomi delle donne che dal 25 novembre 2020  al 20  novembre 2021. In Italia sono state vittime della violenza degli uomini, uccise da chi diceva di amarle. Sono 68 boccioli di rosa rossa».

Un'ispirazione scaturita dal gruppo di lavoro attorno alla “Domus” (il dormitorio di sant’Anna). Un segno silenzioso - si dice ancora - «per ricordare ai cittadini che passeranno di lì il dolore che si nasconde dietro ognuno di quei nomi, in ognuna di quelle storie non dette e  in chissà quante altre storie, magari molto vicine a ciascuno di noi».

Sul cartellino compare un hashtag #tiamodavivere accanto a un QR code, che rimanda al video prodotto lo scorso anno da Coop Lombardia per denunciare la violenza sulle donne mascherata da “amore”.

«Vogliamo così offrire, a chi si lascerà incuriosire, la possibilità di approfondire e riflettere sul tema - si spiega - I fiori sono stati realizzati da un gruppo di donne della parrocchia. Giovani e meno giovani si sono ritrovate per mettere mano ad un’opera collettiva di semplice bellezza che può e deve essere osservata, può essere presa e conservata e curata, come si fa con ogni ferita. Un gruppo invisibile e silenzioso di donne (ma non solo!), di diverse età, di diversa provenienza che si è ritrovato infine la sera di mercoledì per allestire questa piccola installazione urbana, che arriverà simbolicamente fino  al carcere di via per Cassano, una realtà che appartiene alla parrocchia e che insieme alla città ha un importante compito istituzionale verso le tante ferite aperte….».

Si ribadisce così: non sarà un messaggio gridato, o maestoso. Sarà autentico e silenzioso, «come lo sono state  le donne che le loro storie non le possono più raccontare - si conclude - Sono nostre sorelle, compagne di una storia femminile collettiva e in loro nome vogliamo lasciare un segno. Perché non accada mai più».

 

Ma. Lu.

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