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Opinioni | 05 dicembre 2021, 08:30

L'OPINIONE. Pro Patria, unica certezza la sofferenza. Oltre al senso di solitudine

Contro una delle squadre più toste del campionato i tigrotti sono parsi più soli che mai. Non è questione ormai di non perdere fiducia, ma di trasmetterla sul serio ai ragazzi. Sul campo e non solo

Uniti eppure soli: così ci sono parsi i tigrotti anche oggi (foto di Marco Giussani)

Uniti eppure soli: così ci sono parsi i tigrotti anche oggi (foto di Marco Giussani)

Era un risultato scritto, la sconfitta contro la volitiva e profondamente organizzata FeralpiSalò, a cui i tigrotti hanno cercato di opporsi sul campo dando anche qualche turbamento agli avversari fino al secondo gol. L'hanno fatto con sincerità assoluta, con i loro mezzi, con l'esperienza di giocatori come Fietta e l'ardore di qualche giovane.

Eppure il risultato diventa un po' più inquietante in questo periodo, perché rischia di apparire come uno specchio del futuro: annebbiato. Quella che si respirava oggi, era un'atmosfera strana, che sfiorava la desolazione. Sul terreno di gioco la Pro Patria si batteva, più con ardore che con lucidità a tratti magari, con minore efficacia di Trieste, ma non si tirava indietro. Ha ragione Fietta, il cui intervento ci è parso particolarmente significativo in più passaggi. Ci è piaciuto anche quando ha detto un soffio di frase che richiede coraggio (ma lui è un leader e ce l'ha) e svela la ricerca di una soluzione, «non so». 

Perché tante altre parole, che abbiamo raccolto in questo periodo, ormai suonano abbastanza ripetitive e dunque vuote. Forse se potessimo guardare negli occhi mister Prina, se potessimo parlare davvero in sala stampa allo Speroni, sarebbe differente.

O forse no, perché le parole hanno fatto davvero il loro corso, e l'ha detto qualcuno di autorevole tre settimane fa (LEGGI QUI). 

Oggi Fietta ha evidenziato ancora come la Pro sia una squadra con i valori. Sono i giovani che sono stati cercati e forgiati dal direttore sportivo Sandro Turotti, i giovani ai quali sono state tracciate delle vie verso il futuro attraverso stabili contratti e per i quali conta una sola cosa: il gruppo. Se affermassimo con assoluta certezza che i valori ripagano sempre, mentiremmo: non a breve termine, almeno.

Invece, l'unica certezza che abbiamo, in questo momento, è la sofferenza che ci attende nelle prossime gare, o meglio nell'arco di tutto questo campionato, per cercare di salvarci sul campo. Accanto ad essa,  un senso di solitudine.

Grazie al cielo, su questa giornata grigia si posavano le sfumature delle Cuffie colorate e dell'associazione Tigrotto 1919 oltre che degli ultras: com'è possibile, allora, che lo Speroni ci apparisse ancora più silenzioso? C'erano 410 spettatori soltanto? Non è neanche questo il problema, non lo è più. Uscendo, si respirava il calore attorno ai ragazzi dell'Antoniana e poi in centro si scorgevano le luci e i bustocchi impegnati nello shopping con gli assaggi delle feste, ma tutto ciò era così distante dallo stadio, come su un altro pianeta. 

Veniamo da un passaggio societario delicato, che ha richiamato anche un intervento della Lega Pro e poi una rassicurazione di Patrizia Testa, pronta a tornare - ha detto - se necessario (LEGGI QUI). Un passaggio su cui gli ultras hanno anche "commentato" a modo loro, sabato, dalla curva. La nuova società ha ribadito di avere fiducia e il nuovo presidente Domenico Citarella ha detto che farà il possibile per essere presente a Mantova.

Fiducia: è quella che Prina ha chiesto di non perdere. Ma siamo sicuri che i tigrotti l'avvertano, oggi, sul campo e non solo? Che ci sia qualcosa da perdere? 

Ci aspetta tanta sofferenza, ci attendono gare ruvide in cui non basteranno la buona volontà o gli slogan, bensì un'efficace organizzazione di gioco. I ragazzi non possono anche sentirsi soli, proprio come sono apparsi sabato durante la battaglia contro una delle squadre più toste del campionato: aggrappati a se stessi e al gruppo, a tutto ciò che sembrano avere oggi.

Marilena Lualdi


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