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Busto Arsizio | 06 dicembre 2021, 13:13

Busto: «Questo è il teatro, questo è l’oratorio!»

Successo per le rappresentazioni de “Le notti d’Oriente” al Manzoni. I ragazzi del San Filippo Neri premiati da un pubblico numeroso ed entusiasta. Oltre due ore di musical per divertire e fare riflettere sull’amicizia e sulla sincerità

Busto: «Questo è il teatro, questo è l’oratorio!»

Le premesse per un ottimo risultato c’erano, dalla fiducia nell’avere allestito uno spettacolo di qualità alla risposta di un pubblico che, nel tempo, si è dimostrato sensibile alle proposte del Gruppo Animazione Teatrale. Ma, questa volta, i ragazzi dell’oratorio San Filippo Neri impegnati nel musical “Le notti d’oriente”, ispirato alla favola di Aladino, sono andati oltre. Perché, con la capienza dei teatri tornata al cento per cento, non era scontato riempire il Manzoni per tre rappresentazioni consecutive in un periodo ancora segnato da diffidenza rispetto agli eventi al chiuso, causa Covid. Specie in un momento che vede il virus riprendere quota, seppure su valori lontani da quelli registrati nelle fasi peggiori della pandemia.

La situazione sanitaria, del resto, ha condizionato la messa in scena: il periodo di preparazione si è allungato, arrivando a quota due anni. E l’impossibilità di incontrarsi ha stravolto il metodo di lavoro. Come ricordato dal palco di via Calatafimi da Giulia Scapin, coordinatrice, e Silvia Gallazzi, regista: «Abbiamo dovuto trovarci on-line, tramite Zoom: i ragazzi si collegavano, in qualche caso con difficoltà di connessione, dalle loro camere. Per provare in presenza e, poi, sul palco, c’è stato poco tempo. Loro si sono impegnati con costanza, non era facile avere questi riscontri da un gruppo di adolescenti».

Una caparbietà premiata da un pubblico numeroso ed entusiasta. Anche l’assessore alla Cultura e vicesindaco, Manuela Maffioli, ha seguito e apprezzato il musical, sottolineandone il valore via social: «Uno scambio di energia e amore che ha il sapore del ritorno alla vita. Una prova corale di cittadinanza sana che mostra uno dei suoi volti più belli».

Scrupolosi i controlli della temperatura e dei green pass, igienizzazione delle mani sotto gli occhi dei componenti lo staff del teatro. I quali hanno percorso con discrezione la sala, verificando anche dopo l’inizio del musical il rispetto delle misure anticovid. Mascherina Ffp2 in omaggio a ogni spettatore. «Tutti i ragazzi e le ragazze – hanno specificato Giulia e Silvia – si sono sottoposti a tampone a ridosso della “prima” e tutti sono risultati negativi». Non un dettaglio, visti i problemi potenzialmente esiziali in caso di positività.

Narrazione, serrata, di oltre due ore, fra recitazione, musica, canto e danza. Per intrattenere e suscitare una riflessione. Innanzitutto sul fatto, come riportato nella brochure distribuita all’ingresso, che «…la cosa più importante è realizzare i propri sogni rimanendo se stessi […] Solo così la felicità che si raggiunge può essere piena e pura, perché nata dalla sincerità. Con questa consapevolezza e questa felicità sarà facile riuscire a rinunciare a uno dei propri desideri per rendere felice un amico».

Finale fra applausi scroscianti. Per attrici, attori, ballerini e ballerine (una ventina) e per quanti hanno supportato con la loro opera lo spettacolo: insegnanti di canto, recitazione e ballo, costumiste, responsabili di musica, trucco, parrucco, immagine e oggettistica, gruppo strutture, video maker, addetti ad audio e luci. Circa cento persone che hanno invaso il palco per ricevere il tributo del pubblico (menzione anche per la classe quinta VS del liceo Artistico Candiani, impegnata nelle scenografie).

«Questo è il teatro, questo è l’oratorio! Ma se avete visto quanto questi ragazzi sono bravi sul palco, sappiate che sono anche meglio nella vita» ha sintetizzato il coadiutore, don Alberto Ravagnani. Famiglie sulla strada di casa con il sorriso sulle labbra. Dietro il sipario, cori da stadio. Festa doveva essere, festa è stata.

Stefano Tosi

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