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Calcio | 22 dicembre 2021, 07:52

L'ANALISI/ Pro Patria, questa o quella per me "pari" non sono

L'1-1 ha un sapore totalmente diverso dai precedenti risultati. Per tanti motivi che fanno sperare di aver individuato i veri tigrotti: la strada resta lunga, è importante non lasciarli soli e pretendere chiarezza per loro

(foto Marco Giussani)

(foto Marco Giussani)

Piedi per terra: solo che la terra è questa delizia di campo che l’Albinoleffe si voleva coccolare. Lo capiamo, ma mica potevamo permetterlo. Non proprio adesso, che bisognava far partire per il verso giusto il girone di ritorno per inviare un segnale inconfondibile. 

Che occorreva far venire fuori l’anima di questa Pro Patria, assaggiata sabato scorso in casa… Ma non bastava, non poteva bastare dopo questo tormentata andata, a livello calcistico e non solo.

Pareggi indigesti

Rimettiamoci in cammino per cogliere una differenza fondamentale. I pareggi, questi piatti indigesti all'andata. Piacenza, stiamo avanzando, siamo addirittura in superiorità numerica ed ecco che ci ripigliano. È il settembre 2021 e ci brucia un pochino (LEGGI QUI), giusto perché siamo ancora nella fase di rodaggio.

C'è una volta in cui recuperiamo: contro la Pro Sesto. Però che cosa assurda, trovarci sotto contro questa avversaria. Alla fine, è pareggio mandato giù con un potente digestivo (LEGGI QUI). Che tuttavia è assolutamente inutile contro la Giana. A Gorgonzola, anche i fedelissimi ultras chiedono conto ai tigrotti. Sì, abbiamo messo da parte un cosiddetto punto utile, ma sappiamo che non dovevamo essere riafferrati così (LEGGI QUI).

In mezzo, un pareggio fuori concorso, per così dire: quello che fa percepire come qualcosa possa covare sotto le ceneri, una netta prova d'orgoglio, spinta probabilmente anche da ulteriori motivazioni: quello contro il Südtirol (LEGGI QUI).

La svolta, la speranza

Arriviamo ai giorni nostri. C'è la Pergolettese che ci mette sotto disinvolta, poi noi la ribaltiamo, stringendo di nuovo in mano quei tre punti dimenticati. Ed eccoci a Zanica, un impianto (il primo privato della serie C), che ci turba: un po' come quando il tuo antagonista di una qualsivoglia competizione si presenta con l'abito da cerimonia, e tu ti sei infilato i jeans. Lui ti dà una stoccata e ti fa intendere che è solo l'inizio. Tu puoi arrenderti oppure decidere che sì, è solo l'inizio, ma dal tuo punto di vista.

L'happy end non arriva subito, come da copione melenso, ma si fa attendere fino quasi alla fine, come a farti dubitare o metterti alla prova. Sei in uno stadio sfavillante, tu che abiti in uno Speroni storicamente fantastico, ok, ma qualche problema a capire bene in che fase viaggi nel cosiddetto "passaggio societario" ce l'hai. 

Che cosa fai? Quello che hanno fatto i tigrotti: limi le tue incertezze, se commetti un errore lo compensi raddoppiando le mosse giuste, diventi persino cinico come non pensavi di poter essere in qualche occasione e rimescoli tutto con l'unico metodo infallibile, quello del gruppo. Anzi, è dal metodo che parte tutto il resto: leggiamolo a ritroso.

Ecco perché - mantenendo i piedi per terra - questa partita è stata molto diversa. Ora siamo a 21 punti, con il Mantova. Sotto, Fiorenzuola, Legnago, Pro Sesto e Giana (quest'ultima chiude a 15): la prima, è l'unica squadra di queste quattro (LEGGI QUI) che ci ha sconfitto, il Legnago ha ospitato una vittoria folle ma esaltante per i tigrotti (LEGGI QUI), le altre due già menzionate.

Questa o quella per me pari "non" sono, diciamo, correggendo il tiro al "Rigoletto". Potrebbe essere la prefazione di qualcosa che non è una favola, del resto le favole non possiamo permettercele. Potrebbe cominciare a raccontarci qualcosa che non riusciva a venire a galla.

Ma se questi ragazzi si sono mostrati, finalmente, il lavoro non è certo finito e vanno sostenuti. In tanti modi, anche pretendendo la verità e la chiarezza a ogni passo di questo percorso societario. Perché anche qui, questa o quella pari non sono. Anzi la regola vale persino di più.

Marilena Lualdi


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