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Busto Arsizio | 30 dicembre 2021, 15:00

Parco Alto Milanese: il presidente Turri racconta obiettivi raggiunti e nuove sfide

«L'augurio, per il futuro del nostro territorio, è che possa riconoscere nel Pam, ma più in generale nel sistema dei parchi, un elemento cardine su cui investire per l'ecosistema», dice Davide Turri

Parco Alto Milanese: il presidente Turri racconta obiettivi raggiunti e nuove sfide

Il Parco Alto Milanese nell’ultimo anno è stato al centro di numerose iniziative che hanno rilanciato la sua centralità nel territorio (Legnano, Castellanza e Busto Arsizio).

Davide Turri, presidente del Consorzio del Pam, in vista della chiusura dell’anno fa un bilancio dei risultati raggiunti nel 2021 ma guarda all’orizzonte per le nuove sfide che attendono il parco e il superamento delle criticità sulle quali si è iniziato a lavorare.

Da febbraio è presidente del parco, quale è stata la prima cosa su cui siete intervenuti?
«Come frequentatore del Pam ho sempre trovato inaccettabile l'abbandono di rifiuti. Questa è stata la priorità condivisa con il Consiglio di amministrazione del parco.

Abbiamo chiesto più fondi ai comuni per togliere vecchie macerie e per nuove sbarre di accesso. 

Il progetto già in fase di studio per le fototrappole presto verrà realizzato, mentre abbiamo avviato un portale con la Protezione Civile di Legnano per le segnalazioni dei nostri fruitori tramite un QR code. Proprio su questo, è fondamentale la collaborazione con associazioni e cittadini.

Ad esempio Puliamo il mondo con Legambiente Bustoverde ha visto la partecipazione di oltre 250 persone che si sono prese cura del parco. Il frutto di questo lavoro inizia a vedersi, ma ci vorrà del tempo».

Ha parlato di Puliamo il mondo, qual è il rapporto con le associazioni ed i fruitori del Pam?
«La collaborazione con associazioni, società sportive, realtà che operano nel parco per realizzare iniziative è un valore aggiunto. Intorno al Pam c'è un bacino di utenza di 160.000 persone. C'è un enorme potenziale di collaborazione e di coinvolgimento da incanalare in iniziative che siano compatibili con il parco».

Arrivati a fine anno 2021, quindi quali sono stati gli obiettivi raggiunti?
«Abbiamo investito su pulizia e manutenzioni, dai boschi ai sentieri passando per le vecchie staccionate e il campo di bocce, con la consapevolezza che c'è ancora molto da fare.

Anche le iniziative svolte nel parco sono state un buon traguardo visto il periodo complicato.

I parchi hanno un ruolo importante per la qualità della vita delle persone ed il constante aumento di fruizione ci fa capire che ci muoviamo nella direzione giusta».

E quali sono i punti deboli su cui ancora lavorare?
«Uscire dalla logica di terra di mezzo e creare legame con il territorio. Per fare questo occorre valorizzazione l'identità del parco, le sue realtà agricole, le caratteristiche ambientali passando anche per una efficace comunicazione.

Pensi che non esiste un libro strutturato sul Pam, benché sia stato creato oltre 30 anni fa. Occorre agire su questo per creare educazione ambientale, spirito di appartenenza, affezione e rispetto».

Qualcuno ha scritto che lei vuole cristallizzare il parco e farne un museo, è così?
«Il nostro intento è valorizzare il parco, la sua storia, le caratteristiche di paesaggio di una campagna povera che fa parte della nostra cultura, senza dimenticare che sono importanti le idee affinché il parco si evolva.

La volontà di guardare al futuro si concretizza anche con la partecipazione a bandi con progettualità (ad esempio "La stanza nel bosco" oppure "Forestami") e stiamo lavorando per aderire ad ulteriori bandi.

Mi sembra quindi che la direzione sia proprio di evoluzione e potenziamento del parco».

Un augurio per il Pam per il prossimo futuro?
«L'augurio è per il futuro del nostro territorio, che possa riconoscere nel Parco Alto Milanese, ma più in generale nel sistema dei parchi, un elemento cardine su cui investire per l'ecosistema e la resilienza rispetto ai cambiamenti climatici, alla qualità dell'aria, alla mitigazione dell'aumento delle temperature delle nostre città.

È un ruolo che il parco è chiamato a sostenere per la propria parte, ma è inevitabilmente una sfida che coinvolge una rete verde di un territorio ben più vasto».

Raffaele Specchia

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