Ieri... oggi, è già domani | 06 gennaio 2022, 06:00

la "brutua" (schifezza)

La "brutua" è la schifezza, ciò che bisogna espellere dal nostro corpo, in determinate circostanze

la "brutua" (schifezza)

Se la ride, Giusepèn, quando gli accenno la "brutua" che raccoglie nel suo significato, tante considerazioni. Di ciò, Giusepèn è maestro. E comincia col significato logico. La "brutua" è  la schifezza, ciò che bisogna espellere dal nostro corpo, in determinate circostanze. La Donna che partorisce, ad esempio. Oltre alla Creatura che nasce, c'è la placenta e il liquido amniotico che termina la sua funzione con il parto. Da lì in poi, tutte quelle sostanze che si sono formate nel grembo della mamma, dovranno essere espulse per il bene della mamma stessa.

Giusepèn è chiaro "l'è a brutua" (la schifezza) che, una volta espulsa, consente al corpo materno di svolgere appieno le giuste funzioni.

C'è poi l'aspetto "figurato" della "brutua". Uno che non ha sale inzucca; uno sprovveduto, ma pure uno che parla a vanvera, gli viene appioppato una frase poco simpatica: "te ghe dentar in dul cervel tanta brutua" (hai dentro il cervello tanta ....schifezza) - oppure quando non si sa che pesci prendere per non aggrapparsi sui vetri, si diceva" "buta via a brutua e cumencia a ragiunò cunt'ul co" (butta via la schifezza e incomincia a ragionare con la testa).

Per estensione si arriva anche a dire agli scolari "l'a sbaglia, al capissi pocu ....al ga dentar anca mò a brutua" (sbaglia, comprende poco....ha dentro tuttora la schifezza nel cervello) come se la "brutua" fosse ancora latente e non sia buttata per intero. Non è finita lì.

Si parla di "brutua" anche per il Parlamento ed i suoi occupanti. "I ragionan non ...gan anmò a brutua in giru" (non ragionano...hanno ancora la schifezza in circolazione), per dire che, il termine "brutua" suona a disdoro di chi (magari non si capacita) è insulso, puerile, infantile a oltranza, anche se dovrebbe cogli anni ....migliorare e maturare.

C'è anche chi, con la "brutua" perenne si sente dire "ti, ul co te ghe l'è tacà dumà par 'da in dul barbè, tantu l'è pien da brutua" e ciò si sconfina nel ....folcloristico. Sentite la .... traduzione: "tu, la testa, l'hai attaccata solo per recarti dal barbiere, tanto è piena di schifezza".  Poi, quando è in atto un diverbio è facile sentir dire "t'e parli cunt'a butua ca la galleggia" (parli con la schifezza che galleggia -si suppone, nel cervello-).

La famigerata "brutua" rappresenta un modo di dire statico e inamovibile che caratterizza tutto ciò che il cervello, non elabora e che viene spifferato dalla bocca, senza essere passato dalla ragione. Non ci sono ....mezze vie. E vien da chiedersi: è poi vero che la "brutua" è data da una singola parte? Qualche dubbio ce l'ho e Giusepèn è sottile nel commentare: "ghe chi ga l'à e lu sa non e chi ga l'à e 'l fa mustra da casciagala ai oltar" (c'è chi la possiede e non lo sa e chi ce l'ha e fa finta di appiopparla agli altri). Possiamo dire che la "brutua" è una specie di percorso che tutti devono compiere? Nessuno è nato "imparato" e tutti commettono gli stessi sbagli ....si chiama maturazione. Poi si fa come la ....mamma... che a tempo debito, la "brutua" la caccia via.

M'è rimasto un "pezzo" ....una ferita o un foruncolo da "tià a cò" per via del pus che contiene fa dire "ghe dentar àa brutua....ul bugnon l'àà sciupò" (contiene il pus ... il foruncolo deve scoppiare). Il finale del pezzo lo lascio a Giusepèn, sempre magnanimo con me: "ti, a brutua te ga ne naca un zicu ...l'e tul ...cervèl" (tu, di schifezza ne hai nemmeno un poco .... è tutto ... cervello). Immenso Giuseppino!

Gianluigi Marcora

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