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Territorio | 07 gennaio 2022, 17:09

«Ci alleneremo a "ce l'hai" in oratorio finché non riusciremo a prenderti. E quando sentiremo Pika, Pika, Pikachu da una stella, capiremo che su quella stella ci sei tu, Daniele»

Centinaia di persone attonite fino alle lacrime all'oratorio di Schianno per l'addio al piccolo Daniele: i messaggi di chi voleva bene a quel bambino che sfrecciava in casa con la sua biciclettina, cercava maestre e maestri con i suoi occhietti vispi per avere la conferma che era stato bravo e che chiedeva la mano dell'animatrice per addormentarsi senza fare brutti sogni

«Ci alleneremo a "ce l'hai" in oratorio finché non riusciremo a prenderti. E quando sentiremo Pika, Pika, Pikachu da una stella, capiremo che su quella stella ci sei tu, Daniele»

C’era un palloncino di Pikachu, trattenuto da un sottile filo, che si muoveva in cielo avanti e indietro, spinto dal vento gelido del campo dell’oratorio di Schianno, davanti all’altare e alla piccola bara bianca di Daniele, perché «era il regalo che avevi chiesto alla tua mamma, e da oggi in poi quando sentiremo "Pika, Pika, Pikachu" da quella stella nel cielo, avremo capito che su quella stella ci sei tu». 

C’era un bambino che, come tutti i bambini, arrivava con il nonno all'oratorio ed era sempre una festa, le partite a "tam tam" e soprattutto a "ce l’hai" non finivano mai, «ma vincevi sempre tu perché inventavi sempre una nuova regola contornata dalla linguaccia finale», e poi «il broncio non ce l'avevi mai e volevi che ti disegnassimo qualcosa di sorridente sul viso in modo che il sorriso diventasse sempre più grande». Ecco, Daniele, oggi noi ti facciamo una promessa: «Ci alleneremo a "ce l’hai" finché un giorno riusciremo finalmente a prenderti e a rivederti».

C'era un bambino che spalmava il gelato alla crema sulla faccia degli animatori e che, «di ritorno dalla gita voleva che gli tenessi la mano, perché addormentandosi aveva paura di fare brutti sogni».  

C’era un bambino che aveva scritto “ti regalo un abbraccio” in un cuoricino di carta alle catechiste che gli chiedevano quale regalo avrebbe voluto fare a Gesù. «Quell’abbraccio che lassù potrai ricambiare per sempre». 

C'era un bambino che aveva dato l’ultimo saluto ai suoi compagni di classe e alle maestre il 22 dicembre: «Ci eravamo detti che ci saremmo rivisti a gennaio» ma adesso gennaio è arrivato, e pare impossibile che non ci rivedremo più, «tu che il primo giorno di scuola ci avevi sorriso con gli occhi dietro la mascherina, perché eri un simpaticone».

C'era un bambino con due occhi vispi che cercava maestre e maestri per avere la conferma che era stato bravo. 

C'era un bambino che correva nel prato d'estate, prendeva in giro nonno Davide e faceva i compiti con nonna Mariangela, sfrecciava in casa sulla sua biciclettina con gli occhi furbetti e che rideva e qualche volte piangeva come tutti i bambini.

C'era un bambino che aveva una mamma, Silvia, e i nonni che non lo vedranno più diventare grande, e resterà per sempre un bambino di 7 anni, ma anche degli amici che non potranno mai più giocare con lui e non avranno più la spensieratezza dei bambini di 7 anni.

C'era un bambino e ci sono per lui tanti "grazie" oggi, a cui si potrebbe aggiungere "grazie di cosa?" visto che non potremo sentire più la sua vocina: forse solo un paio d'ali potranno raccogliere questo peso, questo "tutto" che rappresentava Daniele e anche il contrario di tutto che, quella notte, ce l'ha portato via.    

E c’era un bambino, come tutti i bambini, che avrebbe meritato la misericordia dei grandi. Una misericordia negata, secondo quanto ascoltato nell'omelia di don Stefano Silipigni (leggi QUI tutte le sue parole), di questo pomeriggio che prende il volo, come quel palloncino di Pikachu. 

C'è anche, infatti, un «Gesù non buonista né ingenuo», quando quella misericordia viene negata e i diritti e la vita dei bambini sono messi in secondo piano dagli adulti. «Guai a colui per colpa del quale avvengono scandali! - è l'ammonimento e il passo citato da don Stefano - Sarebbe meglio per lui che una macina da mulino gli fosse messa al collo e fosse gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno solo di questi piccoli».

Come c'è, alla fine e all'inizio di tutto, «quel raggio di luce e di puro amore per 7 anni», come hanno scritto nell'ultimo, struggente messaggio mamma Silvia e i nonni Davide e Mariangela: «Dal nostro cuore spezzato per sempre ringraziamo chi non ci ha fatto sentire soli» con parole, lettere, silenzi, lacrime e abbracci. Grazie ai carabinieri della stazione di Azzate, ai soccorritori della Valbossa, agli operatori dell’ospedale di Circolo, alla parrocchia e a don Stefano, agli animatori dell'oratorio San Luigi, a maestre e maestri dell'Istituto comprensivo Don Guido Cagnola, alle istituzioni presenti. 

Grazie per averci accompagnato fin qui, Daniele, ad abbracciare tutti i tuoi amici, regalandogli per sempre il tuo sorriso.

Andrea Confalonieri

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