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Busto Arsizio | 10 gennaio 2022, 15:41

Di nuovo in classe. Tra preoccupazioni, sciopero e assenze

Questa mattina è suonata la prima campanella del nuovo anno. Le lezioni sono ripartite in presenza, anche se diversi studenti in quarantena sono costretti a seguirle a distanza. C'è anche chi ha scioperato (il 30 per cento degli studenti del Facchinetti di Castellanza). Sono rimasti a casa pure tanti bimbi iscritti alle scuole dell’infanzia di Busto, con le educatrici chiamate agli straordinari per sopperire alle assenze delle colleghe

Di nuovo in classe. Tra preoccupazioni, sciopero e assenze

Tra la preoccupazione per i contagi e opinioni diverse fra studenti e dirigenti scolastici, questa mattina è suonata la prima campanella del nuovo anno. Le lezioni sono riprese in presenza, sebbene oltre 2.200 presidi avessero sottoscritto un appello per chiedere di ripartire con due settimane di Dad (didattica a distanza).
Inevitabilmente in questi giorni si dovranno fare i conti con diverse assenze tra docenti, personale Ata e studenti. Con l’auspicio che la situazione non peggiori sensibilmente.
I problemi riguardano anche le scuole dell’infanzia, con tanti piccoli utenti costretti a rimanere a casa e le educatrici chiamate agli straordinari per sopperire alle assenze delle colleghe.

Ritorno in classe. Tra assenze e sciopero

Nei giorni scorsi, alcuni dirigenti scolastici avevano lanciato un appello – che ha raccolto il sostengo di oltre 2.200 colleghi – chiedendo al presidente del Consiglio Mario Draghi e al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi di riprendere le lezioni in Dad (leggi qui). Tra i promotori dell’iniziativa c’era anche Amanda Ferrario, dirigente dell’Ite Tosi di Busto Arsizio.

«Una programmata e provvisoria sospensione delle lezioni in presenza per due settimane – sostengono i presidi – è sicuramente preferibile a una situazione ingestibile che provocherà con certezza frammentazione, interruzione delle lezioni e scarsa efficacia formativa».

Non è seguito alcun ripensamento da parte del ministero. «Apriremo e faremo del nostro meglio», ha quindi affermato ieri Ferrario, precisando che la Dad era stata richiesta perché al momento «non ci sono le condizioni di sicurezza» (leggi qui).

Il tema ha diviso gli studenti: alcuni hanno condiviso i timori espressi nell’appello dei presidi e hanno “scioperato”, non presentandosi in classe. Ci sono state anche delle manifestazioni, da Milano a Legnano.
Altri sostengono invece che la Dad non sia la soluzione.

Anche tra i presidi ci sono posizioni diverse. Ad esempio, Cristina Boracchi, dirigente scolastico del liceo Crespi di Busto, condivide la linea del Ministero. «Anche se – precisa – avrei imposto la mascherina Ffp2 a tutti».
Questa mattina gli studenti del “Crespi” in Dad erano 120 su un totale di 1.300, tra positivi, isolamento e quarantene. «Un numero non altissimo ma abbastanza rilevante», osserva la preside.

Cinque su 104, invece, gli insegnanti al lavoro da casa. Tutti i docenti sono vaccinati (a eccezione di coloro che sono stati regolarmente esonerati dal medico del lavoro).

La possibilità di seguire le lezioni a distanza, tra l’altro, deve essere richiesta al dirigente scolastico e viene concessa solamente in presenza di documenti che attestino la positività, l’isolamento fiduciario o la quarantena dell’interessato.

Nelle classi in cui è più complicato garantire il distanziamento «abbiamo attivato le lezioni con le mascherine Ffp2 per le prossime due settimane, come da indicazione degli organi competenti. Con la speranza che il picco venga superato e si possa tornare alle chirurgiche».

Per quanto riguarda lo sciopero, «o per meglio dire la “manifestazione di dissenso”», puntualizza Boracchi, «non sono stata avvisata di alcuna adesione. In ogni caso, il numero delle assenze non legate al Covid era sostanzialmente in linea con quello dei mesi scorsi».

Circa duecento, invece, gli studenti che non hanno seguito le lezioni all’Isis Facchinetti di Castellanza. Il 30 per cento del totale. «Io non ero d’accordo con lo sciopero - afferma la dirigente Anna Bressan -. Domani questi ragazzi saranno a scuola, perché le condizioni per fare lezione ci sono. Fra l’altro, questa è la settimana di chiusura del quadrimestre. Tra il personale, una ventina di dipendenti su 250 è in quarantena o isolamento. La situazione è gestibile e il servizio si può garantire».

Anche perché, sottolinea Bressan, «il picco dei contagi tra i ragazzi c’è stato durante le feste. La scuola, con l’obbligo di indossare la mascherina, è un luogo più sicuro rispetto ad altri. Tutto il personale indossa le Ffp2, c’è un termoscanner all’entrata, le aule sono provviste di un purificatore dell’aria e vengono sanificate al termine delle lezioni. Facciamo tutto il possibile. Capisco e rispetto i timori di tutti, in particolare quelli legati ai trasporti. Ma, ad oggi, non c’è una situazione tale da rendere necessaria la Dad».

Straordinari per le educatrici di nidi e materne

A Busto i problemi legati alla pandemia colpiscono anche le scuole dell’infanzia. L’assessore alle Politiche Educative Daniela Cerana spiega che negli asili nido – ma il discorso è pressoché analogo nelle materne comunali – «è presente solo il 50-60 per cento circa dell’utenza. Per quanto riguarda le operatrici, in media ci sono una o due assenze per struttura».

«La situazione è complicata ma, ad oggi, tutti i servizi sono regolarmente garantiti», chiarisce l’esponente di giunta, che rivolge un plauso alle educatrici chiamate agli straordinari per tamponare le assenze delle colleghe: «Stanno dimostrando grande disponibilità per non creare disservizi alle famiglie».

Inevitabilmente si naviga a vista e si sta anche valutando la possibilità di posticipare l’inserimento e l’ambientamento dei nuovi iscritti, che comporterebbe la presenza di nuovi genitori nelle strutture.
«Non vogliamo prendere decisione affrettate – aggiunge Cerana –. In questi giorni continueremo a monitorare la situazione per poi dare tutte le comunicazioni del caso alle famiglie».

Riccardo Canetta

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