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Gallarate | 11 gennaio 2022, 08:00

Sanguine da Gallarate: Toro seduto, Nonno seduto o, semplicemente, Michele?

Rapper, autore, regista, attore: la distrofia di Duchenne non frena il suo estro. E il Covid nemmeno. Nuova videocamera montata sulla carrozzina per ulteriori sorprese

Michele "Toro seduto" Sanguine on stage

Michele "Toro seduto" Sanguine on stage

Michele Sanguine, gallaratese, circa 30 anni di convivenza con la malattia di Duchenne, laurea alla Liuc, in giurisprudenza. Tanti interessi, in crescendo: rap e regia, da tempo. Scrittura audiovideo e riprese, più di recente. Viene da chiedersi come vadano le cose a una persona che si confronta con importanti difficoltà, in un periodo imprevedibile come quello che tutti stanno attraversando.

«Mi capita spesso di parlare con persone con distrofia. Ragazzi che conosco. Facciamo una vita semplice e tendenzialmente casalinga. Uno dei nemici peggiori, da sempre,  è il freddo. Ti devi vestire tanto ma, allo stesso tempo, indossare una giacca non è facile. Se devo tirare le somme, quasi nulla è cambiato. Poi ognuno ha il suo carattere. C’è chi, di fronte alla prospettiva di uscire, si spaventa di più. Io, quando possibile, se devo fare una commissione la faccio. Diciamo che, almeno dal punto di vista climatico, si guarda con speranza alla primavera».

Michele non è solo Michele. È “Toro seduto”, la sua identità rap, e “Nonno seduto”, una creazione video in procinto di sbarcare su You Tube. Primo fronte, la musica: «Le esibizioni dal vivo si sono fermate. Distribuzione del disco bloccata. All’inizio, quasi inaspettatamente, tra serate e banchetti eravamo riusciti a vendere. Ora tutto è in sospeso. Si fa fatica a comprendere le reazioni della gente».  E senza quelle, è difficile sviluppare il progetto.

Ma qualcosa va avanti. Una iniziativa in cui “Nonno seduto” crede. L'ha scritta e, durante le riprese, ha anche lanciato un crowdfunding per sostenerla. «La serie di compone di 11 puntate. Dieci minuti ciascuna. Chi conosce questo tipo di produzione sa quanto lavoro occorra per arrivare al traguardo. Il progetto è stato premiato anche da qualche azienda».

E le riprese in epoca Covid? «Abbiamo sfruttato i momenti in cui la pressione del virus si allentava. Ci siamo messi in una decina. Gente che conosco. Magari persone con una qualche propensione a esibirsi, tra recitazione, musica, canto. A un certo punto, una partecipante all'iniziativa ha abbandonato. Abbiamo trovato un’altra persona che, generosamente, ha sposato il progetto. E siamo andati avanti».

Determinazione, tanto per cambiare. E nuove prospettive: «Di “Nonno seduto” sono regista, autore, montatore e attore. Per una piccola parte, devo dosare gli sforzi. Ma, in corso d’opera, mi sono interessato a temi per me nuovi legati all'audiovideo. Tanto che, a un certo punto, sono subentrato nel realizzare le riprese, inizialmente affidate a dei videomaker». E siccome l'appetito vien mangiando: «Ho comprato una piccola videocamera, tecnologicamente avanzata. Consente di eseguire riprese speciali in movimento e posso ancorarla alla carrozzina grazie a un sostegno in alluminio progettato e creato ad hoc. La fotocamera si adatta istantaneamente ai movimenti seguendo accelerate, scatti e sterzate anche molto veloci, dato che la carrozzina può raggiungere i 14 chilometri orari. Sto sperimentando, anche in prospettiva di nuovi progetti».

Ignota, al momento, l’uscita della serie. Che, però, arriverà. Qualche “dietro le quinte” è già visibile on-line. Nonno seduto non è tanto nonno né tanto seduto: viaggia. Trova il modo e viaggia.

Presto novità su www.sanguineproduction.it 

Stefano Tosi

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