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Busto Arsizio | 15 gennaio 2022, 14:11

Busto ricorda i deportati della Comerio. Una “pietra d’inciampo” per uno di loro

Una cerimonia con autorità e associazioni per ricordare la deportazione della commissione interna della ditta. «Non bisogna assolutamente dimenticare», ha detto il sindaco Antonelli. All’operaio Vittorio Arconti è stata dedicata una “pietra d’inciampo” su iniziativa di Associazione Mazziniana e Anpi di Gallarate

Busto ricorda i deportati della Comerio. Una “pietra d’inciampo” per uno di loro

Busto Arsizio non dimentica la deportazione della commissione interna della ditta “Comerio Ercole” da parte del regime nazifascista.

Anche quest’anno la pandemia ha costretto a rinunciare al tradizionale momento di riflessione che richiamava tanti cittadini ad ascoltare personaggi del calibro del prete partigiano don Gallo o di Liliana Segre, testimone della Shoah che qualche anno più tardi sarebbe stata nominata senatrice a vita.
Il sacrificio dei lavoratori è stato comunque ricordato questa mattina con una breve ma sentita cerimonia al parco Comerio, davanti alla lapide dedicata al tragico evento.

È stata anche l’occasione per annunciare che in memoria di uno dei deportati, Vittorio Arconti, è stata realizzata una “pietra d’inciampo” grazie all’impegno di Anpi e Associazione Mazziniana di Gallarate, città dove risiedeva l’operaio comunista ucciso dai nazisti.

«Non bisogna assolutamente dimenticare»

«Purtroppo abbiamo dovuto rinunciare all’appuntamento al Museo del Tessile, ma era giusto fare questa semplice manifestazione, perché non bisogna assolutamente dimenticare», ha detto il sindaco Emanuele Antonelli, affiancato nell’omaggio ai caduti da alcuni colleghi del territorio.
Alla cerimonia, promossa dall’amministrazione comunale insieme alla direzione e alle Rappresentanze sindacali unitarie della Comerio Ercole s.p.a. e all’associazione “Noi della Comerio Ercole 1885”, erano presenti anche i rappresentanti della famiglia Comerio, le Anpi di zona, la Fivl, l’associazione Caduti e dispersi in guerra, la presidente del Consiglio comunale Laura Rogora con assessori, consiglieri e rappresentanti dei partiti di Busto.

«Mi viene da ridere – ha aggiunto il sindaco – pensando a che cosa potrebbero dire queste persone di fronte a quella che, per chi rispetta le regole, è una “semplice” pandemia. Loro hanno seguito la regola della libertà, per la quale “tutti diedero senza nulla chiedere”. Per questo devono essere ricordati e mi fa piacere che oggi siano presenti anche qualche ragazzo e dei bambini».

«Un episodio della nostra Resistenza»

I rappresentanti delle Rsu della Comerio, Natale Pargoletti e Giorgio Baggio, hanno ripercorso i drammatici avvenimenti.

Era il 10 gennaio 1944, quando i lavoratori Vittorio Arconti, Arturo Cucchetti, Ambrogio Gallazzi, Alvise Mazzon, Giacomo Biancini, Guglielmo Toia e Melchiorre Comerio vennero arrestati per aver fomentato uno sciopero. A eccezione di Comerio, fratello del titolare della ditta, vennero tutti deportati nel campo di sterminio di Mauthausen. Arconti, Gallazzi e Cucchetti non fecero ritorno a casa, mentre Mazzon morì qualche mese dopo la fine della guerra per gli stenti subiti nel campo.

Ricordati «con infinita riconoscenza» anche i lavoratori che hanno perso la vita per la libertà, i partigiani Giovanni Ballarati, Luigi Caimi, Rodolfo Mara, Bruno Raimondi e Mario Vago.

«Riflettere sulla memoria è anche rendere attuale il sacrificio dei nostri martiri che non dobbiamo mai dimenticare», ha detto Baggio. Ai familiari delle vittime è stato tributato un sentito applauso.

Liberto Losa, presidente dell’Anpi di Busto, ha sottolineato che «il sacrificio dei deportati ma anche di tutte le maestranze della fabbrica ha dato un apporto fondamentale al recupero della libertà a Busto. Gli scioperi del ’43 e ’44 vennero indetti per salvaguardare condizioni minime, vitali, ma anche per rivendicare la fine della dittatura. Quello della Comerio è stato un episodio della nostra Resistenza».

Una “pietra d’inciampo” per Vittorio Arconti

Michele Rusca, dell’Associazione Mazziniana di Gallarate, ha presentato la “pietra d’inciampo”, piccolo manufatto in bronzo simile a un sanpietrino realizzato in memoria dei cittadini deportati nei campi di sterminio, che verrà posizionata davanti alla residenza di uno dei sei lavoratori della Comerio, il gallaratese Vittorio Arconti.

Le altre pietre che verranno posate, su iniziativa dell’associazione e dell’Anpi di Gallarate presieduta da Michele Mascella, ricordano due donne perseguitate e uccise perché di ascendenza ebraica, Clara Pirani Cardosi e Lotte Froehlich Mazzucchelli.

«È doveroso trasmettere il ricordo alle generazioni future, perché solo attraverso la memoria possiamo evitare il ripetersi di questi orrori», ha evidenziato Rusca.
Questa sera, alle ore 18.30 nella chiesa prepositurale di San Michele Arcangelo, è in programma la santa messa solenne in ricordo dei caduti della Comerio.

Riccardo Canetta

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