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Busto Arsizio | 21 gennaio 2022, 17:07

Il Comitato Antifascista per il Giorno della Memoria: «Parole e canti in questo Mondo che mette ancora barriere»

Di fronte al Tempio Civico di Busto, il 26 gennaio alle 21, alla vigilia della liberazione di Auschwitz. «L’Europa che non sogniamo è diventata una triste realtà»

Il Comitato Antifascista per il Giorno della Memoria: «Parole e canti in questo Mondo che mette ancora barriere»

Il 26 gennaio alle ore 21, di fronte al Tempio Civico di Busto il Comitato Antifascista invita a celebrare il Giorno della Memoria nella sua vigilia «per non dimenticare gli orrori di ieri e per rivendicare i diritti alla libertà e alla dignità di quanti ancora oggi vengono rinchiusi ai margini della vita per non disturbare le esistenze dei più ricchi o come merce di scambio o scudi umani di politiche disumane» recita la nota del Comitato Antifascista di Busto. «Ci incontreremo con candele, segno per ricordare in questa Europa che rimuove il passato e con le parole e i canti che potranno accompagnare la vigilia di quella liberazione di Auschwitz, perché siano liberati uomini, donne e bambini oggi prigionieri dei nuovi e disumani campi di segregazione. Il microfono sarà aperto agli interventi e si potrà aderire, come singoli o gruppi».

“Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare” cantava Guccini.

«Come noto, la Storia non è magistra vitae e di altro filo spinato, di altri muri l’Europa s’è cinta nel corso del Novecento.

Settantasette anni dopo l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, nell’Unione sono tornati a soffiare venti sinistri. La pacifica convivenza tra i popoli, il principio di non respingimento di richiedenti asilo alle frontiere, il diritto alla dignità si infrangono lungo i 1.500 km di nuovi muri e reticoli di filo spinato che sono stati alzati lungo 9.000 km di confine terrestre dell’Area Schengen. Questo per impedire invasioni immaginarie di migranti provenienti da paesi in cui l’incolumità fisica e psichica viene messa quotidianamente a repentaglio: Siria, Afghanistan, Iran, Pakistan, Iraq per citarne alcuni. Muri che la Fortezza Europa innalza per dividere “noi” da “loro”, “ricchi” da “poveri”, “meritevoli” da “indesiderabili”. È con questa politica discriminatoria ed esclusivista che l’Europa che non sogniamo è diventata una triste realtà.

L’Europa che oggi ricorda e commemora attivamente le vittime della Shoah è chiamata a riflettere sulla direzione che ha imboccato a quasi ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Quello che auspichiamo è che la nostra Unione abbia il coraggio di guardare al di là delle barriere di cui si circonda, per ascoltare le grida che le giungono dirompenti “da oltre il muro che ogni suono fa passare”, da parte di donne e uomini in carne ed ossa, la cui unica colpa è trovarsi dall’altra sponda di questo».

Redazione

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