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Legnano | 22 gennaio 2022, 06:00

I vent’anni di carriera dei Finley: le emozioni, la radio e i nuovi progetti

Dal palco del Circolone di Legnano a quelli di Sanremo e del Festivalbar. 300mila copie vendute, premi prestigiosi e una carriera ormai consolidata in radio. Con il cantante Pedro, ripercorriamo i vent’anni dei Finley: una storia nata dall’amicizia di quattro ragazzi e partita sui banchi del liceo

Foto dalla pagina Facebook dei Finley

Foto dalla pagina Facebook dei Finley

La storia dei Finley è il sogno di quattro ragazzi – Pedro (voce), Ka (chitarra), Ivan (basso) e Dani (batteria) – che si conoscono al liceo Galileo Galilei di Legnano. La loro amicizia si trasforma in amore per la musica. Cominciano a suonare nello storico Circolone; successivamente si fanno conoscere nei locali della provincia e partecipano a concorsi musicali raggiugendo dei buoni piazzamenti. Realizzano un videoclip – nell’epoca dei demo su cassetta – “Make Up Your Own Mind” che arriva all’attenzione del noto produttore Claudio Cecchetto.

Da quel momento la band inizia scalare le classifiche nazionali riuscendo a vendere oltre 300mila copie e ad ottenere prestigiosi premi, tra i quali due Best Italian Act agli MTV Europe Music Awards, il primo nel 2006 a Copenaghen e il secondo a Liverpool nel 2008.
Realizzano cinque album in studio e uno dal vivo tra il 2002 al 2019.

Partecipano al Festivalbar nel 2006, per poi approdare a Sanremo nel 2008 e con l’album Adrenalina si fanno conoscere fuori dai confini nazionali, riuscendo ad esibirsi nei più importanti festival rock europei.

Nel 2009 ottengono la Benemerenza civica del Comune di Legnano per aver fatto conoscere la città nel mondo e per il contributo al progresso civile e morale al servizio della collettività.

Oggi la band non è più una promessa, ma un gruppo ben collaudato e una certezza della musica italiana.
A vent’anni dalla lor nascita, abbiamo fatto una bella chiacchierata con Pedro (Marco Pedretti), che ci ha portato sul palco con i Finley.

Quest’anno festeggiate i vent’anni di carriera. Qual è l’emozione più grande che avete vissuto in questo periodo?
Una delle ultime più grandi emozioni che abbiamo toccato da vicino e che ci ha scaldato il cuore è stata sicuramente quella di ritornare in un luogo sacro della musica live come l’Alcatraz a Milano nel gennaio del 2019 e di approdarvi con un sold-out.

Questa data ci ha riportato alla mente la chiusura del nostro primo tour “Tutto è possibile”, iniziato dieci mesi prima e concluso sempre a gennaio del 2007.

Dopo dodici anni, riuscire a ritornare su quel palco e farlo in grande stile, con un tutto esaurito, è stata una grandissima soddisfazione figlia di un percorso lontano dai riflettori che abbiamo iniziato nel 2012 con la nostra etichetta indipendente.

Il lavoro “nascosto” ci ha permesso di realizzare qualcosa di grande solamente con le nostre forze e tutto questo è qualcosa di impagabile! Purtroppo dopo sono arrivati due anni difficili di pandemia che hanno dato pochi spiragli alla musica e soprattutto alla musica dal vivo. 

Nel 2013 avete fatto la scelta di lasciare il vostro produrre Claudio Cecchetto e avete creato una casa discografica indipendente. È stata una scelta difficile? Qual è il bilancio di questo cambiamento dopo quasi nove anni?
Più che una scelta è stata una necessità quella di muoverci con le nostre gambe, quella di poter sbagliare con la nostra testa e di crescere come individui e come essere umani, come adulti in un mondo complicato come quello della musica.

Ovviamente non ci rendevamo conto al momento della scelta di tutte le difficoltà che avremmo trovato lungo il nostro percorso: dalle porte chiuse a burocrazia infinita a costi che non immaginavamo nemmeno.

È stato per certi versi incosciente come passaggio ma necessario per la nostra crescita personale. Questa scelta ci ha permesso di raggiungere altri traguardi e di conquistarci le cose con la nostra forza e determinazione. Ci ha dato molta soddisfazione ottenere questi risultati che apparentemente potevamo   sembrare meno ridondanti rispetto a quelli che abbiamo raggiunto nei primi anni di carriera, ma in realtà hanno un sapore ancora più bello. 

Lavorate molto sul live e in radio. Mentre non siete più saliti sul palco di Sanremo o dei programmi come Battiti live, più commerciali. È una scelta legata alla nuova casa discografica?
Non abbiamo mai escluso una candidatura a Sanremo. Ci devono essere circostanze giuste. Ci deve essere il momento giusto e ovviamente da indipendente è più complicato riuscire a conquistarci uno slot.

C’è bisogno prima di fare cose importanti, farsi notare e avere il pezzo adatto, perché per quanto poi i follower siano determinanti per la scelta da parte dei direttori artistici di Sanremo, un grande peso lo hanno le case discografiche, che hanno degli spazi a disposizione per le candidature di determinati artisti. 

Per i vostri vent’anni avete in mente qualcosa di particolare?
Siamo molto concentrati sul discorso radiofonico. Nel 2023 festeggeremo dieci anni di lavoro in radio: abbiamo iniziato nel 2013 a Kiss Kiss, siamo passati nel 2016 su Radio Montecarlo e adesso siamo al quarto anno a R101 e siamo molto felici di quello che stiamo facendo. Abbiamo trovato la nostra casa, la nostra famiglia.

Facciamo un programma che ci rappresenta al 100 per cento in una fascia oraria importante in una radio prestigiosa e tutto questo ci rende molto felici.

 È il nono anno di carriera radiofonica, bisogna parlare di carriera, non può essere considerata una parentesi. Ovviamente la radio toglie del tempo alle nostre giornate e quindi bisogna essere dei bravi equilibristi.

Questo è andato un po’ a discapito della nostra presenza sui social network visto che oltre la radio stiamo cominciando a scrivere nuovo materiale che comporrà le nostre prossime produzioni.

Abbiamo iniziato lo scorso anno e pian piano ci stiamo muovendo per una prossima pubblicazione perché abbiamo voglia di tirare fuori il naso dopo tutto questo tempo.

Non vediamo l’ora di ritornare a fare quello che ci piace di più, c’è troppa negatività anche perché sembra sempre il momento della ripartenza e della ripresa: abbiamo suonato in due concerti l’estate scorsa, più per voglia che per programmazione.

E adesso abbiamo lanciato due nuovi concerti, a Bergamo e in provincia di Novara, annunciati con l’inizio dell’anno e che ovviamente siamo stati costretti a posticipare. Lo abbiamo fatto di tre mesi perché non ci sembrava il caso di farlo a stretto raggio. L’incertezza è ancora tanta ma si spera che in primavera la situazione sia diversa. 

Vi state dedicando alla scrittura di un nuovo album? Sempre sul genere pop punk o avete in mente nuove sperimentazioni?
I pezzi che stiamo scrivendo sono qualcosa di diverso rispetto all’ultimo disco di inediti “Armstrong”, molto pop per certi versi, con una grandissima contaminazione elettronica, a differenza degli album precedenti che erano basati molti su power trio chitarra basso batteria nella perfetta tradizione pop punk o rock.

Inoltre abbiamo lavorato sulle programmazioni elettroniche, che sono state inserite sempre nello stesso album.

Adesso c’è molta voglia di ritornare a quelle che sono le nostre radici, complice la nuova esplosione pop punk e nuova wave pop punk oltre oceano.

Inoltre stiamo ascoltando tante cose che stanno avendo un bell’ascendente sulle nuove generazioni e ci sta riportando la dannata voglia di tornare alle nostre origini, ovviamente con le contaminazioni 2021 e 2022. 

Tornerete a fare una data a Legnano?  C’è la speranza di rivedervi prossimamente in zona?
Perché no? Chi è nel territorio non può considerarsi meno fortunato perché le occasioni sono state tante. Il mio pensiero va a chi magari effettivamente ha avuto pochissime se non nessuna occasione di vederci dal vivo, per esempio andare al sud è diventato sempre più complicato.

Alle persone della Lombardia posso garantire che ci saranno tante occasioni perché siamo i primi che hanno voglia di suonare in casa, in quanto siamo cresciuti in questo territorio e ci sono tante persone che ci vogliono bene. Ci sono i nostri affetti ed è bello tornare! Ci saranno sicuramente le opportunità, Covid permettendo… 

Come state affrontando questo momento legato al Covid?
Stiamo facendo tanto lavoro di scrittura con tanti pezzi. Non stiamo lavorando per un album, che forse è diventato una visione un po' superata.  Oggi l’album è diventato una raccolta dopo un percorso di uscita di singoli, mentre anni fa consentiva di conoscere un artista a 360 gradi in maniera più intima.

Oggi il mondo della musica è cambiato e bisogna capire le nuove dinamiche: siamo in un sistema che è abbastanza schizofrenico che vuole sempre canzoni da dare in ascolto agli ipotetici follower. 

Una curiosità per i vostri fan: la collaborazione con Mondo Marcio nel singolo “Dentro una scatola” si è fermata a questo pezzo?
È stato progetto isolato, “complice” la nostra etichetta che era per entrambi la Emi in quel periodo.

Una collaborazione nata in sala prove: praticamente avevamo quasi scimmiottato il suo ritornello e il produttore l’ha sentito e ci ha detto “questa roba è fortissima e dobbiamo proporla” e ci hanno spinto per fare questa cosa: una svolta nel 2006, molto avanti per il pop in Italia.

Anche se non è stato il primo esempio di commistione tra pop e rap, ma in quel momento è stata una boccata d’aria fresca per il nostro percorso. 

Avete in mente future collaborazioni con altri artisti?
Ci piace collaborare, non lo abbiamo fatto spesso perché le collaborazioni si fanno per conoscenza, contatti tra case discografiche.
Lo abbiamo fatto qualche anno fa con Edoardo Bennato in diverse cose.

Non escludiamo che nel nostro futuro ci si possa riaprire a questo mondo delle collaborazioni, che è sicuramente molto stimolante e ci permette di dare delle sfaccettature alla nostra musica.

Raffaele Specchia

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