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Economia | 24 gennaio 2022, 16:01

Caro-energia, Cisl Lombardia teme ricadute: «140mila lavoratori esposti agli effetti della crisi»

Sono quasi 25mila le aziende lombarde interessate, per oltre 400mila addetti. Mesagna: «Servono interventi per arginare e un confronto a tutti i livelli»

Caro-energia, Cisl Lombardia teme ricadute: «140mila lavoratori esposti agli effetti della crisi»

Il caro-energia solleva forti preoccupazioni nella Cisl Lombardia, che sollecita interventi urgenti per ridurre le possibili ricadute negative sull’occupazione della regione ed un confronto a tutti i livelli sulle politiche industriali.

Sulla base dei dati Istat, rispetto al quadro nazionale circa il 20% delle imprese “energivore” ed il 27% della base occupazionale è collocata in Lombardia.

Nella Regione risultano 24.837 aziende con dipendenti a carattere energivoro, per 463.252 addetti complessivi. Di questi sono quasi 140.000 le lavoratrici ed i lavoratori maggiormente esposti agli effetti della crisi legata ai costi energetici, che in particolare può portare ad un incremento dell’utilizzo temporaneo della cassa integrazione se non addirittura a cessazioni dell’attività produttiva.

L’aumento dei prezzi del gas e delle materie prime è decisamente più contenuto negli USA di quanto non sia in Europa e l’Italia è dipendente dalle fornitore di gas per un 40% delle attività, esposizione molto più elevata di Francia e Germania, dipendenti dal gas rispettivamente per il 17% e 27%.

Enzo Mesagna, segretario della Cisl Lombardia con delega all’Industria, ritiene che «i dati riguardanti l’inflazione e le difficoltà del sistema industriale siano preoccupanti, non necessariamente legati a questo particolare momento storico e che rischiano di assumere una evidenza strutturale. Servono da una parte urgenti interventi tesi ad arginare le possibili conseguenze immediate di questi fenomeni, ma dall’altra diventa altrettanto necessaria una riflessione ed un’azione di lungo respiro che metta in campo risposte strutturali ad un problema che rischia di frenare la nostra ripresa  produttiva e sociale».

«Serve un confronto a tutti i livelli sulle politiche industriali - aggiunge – che preveda Interventi a sostegno delle imprese, fortemente penalizzate dagli incrementi del costo di elettricità e gas, ma soprattutto che dia risposte strutturali al bisogno energetico  del nostro sistema industriale. Allo stesso modo però diventa necessario individuare soluzioni  a favore delle famiglie, in particolare le meno abbienti, che rischiano di  restare in difficoltà strette tra il rincaro dei costi delle bollette e dei generi di prima necessità e la perdita del potere di acquisto delle retribuzioni».

«Credo sia necessaria  una riflessione comune per accelerare le ricadute del Pnrr - conclude Mesagna - e indispensabile e senza alternative una nuova stagione di concertazione fra le parti sociali, ad ogni livello di competenza, con l’obiettivo di rendere il nostro paese più moderno e competitivo, ma anche più equo e solidale».

Redazione

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