Ieri... oggi, è già domani | 25 gennaio 2022, 06:00

"tri... germèi"... (tre germogli)

Eccolo, in significato che si utilizzava per accondiscendere a talune manifestazioni positive della vita

"tri... germèi"... (tre germogli)

L'espressione (manco a dirlo) è del Giusepèn. Al completo è "t'e se nassù cunt tri germèi" che, nella traduzione letterale è "sei nato con tre germogli". Tuttavia, l'autentico significato, rivolto a chi ha avuto tanto dalla vita, è "sei fortunato - siccome nella pianta ci sono due germogli, quando ne trovi tre, vuol dire che, quella pianta è maggiormente... prosperosa, produce più frutti". Eccolo, in significato che si utilizzava per accondiscendere a talune manifestazioni positive della vita.

Siccome a dialogare siamo noi due e Giusepèn esprime quella frase, mi onoro essere io, a godere di tale affermazione. Gli chiedo pure...."parchè?",(qual è il motivo per questa affermazione?) Non me lo dice, Giusepèn ed io devo riflettere sopra quel giudizio, per dare una parvenza di credibilità, alle supposizioni e alla vita reale.

Per l'Educazione ricevuta e per la Famiglia di provenienza, meglio di così, non mi poteva andare. Per come s'è sviluppata la vita, il "bilancio" tra le "cose positive" e quelle "negative" direi che mi reputo nella "norma" e non certo nella ...."traviata". Direi che di "prove di vita" ho avuto ... la mia parte. Non sto qui ad elencarle. Interessano a nessuno. Il discorso tuttavia, mi preme per un messaggio a chi oggi e giovane, per impostare un futuro degno di essere vissuto. A differenza di quando giovane lo ero io, oggi latita in troppi giovani, la speranza. D'accordo il realismo, ma senza speranza non si va da nessuna parte. Purtroppo, la "colpa" non è dei giovani, ma, su una proporzione di 100 si può ben ipotizzare una suddivisione di 70 "colpa" degli adulti e 30 "colpa" dei giovani.

So a priori che taluni Lettori non saranno d'accordo sull'ipotesi indicata, tuttavia è Giuseppino che ne fornisce una succinta spiegazione. "Candu seu giuìn, dueu pensò al dumàn - i me genti dueàn di ma l'è a creanza, ma par cressi, dueàn pensaghi nogn". Già qui c'è un diaframma d'impostazione dei ruoli. "Quando ero giovane, dovevo pensare al domani - i miei genitori dovevano insegnarmi come ci si deve comportare, ma per crescere, dovevamo pensarci noi". Oggi, quella "regola" è parecchio cambiata. In casa latita il dialogo....i genitori sono diventati più .... malleabili e concedono sempre di più di quando gli stessi genitori ottenevano quando dovevano loro stessi chiedere ai rispettivi mamma e papà. E' il differente modo di "fare Educazione" che è cambiato. Non esiste più tra le due generazioni, quel rapporto di dialogo che c'era una volta. Inoltre, i genitori attuali, concedono ai loro  figli ciò che a suo tempo non hanno potuto ottenere dai loro genitori. Poi c'è il rispetto da tenere in considerazione....e qui, ci sarebbe molto da dire.

Di fronte (ipotetico) a dieci richieste, allora se ne ottenevano al massimo due; oggi è quasi ribaltato l'esempio e talvolta, l'accondiscendenza o la "non voglia" di ribattere, si arriva a concedere ai figli, l'intero "pacchetto" delle richieste, con l'aggravante di "non fare pagare il sale" ai giovani, mettendo da parte ogni tipo di velleità. "Un temp'in drè ghean non certi vizzi ...s'a fumèa, l'e vea, ma ghea non a droga a ciapà suta i giuan" (Nel tempo passato, non c'erano taluni vizi ...si fumava, è vero, ma non c'era la droga ad accalappiare i giovani) - "s'a diveriàn cun pocu ....al cinema, in di cò a balò, 'na spasegioa cunt'i amisi e lauà...lauà, tantu lauà". Giuseppino ha un pochino di ...magone a ricordare "quei tempi"... (ci divertivamo con poco... al cinema, nelle case a ballare, una passeggiata con gli amici e lavorare... lavorare, tanto lavorare). Ecco un'attenuante per i giovani; di fronte a una varietà di divertimenti abbastanza copiosa, c'è il problema del lavoro.

Ci pensa la famiglia per i bisogni, ma la dignità "impone" anche ai giovani di fare la loro parte e non di essere mantenuti sino al momento di creare a loro volta, a tempo debito, una nuova famiglia. "I germèi, in turnu" (la fortuna, circola).

"Disemala intrega" dice Giusepèn (diciamola tutta), "prima eàn pochi che pudeàn studiò, mò l'è diversu e s'è te ghe non in man un tocu da corta, t'è fe'l spazen" (prima erano pochi i giovani che potevano studiare; adesso è differente e se non hai almeno un diploma farai solo i lavori più umili). Giusepèn, però....un motivo di speranza per i giovani di "ieri" e quelli di "oggi", lo suggerisce: sviluppate il dialogo ...."par sta in paia cunt'i tempi, insema s'a troa a soluzion" (per stare al passo coi tempi, col dialogo, insieme, si trova la giusta soluzione).

Gianluigi Marcora

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