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Storie | 29 gennaio 2022, 09:30

Pedèla: «Teniamoci stretta la tradizione con i tre giorni della Merla»

Antonio Tosi ricorda anche un'interpretazione dell'architetto Magini. Un racconto da non perdersi? Quello di Carlo Azimonti

I merli protagonisti delle diverse versioni della leggenda

I merli protagonisti delle diverse versioni della leggenda

Non ci sarà una manifestazione, ufficiale o virtuale, non è un evento che si celebra  con un falò o altro, ma è un altro pezzo di tradizioni che non vanno perdute. Sono i tre giorni della Merla, su cui a Busto Arsizio attira l’attenzione Antonio Pedèla Tosi: «Fanno parte delle cose che dobbiamo ricordare - ammonisce - e quindi celebriamoli, come ci hanno insegnato».

Con una sottolineatura: «Tra l’altro, il compianto architetto Magini li definiva a livello meteorologico il contrapposto negativo dell’estate di San Martino».

Tre giorni freddissimi, quando si cominciava a sospirare per la primavera, così come quelle altrettante giornate di bel tempo illudono sulla confusione dell’autunno. 

Tra i racconti più travolgenti di come gennaio rubò i tre giorni a febbraio, c’è “I tre dì di merli” di Carlo Azimonti. Oltre alla sua versione della storia in sé, ci sono da segnalare due cose.

La prima, il bellissimo incipit che dà tutto il senso del tempo della saggezza popolare. Lo diciamo in italiano per chi non conosce il bustocco, ma anche per spronare ad andare a cercare in uno scaffale o in biblioteca “Esempi e panzaniche in linguaggio bustocco”. Ovvero «ai tempi che nemmeno io mi ricordo, ma l’ho sentita raccontare dai miei vecchi, e anche loro l'avevano sentita da chi era stato al mondo prima di loro e prima di me».· Altro che c’era una volta, insomma.

Poi il finale. La morale che esiste in ogni storia, non bisogna mai prendersela con chi fa il proprio dovere. Gennaio stanco di essere insultato per il freddo, si è vendicato e ha riso: «Pippilimèrli». C'è già anche una traccia di possibile cambiamento climatico nel racconto, però: perché a lasciarlo nel suo brodo, il mese potrebbe anche ricredersi - assicura Azimonti - e far venir fuori un calduccio degno della primavera.

 

Redazione

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