La dolce Vita | 11 febbraio 2022, 07:00

Il diabete può colpire l'occhio: importante una diagnosi precoce

Emerge la necessità di una stretta collaborazione tra diabetologo, oculista e paziente

La dottoressa Simona Gori

La dottoressa Simona Gori

È noto che il diabete può colpire uno degli organi più vascolarizzati del nostro corpo: l’occhio ed ancora oggi rappresenta una delle principali cause di cecità non traumatica. In particolare viene interessata la parte più vascolarizzata cioè la retina: le manifestazioni della retinopatia diabetica sono molteplici e comprendono microaneurismi, emorragie intraretiniche e vitreali, essudati, edema ed ischemia maculare, neovascolarizzazione.

Sintomi e tipologie

I sintomi possono svilupparsi solo in stadio avanzato di malattia per cui la ricerca dei segni precoci va fatta anche nei pazienti asintomatici (cioè che ci vedono benissimo) e consiste nell'esame del fondo oculare; ulteriori dettagli sono messi in evidenza con la fotografia a colori del fondo oculare, la fluorangiografia (FAG) e la tomografia a coerenza ottica (OCT). La gravidanza può peggiorare la retinopatia per cui va programmata in modo da arrivare al concepimento in condizioni di buon compenso e richiede un controllo assiduo (per cui è spesso necessaria una visita diabetologica anche settimanale) con l’utilizzo di insulina in modo intensivo (gli aggiustamenti delle dosi sono continui nel corso della gravidanza).

Esistono due tipi di Retinopatia diabetica: la non proliferante e la proliferante.La prima (detta anche retinopatia background) si sviluppa anche in stadio precoce di malattia e provoca aumento della permeabilità capillare con ispessimento della retina causato dalla perdita di liquidi dai capillari, microaneurismi, emorragie, essudati, ischemia maculare e edema maculare. La retinopatia proliferante si sviluppa dopo la retinopatia non proliferante ed è più grave; può determinare emorragia vitreale e distacco retinico.

Si chiama così perché è caratterizzata da un'anomala formazione di neovasi (vasi neoformati), che si verifica sulla superficie interna (vitreale) della retina e può estendersi nella cavità vitreale causando emorragia all’interno del corpo vitreo. La neovascolarizzazione è spesso associata a tessuto fibroso preretinico, che, insieme con il vitreo, può contrarsi con conseguente distacco retinico trazionale. La neovascolarizzazione può verificarsi anche sull'iride e può indurre la comparsa di glaucoma. Queste alterazioni (soprattutto l’edema maculare) comportano spesso un danno anche grave della funzione visiva che invece non è tipico della retinopatia non proliferante.

I sintomi della retinopatia diabetica possono comprendere offuscamento della vista, corpi mobili (macchie nere) o lampi luminosi nel campo visivo, improvvisa e indolore perdita grave della vista.La diagnosi, come detto, si basa sull'esame del fondo oculare e, ove possibile, sulla sua fotografia a colori che si rivela d'ausilio nella stadiazione della retinopatia.

La fluorangiografia è utilizzata per determinare l'estensione della retinopatia, per sviluppare un programma terapeutico e per monitorare i risultati del trattamento. La tomografia a coerenza ottica è utile anche per valutare la gravità dell'edema maculare e la risposta al trattamento. Poiché è importante una diagnosi precoce, è necessario sottoporre tutti i pazienti diabetici annualmente (o almeno ogni due anni se in buon compenso metabolico) a un esame oftalmologico in midriasi (cioè con la dilatazione farmacologica della pupilla). Le donne diabetiche in gravidanza devono essere valutate ogni trimestre. A maggior ragione, quando ci sono sintomi visivi (p. es., offuscamento della vista) c'è l'indicazione ad una consulenza oculistica in tempi brevi.

Il trattamento

Diamo qualche cenno sul trattamento della retinopatia diabetica: sono necessari sia il controllo attento della glicemia (evitando le ipoglicemie) che della pressione arteriosa.

I trattamenti oculari includono la fotocoagulazione laser della retina, l'iniezione intravitreale di farmaci antagonisti del fattore di crescita endoteliale vascolare (per la retinopatia proliferante e l’edema maculare), i corticosteroidi intraoculari, l’intervento di vitrectomia, o una combinazione dei vari trattamenti. Questi trattamenti riducono significativamente il rischio di grave perdita della vista.

La vitrectomia può essere utile in caso di edema maculare diabetico refrattario, persistente emorragia del vitreo, e distacco retinico trazionale: in questi casi può contribuire a preservare e spesso a recuperare il deficit visivo. In casi selezionati di grave retinopatia non proliferante, si può utilizzare la fotocoagulazione laser panretinica (cioè estesa a tutta la retina); tuttavia, in genere la fotocoagulazione laser panretinica può essere rimandata fino a quando non si sviluppa una retinopatia proliferante. 

Da quanto detto emerge la necessità di una stretta collaborazione tra diabetologo ed oculista e paziente nella gestione complessiva della malattia diabetica ben prima che insorgano eventuali sintomi perché le possibilità di prevenzione e cura delle complicanze oculari sono ormai molto sviluppate purché si intervenga in tempi precoci.  

La dottoressa Simona Gori - Specialista in oculistica

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