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Legnano | 21 marzo 2022, 13:20

Davide Gammon, musicista-psicoterapeuta: «Due facce della stessa medaglia. A me piace dare come Jannacci»

L'ultimo singolo dell'artista legnanese, “L'ironia della sorte” è nato durante il lockdown e il videoclip ambientato al Circolone. «Riparto da qui. La dedica a tutti coloro che ancora credono nella musica come veicolo di emozione ed aggregazione».

Davide Gammon, musicista-psicoterapeuta: «Due facce della stessa medaglia. A me piace dare come Jannacci»

Davide Scheriani è un noto psicoterapeuta legnanese impegnato nel supporto degli adolescenti con numerosi progetti scolastici. Dagli anni 90 porta avanti un percorso musicale sia come musicista che cantautore, che lo ha portato a diverse collaborazioni, esibizioni e pubblicazioni di numerosi singoli attraverso sperimentazioni tra pop e rock, e commistioni di generi in chiave underground. Oggi, sveliamo la parte artistica di Scheriani in arte “Davide Gammon”.

Com'è nata la passione per la musica?

«Mio padre era un trasfertista, consulente dell'azienda nazionale idrocarburi. Viaggiava spesso per il mondo, soprattutto in Medio Oriente; all'età di undici anni, di ritorno da un Paese esotico, mi regalò un prodigio della tecnologia: una tastiera elettronica. Tutto ebbe inizio da lì. Mi divertivo a unire parole e suoni, pigiavo i tasti “ad orecchio”, andando per prove ed errori.

Questa abitudine mi ha accompagnato nella crescita, offrendomi un modo per esprimere e “fissare” i miei pensieri ed emozioni in modo personale, come se conservassi un diario, una bussola per orientarmi nel corso della navigazione, lungo il corso della vita. Penso che questo succeda a molti cantautori: talvolta infatti mi è capitato di scrivere qualcosa di cui non ero ancora del tutto consapevole e di “scoprire” soltanto in seguito il significato più profondo e personale di alcuni temi che avevo messo in musica. Ho compreso, dunque, che tra musica e psicoterapia non c'è grande differenza: anche quando si guarda dentro se stessi, i significati di questa ricerca non sono subito chiari ed evidenti. Ci vuole tempo e talvolta anche un supporto “esperto” per arrivare a dare un senso al percorso. In fondo, il mio impegno in ambito artistico e la mia professione possono essere viste come due facce della stessa medaglia».

Ha creato un filo conduttore tra questi due mondi. La musica è uno strumento terapeutico? 

«Mi piace ricordare un idolo della nostra tradizione nazionale, Enzo Jannacci, che ha saputo coniugare gli studi e l'attività di medico internista con una carriera straordinaria di musicista e cantautore. Parlando di sé, ha detto: “Offro alla gente tutto, anche i miei limiti. A me piace dare”.

Credo che alla base di una ricerca artistica e professionale debba esserci proprio questo: la propensione ad offrire la propria sensibilità e le proprie capacità per far stare meglio le persone, per scatenare una risonanza, per scacciare la solitudine. Quando una canzone riesce a farti pensare, ridere, emozionare o semplicemente stare meglio (e spesso la cosa è tutt'altro che semplice!) allora ha raggiunto lo scopo più importante che ci sia. Per me la parola “terapia” può assumere molteplici sfumature, però, in fondo, credo che l'essenza stia in questo: saper dare qualcosa a chi ne ha bisogno».

«Qualche volta una canzone può arrivare proprio lì - prosegue Davide Gammon - Da qualche mese a questa parte, ho avviato sul mio canale YouTube una rubrica che ho chiamato “Psicoparade”, un format a puntate in cui racconto la storia di brani e artisti della cultura rock e pop, abbinati a racconti e approfondimenti di temi legati alla psicologia e alla crescita personale. Un altro modo di “dare” qualcosa di quello che ho imparato e che mi piace a chi ha voglia di ascoltare e partecipare, attraverso commenti, suggerimenti e critiche».

Ha pubblicato in passato diversi singoli. Ora l'ultimo, “L’ironia della sorte”. Come è nato questo pezzo? 

«Ho scritto questo brano durante il lockdown e l'ho proposto al mio produttore, Lory Muratti, che ha saputo arricchirlo e dargli una forma e un suono di cui sono particolarmente orgoglioso e grato. Il testo lancia un invito e, per così dire, una benevola provocazione a tutti noi, disorientati e presi d'assalto da mille ansie contingenti, in questo periodo storico e sociale così oscuro.

Nonostante tutto, siamo ancora vivi e in piedi, anche se un po’ acciaccati e stanchi: bisogna “rompere il fiato” (come fanno i maratoneti) e provare ad andare avanti, tenendo il ritmo in quattro quarti dei nostri poveri ma meravigliosi cuori. Proviamo a non farci troppo abbattere dall'ironia della sorte, insomma. La canzone si spinge in territori sonori per me ancora piuttosto inesplorati, proponendo un approccio più esplicitamente pop rispetto alle mie precedenti produzioni e provando a tracciare una linea di congiunzione tra musica alternativa e impegnata e “canzonetta”, intesa nell'accezione magistralmente realizzata da un mostro sacro come Bennato, ormai quarant'anni fa.

L'etichetta svizzera Visory Suisse ha accettato di includermi nella sua scuderia di artisti e di distribuire il singolo su tutte le principali piattaforme di streaming: questa è stata per me un'altra importante attestazione di valore e validità della proposta, evidentemente in linea con le tendenze di fruizione sempre più “liquida” della musica che oggi ascoltiamo».

Cosa rappresenta per te il Circolone di Legnano? La vedremo lì in concerto, un domani? 

Il videoclip de “L'ironia della sorte” è ambientato nella mia città natale, Legnano. Molte sequenze sono state girate nel locale che mi ha tenuto a battesimo, artisticamente parlando. È quindi naturale che io mi senta felice e gratificato dal lavoro di regia e montaggio di Muratti, a mio avviso capace di restituire tutto l'affetto che provo verso la mia città e gli spazi che mi hanno permesso di esprimermi.

Questo videoclip vuole rappresentare tanto un atto riconoscimento quanto un grido di allarme e di risveglio per la sensibilità dei singoli e delle istituzioni del territorio, affinché non dimentichino che la creatività ha bisogno di terreni fertili e liberi per svilupparsi. Questi ultimi due anni di stallo rischiano di far avvizzire gli spazi e le iniziative per la cultura e la musica dal vivo: nel video io mi esibisco ostinatamente e stoicamente di fronte ad un pubblico composto da un solo spettatore (mia figlia Amelia, che qui ringrazio per la pazienza e la disponibilità!). Queste sequenze rappresentano quindi un invito per tutti gli artisti e gli addetti ai lavori a non arrendersi: ripartiamo da qui, stringiamo i denti e dedichiamo i nostri sforzi a tutti coloro (magari pochi, magari anche soltanto uno...) che sono ancora disposti a dedicarci attenzione, che ancora credono nella musica come veicolo di emozione ed aggregazione. Certo, sarebbe bello festeggiare questa uscita con un concerto al Circolone: vedremo».

Quali sono i sogni futuri e i progetti da grande? 

«Questo singolo è la prima uscita di un progetto editoriale più ampio: ho scritto e composto molto durante questi ultimi anni (come molti altri colleghi, del resto) e seguiranno altre uscite a mio nome nel corso del 2022.

Abbiamo in cantiere un secondo videoclip, che rappresenta una sorta di "prequel" di quello appena pubblicato, che andrà ad approfondire la mia personale visione di quello che stiamo vivendo, a livello individuale e comunitario. Ovviamente, il mio desiderio comprende la possibilità di riprendere al più presto i concerti dal vivo, durante i quali mi esibisco da solista, utilizzando strumenti suonati dal vivo, basi e attrezzature elettroniche (ribattezzate affettuosamente dai miei amici con l'appellativo di “carabattole”). Non vedo l'ora di incontrare vecchie e nuove conoscenze nei pressi di un palco, uno dei miei ambienti preferiti in assoluto».

Contatti:

www.davidegammon.com

Instagram: www.instagram.com/gammondavide/

Spotify:

https://open.spotify.com/artist/6EJYcMawUIVXx2ZIjjkO1W?si=AnuFso01RCmbt8gvKWPyLADavide Gammon - YouTube

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Raffaele Specchia

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