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Economia | 31 marzo 2022, 20:01

Cosa fareste se la vostra bolletta passasse da 27mila a 167mila euro? Nelle nostre aziende tessili succede

Viaggio nel drammatico quadro delle bollette di metano ed energia elettrica. L'analisi e i pareri di Michele Tronconi, Marino Vago e Piero Sandroni. E la consapevolezza: toccherà tutti noi in modo pesante se la politica non cambierà sia sul fronte economico sia su quello energetico

Milano Unica si è sempre svolta, uno degli atti di coraggio del tessile

Milano Unica si è sempre svolta, uno degli atti di coraggio del tessile

A gennaio piomba sull'azienda una bolletta con rincari anche oltre il 160% rispetto al 2021, febbraio non è stato meno deprimente, ma è aprile che si sta aspettando con una prospettiva ancora peggiore: se l’anno scorso il metano quel mese era costato 27mila euro, adesso sai che dovrai versare 167mila euro. Sette volte tanto. È un calcolo che incombe su diverse aziende della nobilitazione tessile di Busto Arsizio. 

Il caro bollette scuote le famiglie, ma non solo.

È un dramma per la filiera tessile, tutta, perché grazie al cielo (e agli sforzi degli imprenditori, che l’anno scorso con coraggio e sacrifici hanno risalito la china dopo il cupo 2020) di filiera si può ancora parlare da noi. Ma si è tutti interconnessi, tutti insieme si risente di quello che non si può neanche più definire genericamente "caro energia". Dallo scorso autunno è diventato un peso sempre più opprimente, tanto che all’inizio dell’anno Sistema Moda Italia, con il presidente Sergio Tamborini, ha chiesto «con forza di correggere la rotta e intervenire con un’azione più incisiva». Sottolineando: «Emerge sempre di più la preoccupazione per la tenuta della filiera del tessile e abbigliamento e per la salvaguardia di 50mila imprese e 400mila addetti».

Abbiamo fatto i conti con alcuni imprenditori della nobilitazione tessile appunto, settore che ha un bisogno fondamentale di energia e che viene schiacciato dai rincari.

Il lavoro e il realismo

Alla storica Gaspare Tronconi di Fagnano Olona il quadro delle bollette è questo: nel gennaio 2021 si erano consumati oltre 88mila metri cubi di gas, un anno dopo si è scesi a 87.424. Eppure la bolletta è salita da 21.258 euro a 69.878. Se si aggiunge quella elettrica, la percentuale di crescita è del 164%: si sono dovuti spendere oltre 70mila euro in più. Prendiamo allora febbraio: rimanendo sempre sul gas, si è passati da 23.141 euro a oltre 57mila.

In questo caso, considerando pure la corrente, l’incremento è di 55mila euro e pari al 115%. Con la consapevolezza che ad aprile andrà peggio e che non si tratta di un trend destinato a rientrare.

Michele Tronconi, past president di Sistema Moda Italia, rileva: «Mantenere la capacità produttiva è la cosa più importante che ci sia. Abbiamo capito durante l’emergenza Covid che cosa accade quando dipendiamo nella produzione, pensiamo alle mascherine… L’altro tema è che le nostre decisioni collettive dovranno essere improntate a maggiore realismo. Ci si è illusi che si potesse vivere senza lavoro, vedi reddito di cittadinanza».

Ma è generare lavoro che può far affiorare la solidarietà vera.  Tronconi ricorda che l’energia è elevata come il consumo di gas metano per creare vapore e riscaldare processi come bagni di preparazione e tintura, e altro ancora. Non si possono non plafonare i prezzi anche a favore di queste imprese energivore per vivere e garantire da vivere.

Il peggio in agguato

È quanto rimarca Marino Vago, a sua volta past president di Smi, citando numeri drammatici  anche nella sua azienda di famiglia, la Vago spa. I 30.846 euro di gennaio 2021 per il metano superano i 99.151 euro l’anno dopo. Febbraio dell’anno scorso, si sfiorano i 30mila euro: ora sono diventati tre volte tanto, oltre 91mila. Ma il peggio è appunto atteso ad aprile: «A fronte di 27mila la stima è di 167mila. Noi godevamo di una condizione di miglior favore per un contratto valido fino al 31 marzo, ma da aprile andremo a mercato pieno».

Non è felice neanche il caso dell’elettricità, visto che a gennaio si è saliti da 32mila euro a 76.500, a febbraio da 31mila a 87mila. Oltretutto, spiega Vago – se si è sfortunati e si finisce su una fascia oraria penalizzata, il conto si aggrava. «Il mercato dell’energia, a maggior ragione per una piccola azienda – prosegue – è vitale per gestire il mercato. Siamo un Paese che trasforma materie prime che non ha… Anni fa è stata effettuata una ricerca interessante con la Liuc e abbiamo affidato al ministro Giorgetti un piano di rilancio per il tessile».

La condizione di miglior favore o concorrenziale nei soggetti energivori a monte della filiera porta un vantaggio esponenziale sui prodotti finiti. Importante, insomma, rendere competitivo il prodotto all’origine.  Di fatto, gli ultimi quattro mesi hanno falcidiato il buon andamento della maggior parte dello scorso anno, sottolinea Vago, erodendo i margini e costringendo a lavorare sui listini con i clienti. Ma se ci si può provare fino al raddoppio o al valore triplo, come si può fare di fronte a sette volte tanto?

Siamo tutti interconnessi

Tutto questo si innesta su altri problemi, come la carenza di materie prime per questo settore e il conseguente aumento dei prezzi anche di questo capitolo decisivo.

Rimaniamo tuttavia sull'energia. Ma conferma un altro imprenditore bustocco, Piero Sandroni della C. Sandroni & C.: «Il metano è importante per i processi nella nostra azienda, come l’energia elettrica per il funzionamento di macchinari piuttosto pesanti. Il consumo di metano è di 1,20 metri cubi per ogni chilogrammo di tessuto che lavoriamo. A gennaio abbiamo avuto un aumento del 100%, a febbraio le cifre sono quasi triplicate: dagli 8mila euro di quel mese lo scorso anno a oltre 20mila l'anno dopo. Marzo sarà un problema… ci aspettiamo sui 55mila euro».

Detto in altro modo, ogni metro di tessuto è gravato di un maggior onere di 50 centesimi.

Tutto ciò è deprimente ragionando sugli sforzi e risultati conseguiti lo scorso anno, dopo il blackout del 2020 per la pandemia, osserva anche Sandroni: «Eravamo avviati a una fase di ripresa. Invece, le prime avvisaglie le abbiamo avute verso fine ottobre. È mancata, oltre a una politica industriale, una energetica. Come mai siamo scesi da una produzione di 22 miliardi di metri cubi a 3 soltanto? Gli analisti dicono che il metano si abbasserà, ma si stabilizzerà su un valore perlomeno doppio dello scorso anno. Questo accade a noi della nobilitazione ma siamo tutti interconnessi. Tutti ci siamo dati da fare, di buona lena».

Il tessile si era rimesso in marcia: adesso ha trovato la strada ostruita di massi enormi. La cui ombra incombe sulle aziende, sul Paese. Su tutti noi.

Marilena Lualdi

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