Opinioni - 17 aprile 2022, 08:41

Le donne e il regime talebano in Afghanistan, per non dimenticare

Occorre pensare che ciò che avevamo letto sei mesi fa sul giornale non è finito solo perché non ne leggiamo più

Le donne e il regime talebano in Afghanistan, per non dimenticare

Ad aprile del 2020 circa era nata una discussione su come, le televisioni e i giornali, parlassero quasi esclusivamente della pandemia, come se i temi quotidianamente affrontati fino a quel momento avessero cessato di esistere. In queste settimane si sente nell’aria lo stesso fastidio del tempo: se le notizie sulla guerra in Ucraina sono molte e indispensabili è importante anche non dimenticare che anche in altri paesi si sta vivendo una guerra o le sue conseguenze.

È il caso dell’Afghanistan: il 31 agosto 2021 gli Stati Uniti annunciano il ritiro delle proprie truppe dall’Afghanistan e i talebani proclamano l’indipendenza afghana. Inizialmente uno dei più importanti portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, aveva fatto dichiarazioni favorevoli rispetto a un mantenimento dei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti ed aveva poi aggiunto che i talebani avrebbero governato nel rispetto dei diritti delle donne. La condizione di vita delle donne in Afghanistan è stata spesso al centro del dibattito pubblico ed è cambiata significativamente a seconda dell’ideologia di chi governava in quel momento: alternando fasi quasi progressiste a periodi di totale sottomissione.

Nel 1964 per esempio vi fu il suffragio universale femminile, sei anni prima della Svizzera. Nello stesso periodo le donne iniziarono ad avere una maggiore libertà, che però persero nel 1996 con la salita al governo del regime talebano: alle donne venne impedito di studiare, ridere e lavorare. Con la caduta del regime nel 2001 popolazione afghana ebbe la possibilità di entrare maggiormente in contatto con la cultura occidentale. I cambiamenti più evidenti si verificarono nelle grandi città: le donne ripresero a studiare in scuole esclusivamente femminili e, con l’entrata in vigore della nuova Costituzione, il 26 gennaio del 2004 le donne afghane si videro riconoscere giuridicamente gli stessi diritti degli uomini. De facto però la donna è sempre stata in una posizione di subordinazione rispetto all’uomo, soprattutto nelle zone rurali dell’Afghanistan, dove si concentra circa il 78% della popolazione.

Questa grande differenza rispetto alle zone urbane è dovuta al fatto che molti di questi luoghi sono rimasti sotto l’influenza dei talebani o comunque di persone che si ritrovavano fortemente nel loro pensiero. È sbagliato quindi pensare che negli anni in cui l’Afghanistan è stato sotto il controllo degli Stati Uniti tutte le donne abbiano ottenuto una maggiore libertà, nonostante si fosse tentato, attraverso la legge, di garantire una maggiore indipendenza alle donne in tutto il paese. La cacciata dei talebani da parte delle forze militari occidentali è stata principalmente un’operazione dalle motivazioni politiche, economiche e di sicurezza degli Stati Uniti e non sembra che ci sia stato l’impegno concreto a migliorare le condizioni della donna in tutto il paese. È quindi giusto sottolineare come per alcune donne il ritiro delle forze armate statunitensi e il ritorno dei talebani non abbia avuto nessuna conseguenza concreta in quanto non avevano mai ricevuto benefici significativi dalla cacciata dei talebani.  

Nelle città più grandi, in particolare a Kabul, la capitale, delle conseguenze concrete però ci sono state. Come detto in precedenza inizialmente i talebani avevano dichiarato di non avere intenzione di reinstaurare un regime simile a quello del gruppo di talebani che avevano occupato l’Afghanistan 25 anni prima e di voler rispettare i diritti delle donne, conformemente alla loro cultura. La lista dei divieti imposti alle donne dall’agosto del 2021 però è lunga e sconfortante: non è permesso alle donne, con poche eccezioni, di lavorare senza essere accompagnate da un parente stretto e la riapertura delle scuole per le ragazze dai 12 ai 19 anni è stata rimandata a data da destinarsi. È inoltre vietato andare in bicicletta, in moto, indossare i tacchi, praticare sport e ridere ad alta voce. Questi sono solo alcuni dei divieti imposti dai talebani.

A novembre del 2021 Frozan Safi, attivista e docente universitaria ventinovenne, è stata trovata morta insieme ad altre 3 donne in una casa nella periferia della città. Uccisa da diversi colpi di proiettile, non vi è la certezza che sia stata uccisa dai talebani, certo è che Frozan sospettava qualcosa: aveva fatto richiesta di asilo politico in Germania e si stava preparando a lasciare il paese.

Oggi nel mondo succedono tante cose ed è vero che è impossibile seguire tutte contemporaneamente. È giusto però fermarsi a riflettere ogni tanto e pensare che ciò che avevamo letto sei mesi fa sul giornale non è finito solo perché non ne leggiamo più: è la quotidianità di tanti.

Cecilia Ramone

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