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Calcio | 19 aprile 2022, 21:08

Tante voci, poco tempo: la politica che amava parlare di Pro Patria, ora non può lasciarla sola

In questi giorni si è parlato di possibili acquirenti e sono state chieste "fotografie" finanziarie della società, ma per adesso nessun contatto ufficiale. Importante tenere alta l'attenzione: e doveroso dopo quanto accadde con le elezioni

Lo striscione degli ultras sul Sempione

Lo striscione degli ultras sul Sempione

Tutti allo stadio Speroni: lo gridavano pochi giorni fa gli striscioni degli ultras in città, invitando a sostenere la Pro Patria contro il Mantova a caccia della salvezza in questa stagione. Uno era posato sulla recinzione dell'area dell'ex Palaghiaccio, o meglio del futuro Palaginnastica: un progetto che ha incontrato e sta incontrando non pochi ostacoli, ma che è importante per uno sport capace di portare tante soddisfazioni a Busto tra mille sacrifici. Insomma, la politica ci tiene e a ragione: anche la pandemia ci ha ricordato quanto sia prezioso lo sport.  

Come la politica dovrebbe prendersi a cuore la sorte della Pro Patria, tanto più ripensando al picco di attenzione riservatole lo scorso autunno, durante la campagna elettorale.

Alla partita di sabato scorso, di politici se ne sono visti pochi, complice il weekend pasquale: c'era l'assessore allo Sport Maurizio Artusa, che ha cercato di mandare segnali di sostegno alla squadra, ad esempio andando anche alla trasferta di Seregno in un momento di boom di eventi sportivi dopo la pandemia.  La Pro, ora matematicamente salva in serie C, giocherà ancora domenica a Crema e potrebbe dare qualche gustoso morso ai playoff. 

La partita fondamentale, però, resta quella della vita: nelle scorse settimane si sono rincorse le voci su cordate a Busto Arsizio e in altre province lombarde, come in queste ore si sono richiesti i dati per fotografare la situazione finanziaria completa della Pro. 

Un contatto ufficiale e soprattutto concreto, però, finora non è avvenuto e il tempo a disposizione è risicato. A parte le scadenze di questa stagione, c'è  - salvo modifiche e deroghe - il mese di giugno come ultima chiamata per l'iscrizione al prossimo campionato. 

La politica ha il dovere di vegliare sul suo patrimonio sportivo. E verso la Pro Patria, ha una responsabilità aggiuntiva. Lo scorso autunno, appunto, questo nome risuonava in abbondanza, sia durante la campagna elettorale sia successivamente alle elezioni stesse.

In un momento delicato di equilibri e di timori per un eventuale ballottaggio, la candidatura di Patrizia Testa nella lista civica Per Antonelli sindaco è stata preziosa, perché molti bustocchi hanno voluto premiare gli sforzi della presidente in questi anni a favore della società calcistica. La Pro Patria importava alla maggioranza. Ma anche alla minoranza: qualcuno ha sollevato la questione dell'incompatibilità della neo consigliera Testa alla guida del club e se n'è discusso in consiglio comunale, in abbondanza.

Allora, per così dire, la Pro Patria faceva audience.

Poi, ha prevalso il silenzio. Anche e soprattutto quando cominciavano a evidenziarsi i problemi, con il consorzio Sgai che veniva colpito dall'inchiesta giudiziaria e i conti bloccati dalla Procura. Adesso, l'azionista principale - per il novanta per cento delle quote - ha detto che non può investire nella società e servono nuovi compratori: ha quindi dato mandato al presidente della Pro Domenico Citarella in questo senso.

Che cosa può fare la politica? Non certo comprare una società, ma può tenere alta l'attenzione, sensibilizzare il mondo imprenditoriale, spronare, vegliare.

Parlare. Il silenzio, fa paura quando si rischia di scomparire.

Lo scorso novembre, il giorno dopo l'arresto del presidente di Sgai Roberto Galloro, la conferenza stampa di presentazione della nuova società fu rapidamente spostata dal Comune allo Speroni. Da quel momento, lì la faccenda sembra rimasta rinchiusa. 

E se fallirà la Pro Patria? Si rammaricheranno i 300-400 tifosi abituali ormai allo Speroni che sabato scorso sono diventati 624: ben poca cosa rispetto ad esempio agli oltre 2mila spettatori che il Mantova aveva nella gara contro la Pergolettese. Probabilmente si indigneranno molti più bustocchi, quelli che si interessano alle sorti della squadra senza mettere piede allo Speroni, leggendo i giornali o il televideo. Morirà il progetto in corso che aveva connesso la società ai giovani e il territorio.

Ma nel mondo in cui la pandemia ha trasformato il digitale in uno strumento onnipresente delle nostre vite, farà male anche un clic. Chiunque potrà guardare Wikipedia alla voce Pro Patria e comparirà come ora con il Catania: «È stata una società calcistica». Con tanto di anno e contesto della scomparsa. Una traccia costante, perché dalla rete non sparisce nulla, a differenza della memoria.  

Marilena Lualdi


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