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Cronaca | 21 aprile 2022, 19:00

Ossessionata dalla gelosia perseguita il marito: moglie focosa finisce a processo

La donna era convinta che il coniuge avesse una relazione con l'architetto di 30 anni più giovane che stava seguendo i lavori della loro villa sul lago di Monate. Da lì è iniziato un calvario fatto di scenate e botte che hanno portato la sessantaseienne davanti al giudice

Ossessionata dalla gelosia perseguita il marito: moglie focosa finisce a processo

Pensava di trascorrere una tranquilla pensione godendosi il lago di Monate dalla sua villa. L’uomo, un settantenne, non aveva fatto i conti con l’ossessione della moglie - 66 anni - per l’architetto che si stava occupando dei lavori di ristrutturazione della casa: una donna di trent’anni più giovane del marito, considerata la sua amante. 

Dalle scenate di gelosia e dai continui litigi che tra l’inverno e la primavera del 2018 hanno costretto i carabinieri a intervenire ripetutamente per placare gli animi, si è passati ad un procedimento penale a carico della sessantaseienne, che deve ora rispondere di atti persecutori, lesioni e violazione del provvedimento con cui il Tribunale di Varese le aveva imposto di non avvicinarsi alla casa del coniuge. 

Ma è proprio tra le mura di quella casa di Travedona Monate, o lungo la strada situata all’esterno, che le furiose litigate avevano luogo. Lei urlava e insultava il marito, lui chiamava il 112 e il 118. Chi arrivava sul posto faceva di tutto per contenere l’ira della donna ma a volte era necessario ricorrere al trasferimento in ospedale, come nel giorno di San Valentino di quattro anni fa: il marito aspettò i soccorsi in macchina, fuori dall’abitazione. Aveva graffi sul collo e al volto. Perché era stato colpito? Sempre per la presunta infedeltà.

L’odierna imputata era certa dei tradimenti consumati alle sue spalle con quella donna più giovane, che il marito avrebbe frequentato con la scusa delle ristrutturazioni. Entrambi conclusero la giornata in ospedale: lui per farsi medicare, lei per il forte stato di agitazione. 

Un’altra volta i militari dell’Arma trovarono il settantenne con il referto medico del pronto soccorso già in mano e con una benda sull’occhio, rigorosamente all’esterno di casa sua. Quella casa dove la compagna pretendeva di entrare per diritto anche a seguito della misura di allontanamento emessa a suo carico. Secondo quanto ricostruito in aula dagli operanti, sentiti come testimoni, era solita utilizzare la scusa dei propri effetti personali da riprendere pur di tornare a muso duro con il marito, dal quale si stava separando, anche se gli effetti personali, in realtà, li aveva già ritirati da un pezzo. 

Il culmine della conflittualità fu toccato ad aprile, sempre del 2018. Carabinieri e ambulanza arrivarono a Travedona, nella solita via, fuori dalla solita abitazione, e si trovarono davanti una scena paradossale. Il marito in strada, la donna barricata in casa. «Non voleva aprire - ha raccontato in aula un altro operante - compariva di tanto in tanto alla finestra e lanciava insulti al coniuge. Delirava chiedendo del sindaco, tanto che poi è stato realmente chiamato, e chiedeva l’acquisto di un appartamento a Milano come condizione per andarsene. Alla fine, dopo quasi un’ora, siamo riusciti a parlarle. Si è presentata in vestaglia alla porta e ci ha invitato a entrare. Noi l’abbiamo convinta a seguire i paramedici». 

L’ultimo atto, poco più di un mese dopo. Le parti si invertono: marito in casa, moglie di sotto, in lacrime. Il tira e molla riparte, con tanto di minacce. Ma alla fine la donna desiste e si allontana verso la spiaggetta che sorge accanto alla casa. Per calmarsi si concede un bagno nel lago: sotto lo sguardo dei carabinieri.

Gabriele Lavagno

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