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Altri sport | 08 maggio 2022, 09:41

Salut Gilles! Villeneuve, una storia di famiglia

Quarant’anni anni fa, l’8 maggio 1982 a Zolder, in Belgio, il pilota della Ferrari ci lasciava in un tragico incidente. Ma la sua leggenda continua, tramandata di padre in figlio…

Gilles Villeneuve. Sotto, Pisani e Sandrini, padre e figlio

Gilles Villeneuve. Sotto, Pisani e Sandrini, padre e figlio

Circuito di Montreal, sulla linea di partenza queste due parole: Salut Gilles.

La nostra generazione, o meglio chi è nato negli stessi nostri anni fatica a ricordare quel 1982, perché l’anagrafe gioca dalla nostra parte.

Velocità diciamo, il termine corretto è questo: velocità. E la velocità è forse la parola giusta che ha accompagnato tutta la vita di Gilles Villeneuve.

Andiamo con ordine, non vogliamo raccontarvi la storia di Gilles Villeneuve perché sarebbe il solito articolo retorico, ma vogliamo raccontarvi quello che rappresenta per noi, o meglio farvi capire le sensazioni e l’amore per questo eroe da chi lo ha visto, perché i nostri ricordi sono tramandati come la nostra passione per il motorsport da chi, in quel 1982 segnato dalla grande vittoria del Mundial e dalla corsa sfrenata di Tardelli, ha vissuto un 8 maggio difficile da dimenticare.

Se chiediamo a Lorenzo qualcosa ti risponde semplicemente che ancora oggi papà Peppo paragona i piloti della Ferrari con Gilles Villeneuve, semplicemente perché è stato il pilota che più di tutti lo ha emozionato.

«Peppo ha due termini di paragone e due frasi iconiche che mi ripete fin da bambino: se c’era il vecchio Enzo Ferrari certe cose in Federazione mica succedevano, è la prima frase quando qualcosa di storto va contro la Ferrari come il famoso accordo per il motore del 2019. L’altra iconica è tu non hai visto correre Gilles, lui sì che è stato il più grande di tutti. Bravo quel pilota ma non è mica Gilles!».

La passione e l’amore forse offuscano i giudizi, forse il sentimento e quanto vissuto da quella generazione è difficile da spiegare. «Come papà, ha vinto solo 6 gare e neanche un mondiale, hai visto Ayrton e Michael, lascia stare la nuova generazione, ma noi abbiamo visto Schumacher e Senna. Gilles ha vinto solo 6 gare…». Ecco mai dire queste cose al Peppo, perché per lui ancora oggi Gilles è il mito assoluto e il suo eroe e potrebbe veramente arrabbiarsi.

Di ritorno, nell’estate del 2017, dalla presentazione a Milano del libro di Giorgio Terruzzi ed Ercole Colombo “Wow Gilles! Villeneuve. Il mito non muore”, che vi consigliamo di acquistare perché è un capolavoro, gli avevo portato a casa una cartolina del libro e gli occhi gli brillavano dalla felicità per il suo mito e credo sia stato uno dei regali che abbia maggiormente apprezzato.

Questo amore per Gilles mi è stato tramandato e vuole essere tramandato anche a chi non conosce la sua storia, motivo in più per informarsi, perché ha rappresentato il sogno per tutti gli appassionati di Formula 1 e i tifosi del Cavallino.

Credo che una delle cose che renda più orgoglioso il Peppo sia proprio questa grande passione che ho per la Ferrari, e per me stesso è stata una enorme fortuna che me l’abbia tramandata perché il mito deve sempre correre più veloce del vento.

Se chiediamo invece a Stefano qualcosa, vi risponde che «Gilles è la mia infanzia. Ero troppo piccolo quando è morto, ma il ricordo dell’officina di mio papà Beniamino tappezzata di poster di Gilles vive ancora dentro di me. L’officina, la camera di mio fratello, la cantina… tutto odorava di Formula 1 e i poster, i quadri, le immagini più ricorrenti erano di gran lunga quelle di Gilles. Una foto con lui su 3 ruote, una foto di lui senza l’ala anteriore, e poi una foto malinconica… lui sulla 126-C2, la vettura sulla quale troverà la morte. Per questo motivo, appena cresciuto un pochino, prima ancora di diventare adolescente, sono diventato un cultore del mito Villeneuve, ho studiato tutto».

Il ricordo più dolce è però legato al racconto di mio padre del mitico duello di Digione 1979. Un racconto sentito e risentito mille volte, ma che ancora fa venire i brividi. Il Benji andava in trasferta all’estero già all’epoca… e cosa si becca al suo primo GP di Francia? La sfida delle sfide, quella che trasuda leggenda più di qualsiasi altra battaglia avvenuta da allora in poi. «A Digione nel ’79 eravamo proprio lì nella ‘esse’ dove Villeneuve e Arnoux hanno avuto il contatto durante il loro duello. È un ricordo indelebile per me e ed è rimasto negli annali. È un pilota che rubava il cuore dei tifosi, a quel tempo era impossibile non avere ‘la febbre Villeneuve’. Qualcuno diceva che era pazzo, ma lui non era pazzo semplicemente viveva la sua vita e le corse così, nel suo modo unico».

Mentre passeggiamo per le strade di Brescia in una fresca serata di maggio, il Benji regala un’altra sua tipica considerazione su Gilles a me e al resto della famiglia alla quale ha tramandato la passione Ferrari.  È diventato in pochissimo tempo un dio della F1, ma come persona è rimasto molto normale e umile. Sempre nel ’79 a Digione, per esempio, mentre insieme ad amici cercavamo di spiare quello che accadeva nel suo motorhome, sua moglie ci vide e ci invitò a mangiare dei biscotti. Si comportava come una persona come tutte le altre, senza quel ‘divismo’ che c’è oggi. In quegli anni i piloti iniziavano già ad essere un po’ divi, ma lui no, era uno che viveva in modo naturale e trasparente. Mi ricordo ancora quando gli abbiamo visto lavare la sua auto come facciamo tutti noi, passando poi il panno per asciugare per bene. Aveva colpito anche grazie a questa sua semplicità. Un grandissimo che purtroppo se ne è andato troppo presto».

«Non avrebbe mai vinto un mondiale». Così dice sempre il Benji. E anche io, forse influenzato da mio padre, ne sono profondamente convinto. 

Ma credo anche che Gilles sia un mito assoluto. È la dimostrazione, purtroppo non più vivente, che nel motorsport si può diventare Leggenda, con la L maiuscola, senza vincere un mondiale. Senza vincere 100 gare o fare decine di pole position. Gilles rientra nella stessa categoria di Stirling Moss, leggende non iridate ma che hanno segnato le loro epoche. «Ma che ti credi di essere Stirling Moss?» è una frase ancora piuttosto comune in Inghilterra. Così come parlare di “febbre” qua in Italia. La mitica, unica, ineludibile e originaria fu la “febbre Villeneuve”.

Vogliamo chiudere questo articolo pieno di emozioni ricordando anche che Jaques, figlio di Gilles, campione del mondo nel 1997 con la Williams, a inizio anno come nelle più belle delle favole ha deciso di chiamare il quinto figlio avuto con la nuova compagna Giulia come il nonno: Gilles

E a tutti noi qualche lacrima è scesa.

Lorenzo Pisani e Stefano Sandrini

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