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Salute | 12 maggio 2022, 19:35

Pazienti oncologici nel post Covid

L’interazione tra ospedali e territorio al centro di un convegno promosso dalla Liuc Business School, in collaborazione con ATS Insubria

Il professor Davide Croce

Il professor Davide Croce

Come è cambiata e come deve cambiare la gestione dei pazienti oncologici dopo che il Sistema Sanitario è stato messo alla frusta dal Covid? Quali sono gli scenari che si profilano all’orizzonte? Che ruolo giocano i diversi attori del settore? Se ne è parlato in un incontro promosso dal Centro sull’Economia e il management nella Sanità e nel Sociale della Liuc Business School.

Punto di partenza, il lavoro svolto - con particolare riguardo al territorio di Asst Sette Laghi - dal Centro della Liuc Business School, diretto dal professor Davide Croce, per avviare un confronto costruttivo con stakeholder di spicco del Servizio Sanitario Regionale Lombardo. Obiettivo: comprendere le migliori modalità della presa in carico del paziente oncologico, valutando le opportunità e le sfide di una integrazione Ospedale-Territorio, anche alla luce della nuova configurazione del sistema dettata dalla Missione 6 del Pnrr.

«In questo campo molte sono le novità in arrivo – ha detto Croce presentando il convegno - dalle terapie geniche alla medicina rigenerativa, fino all’immunologia. Un mondo in continuo cambiamento, dove resta centrale la necessità di assistenza al paziente, anche nel follow up».

Nello studio svolto dalla Liuc si sottolinea l’importanza, anzitutto, di una ripresa a regime e non più contingentata di tutte le attività di cura e assistenza, tanto a livello ospedaliero quanto a livello territoriale. Secondo i ricercatori, è necessario agire sia sulla ricollocazione di alcune prestazioni dagli ospedali alle strutture territoriali, sia sulla riduzione dei tempi e delle liste di attesa.

A fronte di una situazione diversa regione per regione, se è vero che Covid e lockdown hanno creato una situazione di estrema criticità, è altrettanto vero che al momento non è stata registrata la necessità di ridurre, fosse anche solo per motivi di garanzia, il ricorso alle terapie oncologiche in ospedale. Notevoli invece i problemi sul fronte della diagnostica, con due mesi di sospensione degli screening per individuare soggetti con diagnosi precoce di tumore.

Lo studio Liuc Business School, come illustrato dal professor Croce, si è focalizzato soprattutto, ma non esclusivamente, su tumori al polmone e alla mammella. Realtà molto diverse ma che hanno permesso di individuare un problema comune, relativo alle linee guida di indirizzo sull’adozione di specifici modelli per la presa in carico dei pazienti oncologici.

Elemento peculiare dello studio è individuabile nel coinvolgimento delle Associazione dei pazienti, coerente con le sfide emergenti che richiedono l’adozione di un "population approach".  «In sintesi – ha detto Croce – assistiamo a forti variazioni in relazione alla tipologia delle prestazioni, alla tipologia di struttura erogante (pubblico o privato accreditato) e al livello distrettuale (Asst della Valle Olona e Asst Sette Laghi). Mancano indicazioni coordinate e condivise a livello centrale/provinciale e serve invece un intervento a livello macro attraverso la creazione di un distretto funzionale alla gestione della maggior parte dei pazienti oncologici».

Tra i tanti spunti sulle soluzioni da adottare, lo sviluppo di un servizio di assistenza domiciliare oncologica in funzione delle caratteristiche cliniche dei pazienti, il coinvolgimento delle aggregazioni dei Medici di medicina generale sul territorio (Centri di riferimento territoriale – Crt), la creazione e sperimentazione (con fondi ad hoc) di modelli di équipe multidisciplinari per definire, rispetto a tempistiche già individuate, il percorso più appropriato per il paziente.   

«30 anni fa ho iniziato a partecipare a riunioni all’Istituto dei tumori di Milano sui registri tumori basati sull’incidenza – ha detto Salvatore Pisani, già direttore Unità Operativa Complessa Epidemiologia – Ats Insubria - oggi, con il tema della cronicità, prevale la questione della prevalenza. E del fare diagnosi in tempo, impostando la corretta terapia. Ma questa è la parte iniziale, acuta della malattia. Oggi il malato oncologico è per antonomasia malato cronico».  

Da Graziella Pinotti, ex direttore della Struttura Complessa di Oncologia – Polo Universitario Asst Sette Laghi, un richiamo  al problema dell’ospedalizzazione a casa: «Il paziente oncologico non può vivere troppo in ospedale. La gestione della tossicità conseguente ai trattamenti si può fare sul territorio, anche a casa». Naturalmente previa formazione, dalla badante ai familiari.   

Un incontro ricco di spunti,  nell’ambito delle tante attività Liuc nel mondo della Sanità, dalla ricerca all’aggiornamento di chi opera nel  settore, fino alla formazione degli ingegneri gestionali, sempre più richiesti dalle strutture sanitarie e dalle aziende farmaceutiche.

Stefano Tosi

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