Ieri... oggi, è già domani | 14 maggio 2022, 06:00

"... sun stracu"... - "sono stanco"

Ci siamo giurati, quasi "imploranti" di dirci tutto, Giusepèn ed io. Questione di lealtà. Non altro.

"... sun stracu"... - "sono stanco"

Ci siamo giurati, quasi "imploranti" di dirci tutto, Giusepèn ed io. Questione di lealtà. Non altro. E per una delle rare volte, sento Giusepèn dirmi "sun stracu" (sono stanco)… lui che lavorava 10/12 ore al giorno in fabbrica e magari proseguire un altro paio d'ora "in dul giardèn" … "in di proesi" o a visionare "ul pulè" per accudire a galli e galline. Confesso, quel "sono stanco" mi da "da straivu" (perplesso). Altri tempi, quando si stava in fabbrica (non sempre) per 10-12 ore al giorno, magari anche di più, per i "straurdinari" (fuori orario, per portare a casa qualche lira in più che alla famiglia faceva comodo). Poi c'era il giardino da accudire, dentro le "proese" (aiuole) e dopo aver fatto visita al "pollaio". Beh, vedere un uomo "vispo e allegro", taciturno e con gli occhi dimessi, non è spettacolo usuale, per chi, "ul Giusepèn" è l'emblema del "fare", della "volontà", del "ci credo, lo faccio". Però e glielo dico, (è Giusepèn che quasi "implora"; non mi va di scrivere un "pezzo" sottotono, per vitalità e spirito operativo. E Giusepèn incalza …."scrii sin'a candu s'è 'n bona e daghi trà non ai uselasci ca t'a parlan a dre" (sino sino a quando ti viene di farlo e non dare retta agli uccellacci che ti criticano e di parlano dietro). In quanto a stimoli, Giusepèn è fenomenale. Sa che la tracotanza e l'invidia, non le abbiamo inventate noi, E sa pure, Giusepèn che quello che mi sta a dire è per me un "Vangelo".

Ora, il viso di Giusepèn si illumina e stiracchia le  labbra in un sorriso (che somiglia a un ghigno) e quasi fa seguire un "sussurro" per portarmi a conoscenza di quant'è accaduto. "U ciapò fregiu e chela crista dàa Maria, la m'à usa dre" (ho preso freddo e quella santa donna della Maria mi ha sgridato). In verità, "chela crista" non è proprio la traduzione che ho indicato. "chela crista" fa parte di un modo di dire Bustocco utilizzato per non essere scortese, ma pure per indicare di essere "preso con il dito nella marmellata". Infatti, la voce tonante di Maria, la si sente e si avvertono pure le parole che deliberatamente non traduco. Più o meno dicono "non si può andare nel giardino, con il freddo di qualche giorno fa e sudare come se fosse  un giovincello". E Giusepèn "gheu da fò" e non finisce la parola, tanto che Maria incalza "quando mio papà si mette in testa qualcosa, ti sorride, sembra che stia comodo a vedere la TV e pensi che sia attento ai programmi. Io svolgo i mestieri di casa e …. d'improvviso, non lo vedo più …. dov'è andato? e Giusepèn … "in giardèn, du minuti …" e incalza Maria …. "du minuti?" , ma Giusepèn sa che la bugia è colossale, ma quei "due minuti" "in teme chi da barbè" (sono simili a quelli del barbiere che, ti fa attendere, poi ovviamente sbriga il lavoro di chi è arrivato prima e tu stai in colonna).

Mentre tra Maria e Giusepèn "si fa pace", il "vate" (Giusepèn) prende colore, prende vigoria, prende a non mostrare l'aria dimessa di quando mi ha accolto. E snocciola esempi e storie a non finire. Gli dico solo …."adesso i nostri Lettori saranno preoccupati e tu devi per forza stare bene, altrimenti avrai sulla coscienza la titubanza che hai suscitato loro". "Digàl ca sto bèn …. e dighi a Maria da usama'dre non …men sun fèi isci". (dillo -ai Lettori) che sto meglio … e riferisci a Maria di non sgridarmi … io sono fatto così) -boia d'un uomo "t'è me fèi ciapo 'n stremizzi" (mi hai fatto prendere uno spavento. "rimediu subitu …. Maria …. ul Nocino" (rimedio subito); il resto non ha bisogno di traduzione! "Ma racumandu, Giusepèn … fa giudizzi" (mi raccomando, Giuseppino, fai giudizio). La trasformazione è avvenuta. Eccolo pimpante il "mio" Giuseppino!

Gianluigi Marcora

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