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Busto Arsizio | 16 maggio 2022, 14:12

Il cancro si combatte facendo rete. Anzi, “in coro”: a Busto tavolo tecnico e concerto benefico

Il concerto del coro Jpc in programma sabato sera al teatro Sociale è l’occasione per annunciare la nascita di un tavolo permanente dedicato a questa tematica. In prima fila associazione Caos e Favo, col patrocinio di amministrazione comunale, Ats Insubria e Fondazione comunitaria del Varesotto

Il cancro si combatte facendo rete. Anzi, “in coro”: a Busto tavolo tecnico e concerto benefico

Il cancro si combatte si facendo rete, “in coro”. E proprio il concerto di un coro diventa l’occasione simbolica per sancire la nascita di un tavolo tecnico permanente dedicato a questa tematica.
L’iniziativa è stata presentata questa mattina in municipio a Busto Arsizio dalle realtà promotrici dell’evento benefico e di questo tavolo sinergico. Il concerto “Suoniamole al cancro”, in scena sabato 21 maggio alle 21 al teatro Sociale-Cajelli, è organizzato da associazione Caos onlus (Centro ascolto operate al seno) e Comitato lombardo della Federazione associazioni di volontariato in oncologia, con il patrocinio dell’amministrazione bustocca, di Ats Insubria, della Fondazione comunitaria del Varesotto e di Opi Varese.

Supporto a 360 gradi

Nasce quindi un tavolo permanente coordinato da Ats Insubria incentrato sul tema della prevenzione e dell’assistenze dei pazienti oncologici, in particolare delle donne che hanno o hanno dovuto affrontare il tumore alla mammella. «Fare rete con gli attori del terzo settore che combattono quotidianamente e le donne che io chiamo “sopravvissute”»: questo l’obiettivo annunciato dall’assessore all’Inclusione sociale Paola Reguzzoni.

«Il cancro accompagna per tutta la vita, con le cicatrici fisiche e quelle dell’anima – afferma –. So di che cosa parlo e so che le donne che vivono questa esperienze ne esco forti se trovano un supporto a 360 gradi. Regione Lombardia può contare su una sanità di eccellenza, ma l’obiettivo deve essere quello di togliere la paura, che spesso allontana le persone da prevenzione e controlli. E, al momento della comunicazione di un esito negativo, le persone devono sapere che non sono sole». In questo tavolo, sottolinea l’assessore, «non può mancare la politica, che non deve dimenticare il tema della prevenzione».

Le associazioni

«Occorre cambiare il rapporto fra società e malattia. Bisogna parlarne e lavorare in team», sottolinea la presidente di Caos Adele Patrini. Multidisciplinarietà è la parola chiave: «Non è un caso che chi entra in una breast unit ha il 20 per cento in più di possibilità di sopravvivere. Sono appena state previste le pancreas unit e la riforma sanitaria prevede un “link” tra ospedale e territorio».

Fondamentale il supporto delle associazioni: «Prima il paziente, poi la malattia» è il leitmotiv di Mario Busnelli di Saronno Point. «Con il progetto “Noi con Voi” teniamo incontri nelle scuole per spiegare cosa sia l’associazionismo e cosa significhi stare vicino a chi soffre».

«Di persona al centro parliamo da molti anni – ricorda Ivanoe Pellerin, presidente della sezione di Varese della Lilt –. Anche di cure a domicilio, ma per questo mancano operatori adeguatamente preparati. Dobbiamo investire sui giovani: da parte nostra, abbiamo stabilito una collaborazione con l’università Liuc con diversi ragazzi impegnati in progetti che potremo mettere sul tavolo a breve».
Pellerin fa anche notare come il Covid ci abbia «allontanato dalla retta via per quanto riguarda prevenzione e controlli». L’obiettivo, anzi il «traguardo straordinario» rimane quello di «rendere la malattia oncologica una malattia cronica».

«L’uomo fa la sanità»

E a proposito di pandemia, il direttore sanitario di Ats Insubria Giuseppe Catanoso spiega che «Regione Lombardia ha dato indicazioni per recuperare quanto non si è potuto fare negli ultimi due anni. C’è stato purtroppo un problema di iposviluppo del sistema sanitario, dal punto di vista di medici e infermieri ma non solo. La politica a livello nazionale sembra aver compreso che non si può risparmiare sulla sanità e che è necessario investire sulle persone, non soltanto sugli strumenti».

Catanoso sottolinea come la multidisciplinarietà sia frutto proprio delle esigenze emerse da associazioni e pazienti, evidenziando come la riforma miri a portare sempre più a domicilio la cura dei malati oncologici. E proprio alle associazioni chiede di «vigilare affinché non ci sia un depauperamento del sistema sanitario. La pandemia ci ha mostrato che è l’uomo che fa la sanità».

Il concerto

Il concerto di sabato sera è patrocinato anche dall’Opi (Ordine delle professioni infermieristiche) di Varese.
Alessandro Albani, capogruppo consiliare della Lega nonché coordinatore infermieristico, evidenzia come «il tempo è cura. Oggi siamo andati in gol perché abbiamo fatto rete, tra politica, società civile, terzo settore».

A esibirsi al teatro Sociale-Delia Cajelli sarà il John Paul II Choir. «Il coro è nato nel 2012 – spiega la voce solista Federica Ferro –. Eravamo in diciotto, oggi siamo in settanta, con tanti giovani pieni di energia. È un onore cantare per questa causa». Una componente del coro, tra l’altro, è guarita dal tumore al seno: «La musica per lei è stata importante. L’abbiamo spronata e lei ha spronato noi».

«Ci teniamo ad avere una bella sala piena», è l’auspicio di Veronica Veronesi.
L’entrata è a offerta libera (prenotazioni al 348 2537234) e il ricavato sarà devoluto alle associazioni di volontariato oncologico del territorio per un progetto comune.

Riccardo Canetta

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