Malpensa - 17 maggio 2022, 09:01

Varese Possibile si schiera contro il Masterplan 2035 per l’aeroporto di Malpensa

«Il progetto di espansione dell’aeroporto di Malpensa andrà a cancellare un habitat unico e raro come la brughiera di Lonate Pozzolo, in pieno Parco del Ticino»

Varese Possibile si schiera contro il Masterplan 2035 per l’aeroporto di Malpensa

Varese Possibile, tramite i portavoce Marco Berteotti e Irene Scavello e Walter Girardi Cattaneo (Comitato Scientifico Nazionale) interviene sul Masterplan 2035 di Malpensa.

«Abbiamo seguito e seguiamo con enorme interesse la vicenda del Masterplan 2035, il progetto di espansione dell’aeroporto di Malpensa. Abbiamo letto le conclusioni di un recente convegno organizzato a Somma Lombardo dalle associazioni ambientaliste e dai comitati che da anni sono impegnati sulla vicenda Malpensa. Abbiamo letto le prese di posizione di realtà decisamente rilevanti: Lipu, FAI, WWF e Legambiente. Tutte queste voci sono importanti e vanno ascoltate. In primis da Regione Lombardia, che ci sembra essere molto più orientata sulle posizioni di SEA, la società che gestisce gli aeroporti di Milano Malpensa e Milano Linate, rinunciando al suo ruolo super partes rispetto alle programmazioni e alle scelte di una società per azioni che gestisce un aeroporto su concessione dello Stato. Queste voci dovrebbero anche essere ascoltate da Giuseppe Sala, Sindaco di Milano, il maggior azionista di SEA. Il sindaco che veste i panni di amministratore ‘green’ quando deve parlare della città di Milano, con buona dose di greenwashing, panni di cui si sbarazza completamente quando si tratta di sostenere un progetto di espansione dell’aeroporto di Malpensa che andrà a cancellare un habitat unico e raro come la brughiera di Lonate Pozzolo in pieno Parco del Ticino.

In questi mesi abbiamo assistito all’inizio di un teatrino alquanto infelice su quanta superficie di brughiera è ritenuta sacrificabile: i novanta ettari iniziali sono diventati prima sessanta, adesso quarantacinque. Le conseguenze ambientali di una qualsiasi ipotesi di allargamento dell’attuale sedime aeroportuale verso sud saranno, tra le tante, la perdita di habitat e biodiversità e una diminuzione drastica, se non addirittura la perdita irrimediabile, di una serie di servizi ed ecosistemi. Invitiamo il gestore aeroportuale a prendere in considerazione gli spazi all’interno dell’attuale sedime aeroportuale dove realizzare la nuova cargo city e, soprattutto, lo invitiamo a non rispondere in maniera ideologica rispetto alle istanze di chi chiede di non sacrificare l’ultima parte di brughiera esistente a sud delle Alpi.

La vicenda di Malpensa ci parla anche di mitigazioni e compensazioni mai realizzate e di tutta una serie di problematiche ambientali ancora aperte da decenni. La crisi socio-climatica e ambientale che stiamo vivendo dovrebbe portare Regione Lombardia, così come il governo nazionale, a invertire il meccanismo di rilancio del Pil, sempre a scapito dell’ambiente e della salute delle popolazioni che da parecchi decenni si trovano a convivere con la presenza ingombrante dell’aeroporto di Malpensa. Riteniamo la presenza dell’aeroporto di Malpensa importante per il territorio varesino e non solo, ma è del tutto evidente che la sfida che affronteremo per uscire dalla crisi socio-climatica e ambientale in cui ci troviamo passa dall’individuare meccanismi, processi e progetti alternativi agli stessi meccanismi che ci hanno portato nel bel mezzo di questa crisi.

Sentiamo spesso parlare di sostenibilità. Ecco, un progetto è veramente sostenibile se non comprometterà le situazioni, le risorse e le generazioni future. Il Masterplan 2035 è tutto fuorché sostenibile. L’esperienza europea e internazionale suggerisce strumenti da utilizzare in casi come quello dell’aeroporto di Malpensa, dove una realtà così imponente diventa baricentrica rispetto a una sana programmazione territoriale. Quali opere sono veramente necessarie? Quante sono sostenibili da un punto di vista economico, sociale e ambientale? Qui sta il punto che Regione Lombardia dovrebbe affrontare seriamente, anziché spingere affinché vengano realizzate opere infrastrutturali di dubbia utilità, sacrificando suolo vergine, cementificando ulteriormente il basso varesotto e, soprattutto, spezzettando le procedure di valutazione di impatto ambientale per ogni singola opera. Ci si ostina, invece, a considerare gli impatti di queste opere in una sola valutazione di impatto ambientale strategica, strumento idoneo e fondamentale che tutta Europa utilizza, che in Italia viene considerato come un mezzo contro lo sviluppo economico. Ci permettiamo un’ulteriore considerazione rispetto al ruolo di Regione Lombardia. Dal 2011 giace volutamente nei cassetti di qualche ufficio la proposta avanzata dal Parco del Ticino di istituire, ai sensi delle direttive habitat e uccelli, un sito di interesse comunitario e una zona di protezione speciale nelle zone delle brughiere di Lonate Pozzolo. Un vero unicum ambientale, una perla di biodiversità che per certi versi è ancora tutta da studiare, valorizzare, proteggere e conservare.

I Sindaci del CUV, del Castanese, del Novarese e di tutte le realtà coinvolte dalla presenza dell’aeroporto di Malpensa non si trovano ad affrontare una vicenda semplice. Ci permettiamo di ribadire e ricordare un vecchio detto latino, dividi et impera, che in questo caso trova piena applicazione con la regia di Regione Lombardia, che ha volutamente identificato diritti di serie, A, B, C e D, trasformando gli enti locali in interlocutori differenziati, alcuni più importanti rispetto ad altri.

Una soluzione politica seria sarebbe individuare nello strumento del piano d’area di Malpensa la procedura ottimale per la programmazione territoriale, affiancata da una valutazione di impatto ambientale strategica che sappia dire una volta per tutte quanto e fino a che punto il territorio sia in grado si sopportare la presenza dell’aeroporto, individuando le opere veramente strategiche e fondamentali per uno sviluppo pienamente sostenibile.

Questo deve passare attraverso un ascolto di tutti gli stakeholder coinvolti, in modo particolare le realtà da sempre inascoltate e ignorate, come il Parco del Ticino, le associazioni ambientaliste e i comitati che da sempre si occupano di questioni ambientali; inoltre, è importante attendersi la partecipazione attiva di un intero territorio, che deve essere reso protagonista della programmazione territoriale degli ambiti in cui vive».

Redazione

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