La dolce Vita - 03 giugno 2022, 07:30

Correlazione tra diabete mellito e deficit erettile

Mai trascurare il problema per la pur comprensibile ritrosia o pensando che sia irrisolvibile: oggi è possibile affrontarlo con l’aiuto degli specialisti di riferimento, urologi e diabetologi

Correlazione tra diabete mellito e deficit erettile

Le persone con diabete nel nostro Paese sono più di 3 milioni e mezzo, con una crescita del 60% dal 2000 al 2019. Si tratta di una malattia molto complessa in quanto è un contenitore di molteplici sindromi cliniche. Il diabete provoca danni ai piccoli vasi sanguigni: lo zucchero in eccesso si lega alle pareti dei vasi rendendoli meno elastici e impedendone perciò la naturale estensione necessaria al trasporto di adeguate quantità di sangue.

Vi è una stretta correlazione tra Diabete, malattie cardiovascolari e disfunzione erettile (DE). La DE è definita come la persistente o ricorrente incapacità di raggiungere o mantenere una erezione tale da permettere un rapporto sessuale soddisfacente. È stimato che più della metà dei maschi diabetici tende a sviluppare deficit erettivi nei 10 anni successivi alla diagnosi per arrivare a una prevalenza di disturbi dell’erezione del 95 per cento quando il paziente raggiunge i 70 anni.

Un minore afflusso di sangue nel pene significa minore turgidità e un ridotto aumento delle dimensioni durante l’erezione. Inoltre l’elevata correlazione tra diabete e deficit sessuali potrebbe essere dovuta anche all’ipogonadismo, una disfunzione che causa bassi livelli di testosterone nel sangue, con calo del desiderio sessuale e della capacità di ottenere una erezione.Vanno ricordati almeno altri due tipi di DE: quella neurogena legata alla neuropatia vegetativa diabetica e quella psicogena (legata all’ansia da prestazione, a perdita dell’autostima e incremento del livello di stress, prima o durante il rapporto). La mancata o incompleta erezione può, quindi, rappresentare l’espressione clinica di un problema complesso a carico della sfera psichica, del sistema nervoso centrale, del sistema nervoso periferico, della circolazione arteriosa a valle dell’arteria iliaca (che origina dall’aorta poco sotto al livello dell’ombelico).

Va sottolineato anche che la DE ha un valore predittivo per eventi cardiovascolari (CV) uguale o maggiore di altri fattori di rischio tradizionali quali la familiarità per cardiopatia ischemica, il fumo di sigaretta o la dislipidemia. Pertanto un paziente che ne soffra va indagato anche nel sospetto di una cardiopatia ischemica silente.

La prevenzione del diabete non solo è possibile ma può anche essere piuttosto semplice; è necessario seguire uno stile di vita sano: l’eccesso di peso è uno dei principali fattori di rischio di diabete tipo 2, infatti gli obesi hanno un rischio di diabete 10 volte più alto delle persone di peso normale. Inoltre, chi mangia troppo e predilige cibi ricchi di zuccheri semplici e di grassi animali ha un rischio maggiore, mentre chi consuma cibi ricchi di fibre (cereali integrali, legumi, vegetali) ha un rischio minore; chi non svolge attività fisica ha un rischio di diabete maggiore rispetto a chi pratica regolare attività fisica (L’associazione “La dolce vita” è molto impegnata in questo senso con le sue continue proposte di camminate/biciclettate – ndr).

Molti studi hanno dimostrato che in persone con eccesso di peso e glicemia non ottimale, svolgere attività fisica previene il diabete. Nel paziente diabetico sono importanti la diagnosi precoce, la terapia tempestiva con il controllo ottimale della glicemia fino alla quasi normalizzazione e l’eliminazione di ogni altro fattore di rischio (colesterolo alto, ipertensione arteriosa, fumo etc).

Nel caso di comparsa di DE è fondamentale che il paziente diabetico ne parli con il proprio medico di medicina generale, o con il proprio diabetologo e che si rechi dallo specialista Urologo: la terapia farmacologica per il deficit erettile di tipo vascolare si basa oggi sull’impiego degli inibitori della fosfodiesterasi (ad es. Viagra e Cialis), farmaci che facilitano la comparsa e il mantenimento dell’erezione. Se il diabete però è poco controllato, quindi una glicemia e una emoglobina glicata che non vengono tenute sotto controllo in modo adeguato, uno stile alimentare scorretto e di vita sedentaria, si osserva un peggioramento della situazione anche a livello degli organi genitali maschili che non rispondono più al trattamento farmacologico.

Nei casi un po’ più severi in cui la fibrosi dei corpi cavernosi del pene e quindi la perdita della elasticità delle arterie del pene sono particolarmente gravi, possono essere anche utilizzate le cosiddette terapie rigenerative, come il Platelet-Rich Plasma Therapy (PRP):  vengono utilizzati i fattori di crescita ricavati dal plasma del paziente tramite un prelievo di sangue: il plasma, ricco di piastrine che fungono da vettori nella riparazione tissutale, viene centrifugato. Tali piastrine vengono direttamente inoculate all’interno dei corpi cavernosi del pene dove determinano una rigenerazione dei vasi penieni migliorando la capacità di erezione peniena. Si tratta di una metodica ambulatoriale, della durata di circa 20-25 minuti.

Il paziente riceve una piccola anestesia loco-regionale a livello dei genitali, a livello del pene e in circa un’ora la procedura viene terminata e il paziente può tornare tranquillamente a casa. In casi più gravi, se il problema riguarda pazienti giovani con compromissione grave della qualità di vita, si può pensare ad un intervento chirurgico (oggi esistono anche tecniche mini-invasive). In conclusione un diabetico che lamenti DE, non deve trascurare il problema per la pur comprensibile ritrosia o pensando che sia irrisolvibile: oggi è possibile affrontarlo e collocarlo nella giusta dimensione clinica con l’aiuto degli specialisti di riferimento (urologi e diabetologi).

Danilo Centrella direttore della Struttura Complessa di Urologia Asl del Vco

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