Ieri... oggi, è già domani | 04 giugno 2022, 06:00

"cica da bagu" - (cicca di tabacco)

Un argomento che garba assai a Giusepèn riguarda il Lavoro. Poi, Giusepèn accosta al Lavoro un suo preciso convincimento:

"cica da bagu" - (cicca di tabacco)

Un argomento che garba assai a Giusepèn riguarda il Lavoro. Poi, Giusepèn accosta al Lavoro un suo preciso convincimento: la Buona Volontà, dentro la Creatività del Lavoro. Dice subito Giusepèn "lauà pulidu o lauà malamenti l'e stess prezi" (lavorare bene o lavorare male, costa uguale) ma, evidentemente, il risultato è diverso.

Vediamo dapprima il significato del titolo (cica da bagu) poi ne commentiamo gli effetti. La traduzione del "cica da bagu" è, letteralmente "cicca di tabacco" che in apparenza ha scarso significato. Giusepèn, tuttavia va oltre …. l'apparenza e ne spiega i motivi. Un tempo) facciamo dai primi del novecento - prima non saprei) era inveterata l'abitudine di carrettieri, contadini, muratori e di chi svolgeva un'attività "di fatica" di …. masticare il tabacco. Forse si usava anche il "tabacco da tiro", ma abitudinariamente si utilizzava il cosiddetto "sigaro toscano". Quindi, si tagliava il sigaro e lo si masticava sino a quando quel "pezzo di toscano" diventava poltiglia. Certo che a inghiottirla era sconsigliabile (qualcuno dallo stomaco forte, lo faceva - sic), quindi ecco l'operazione non certo da includere nel libro del …. galateo o quello del bon-ton ….. quella "poltiglia" la si sputava (non sempre nel "pezzòo") che poi hanno chiamato "fazzoletto". Per dire cosa? Che quella risultanza di masticazione di tabacco, valeva nulla. Era semplicemente qualcosa di inutile e di nessun valore.

Quindi, chi non ha Buona Volontà nel Lavoro …. chi non ha Creatività nel Lavoro …. chi lavora male …. chi svolge un'attività lavorativa solo per dovere, senza responsabilità era considerato una "cica da bagu" che riscuoteva il disdoro di chi giudicava e soprattutto non avrebbe mai fatto carriera. E …. l'espettorato davvero ha sempre fatto schifo …. riconosciamolo, suvvia!

Giusepèn giura che quel detto è rimasto in voga per tantissimo tempo. Poi è arrivata la "gomma americana", il cosiddetto "chewing-gum" e gli si è detto …. cicca …. semplicemente cicca che la si vede spesso nei luoghi più reconditi, anche in segno di maleducazione, di scarsissimo civismo e a volte anche di scherno e spesse volte "sputata" come facevano "lor signori" all'epoca della "cica da bagu". Come si evince, anche la maleducazione ha fatto "storia" e, con qualche variante Giusepèn asserisce che " 'n tempu … i libar i u mangèa a vaca" (un tempio i libri, li inghiottiva la mucca) e "mo a iin i egenti a uè legi non i libar o metàs in mustra par i so purcherii"(adesso, sono le persone a non volere leggere i libri o mettersi in evidenza per le loro porcherie). Come dar torto a Giusepèn?

Però, una infinitesimale correzione la fa, Giusepèn: "l'è vea non che i igenti i legian pu …. a rispampa di "ul Giusepèn" l'à va pulidu" (non è vero che le persone non leggono più …. la ristampa del libro dal titolo "ul Giusepèn" va nelle Librerie a gonfie vele) ed è la traduzione più … .lessicale … del "pulidu" che vuole significare anche BENE!

 

Gianluigi Marcora

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