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Calcio | 17 giugno 2022, 08:16

Turotti: «Bisogna essere contenti che ci sia la Pro Patria. C'è da sognare? No, da lavorare»

Il direttore sportivo: «Una settimana per l'allenatore. I giovani? Li abbiamo studiati tutto l'anno, la differenza è che tra aprile e maggio andavi a parlare con loro e non è stato possibile. Ma non cambia il nostro modo di fare le cose»

Sandro Turotti

Sandro Turotti

C'è la scelta dell'allenatore che chiama, «una settimana e la faccio», assicura il direttore sportivo della Pro Patria Sandro Turotti. Non è una scadenza scolpita nell'ansia, ci può volere qualche giorno in più, avvisa, ma certo la guida tecnica dei tigrotti è la priorità. Poi la ricerca dei giovani che quest'anno richiede ulteriori sforzi, visto il periodo in cui non si poteva passare alla fase di contatto con i talenti, per la ragione più semplice e terribile: non si sapeva se la Pro Patria ci sarebbe stata ancora.

Invece ora c'è, con il proprio stile che Turotti mette a fuoco così: «Siamo un po' diversi, noi». Vuole mettere a posto i tasselli, dopo il freno a mano tirato per forza di cose sulle decisioni nella tempesta societaria: con la ripresa di tutte le quote da parte di Patrizia Testa, ci si può finalmente concentrare su ciò che serve. Il nuovo mister, poiché Sala non può rimanere sulla panchina senza il patentino: è doloroso, dopo l'operazione travolgente di salvezza più playoff che aveva messo in atto con Le Noci. Restano i riferimenti, per la loro conoscenza della squadra, per ciò che hanno fatto e semplicemente per quello che non è slogan, bensì frase impressa nella Pro: siamo un po' diversi, appunto.

Il toto allenatore imperversa, anche con nomi girati lo scorso anno come Gilardino - che peraltro danno per corteggiato - sia dal Genoa sia dalla Juve per la Primavera - o altri nuovi, ma già poi di fatto piazzati su altre panchine o in procinto di occuparle.

La nuova Pro Patria sarà più che mai quella dei giovani: «Li abbiamo sempre osservati tutto l'anno, la differenza è che prima tra aprile e maggio andavi a sondare, studiare, parlare, adesso non abbiamo fatto niente di tutto questo. Siamo un po' indietro, ma recupereremo». Dai giovani a un ragazzino nell'anima. Capitan Colombo? È stata davvero la sua ultima danza, ultima stagione? «Gli parlerò nei prossimi giorni» risponde Turotti.

Le esperienze anche nuove da affrontare, come quel dover recuperare il terreno sui giovani, sono comunque compensate da una convinzione: «In questi anni in cui c'è stata la presidente, si sono sempre fatte le cose in un certo modo. Ecco, non cambiano rispetto a un anno fa. Penso che bisogna essere contenti che una società rischia di non iscriversi e poi c'è ancora una persona di Busto che la prende... perché penso che essere di Busto le abbia anche dato la forza di continuare». 

Potersi iscrivere, spazza via tutto. Attenzione, però, di fronte all'entusiasmo della gente: «Non c'è da sognare. C'è da lavorare».

Quel lavoro che è stato il mantra di Sala e dei tigrotti verso la salvezza, resta l'unica strategia che conti. Anche guardando alle recenti soddisfazioni maturate lontano da Busto, da Gatti in Nazionale - «un onore, siamo fieri» - a Javorcic al Venezia con sete di serie A - «gli ho mandato un grandissimo in bocca al lupo». 

Sui fine prestito, le voci si susseguono, come un Caprile ricercato dalla B, forse dallo stesso Frosinone (ormai ex) di Gatti o Pierozzi in partenza per Perugia, anche se la Fiorentina a Moena lo studia per capire se invece tenerlo con sé.

E poi un lampo nella sera: Vezzoni potrebbe in realtà tornare dall'Inter in casa Pro Patria, sempre in prestito, sussurrava ieri TuttoC. Una possibilità che non spiacerebbe ai tifosi: hanno avuto poco tempo per applaudire l'estro del tigrotto, ma le sue performance hanno poi deliziato.

Una cosa per volta, però: ora il mister.  Partire con il piede giusto, visto che si è già avuta la benedizione di poter riprendere a camminare. Le tribolazioni che si è trovata ad affrontare una Triestina che solo poche settimane fa ci batteva ai playoff e sognava ancora un po', sono un triste monito. E solo uno degli esempi di un calcio in difficoltà.

Marilena Lualdi


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