Ieri... oggi, è già domani | 21 giugno 2022, 06:00

"ne buntò e ne caitò"... ne bontà e ne carità

Il titolo somiglia a un Aforisma: "ne buntò e ne caitò" e racchiude in sé, non solo un "messaggio" ma pure una constatazione

"ne buntò e ne caitò"... ne bontà e ne carità

Il titolo somiglia a un Aforisma: "ne buntò e ne caitò" e racchiude in sé, non solo un "messaggio" ma pure una constatazione. Giusepèn se la ride, ma quando mi fa ricordare quel detto, l'ho visto ilare oltre ogni dire. E mi spiega subito il motivo. Passava sotto il nostro sguardo una gentile signora; suppergiù sulla quarantina e si pavoneggiava per farsi notare. Infatti, l'abbiamo notata. Tuttavia, senza dare giudizi di come la signora era "presentabile" abbiamo discusso senza malizia in merito al bon-ton, ma pure analizzando taluni aspetti visivi che rasentano il comico.

Orsù: cominciamo dalla traduzione. "ne bontà e ne carità" si rivolge sia all'aspetto fisico di "madame" sia al rispetto che ciascun individuo deve avere nei confronti degli altri. La "bontà" è riservata al decoro, all'accostamento di ciò che ci si indossa, al buon gusto, pure, considerando che gli occhi degli altri (e non solo i nostri) sono fatti per vedere. La "carità" (qui non la citiamo quale virtù teologale - e nemmeno quale atteggiamento psicologico - neppure, carità quale beneficienza, elemosina) è citata qui, quale effetto di cortesia, affetto bonario, discrezionalità che ogni persona deve provvedere ad avere, a tenerne conto, per rispetto a tutte le Persone che formano la Società.

Ebbene, una persona come quella che ci è scivolata sotto lo sguardo, che abbiamo "accompagnato" con lo sguardo sino a quando la stessa ha …. voltato l'angolo, da una parte faceva ridere; dall'altra ci ha fatto specie. A parte il volto "distrutto" dal make-up sproporzionato oltre ogni dire - a parte il rossetto che allungava e allargava le labbra facendole diventare una fornace - a parte la blusa sporca e unta che indossava sopra un paio di pantaloni che non ci azzeccavano con la blusa - a parte il tacco rotto di una scarpa che evidenziava la camminata claudicante  - a parte l'espressione arcigna che la poneva contro il mondo intero - a parte la scollatura "blasfema" che dava risalto al "vedo" e non al "vedo e non vedo" …. la signora (è un eufemismo, visto l'andatura sciatta e aggressiva dei suoi passi) si distingueva di come NON ci si deve presentare in pubblico.

Attenuanti? Ne avremmo potuto trovare molti; dal suo stato d'animo, dalla sua improvvisa collera col mondo; da un evento negativo; da una circostanza inappropriata. E altre ancora. Ma, come sentenzia Giusepèn, "candu se netu non, a te ghe tortu" (quando non sei pulito -lavato- hai sempre torto. Il detto tuttavia, spazia pure sull'aspetto esteriore della Persona e ogni Donna, un pizzico di "civetteria" ce lo mette. Costei, NO! per niente e Giusepèn tira in ballo un altro vecchio detto che chiarisce la situazione. Dice, "se 'l diaul ma l'à metti dontar in dul leciu, ma giru da chelola parti" (se il diavolo me la fa trovare nel letto, mi giro dall'altra parte). Insomma, per dirla tutta, la signora (sic - eufemismo) è anti-tentazione e, senza essere volgari "faceva senso al c…avolo".  Giusepèn deglutisce, ma entrambi abbiamo avuto bisogno d'un sorso di Nocino. Non più d'un sorso, ma quanto ci vuole per farci passare lo spavento (in Dialetto, "stremizzi").

Gianluigi Marcora

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